Renzi trascina l’Italia in campagna elettorale

Sotto l’ombrellone gli italiani si troveranno una campagna elettorale in pieno svolgimento. La pausa agostana annunciata dal big del Partito Democratico, Matteo Renzi, è solo fumo negli occhi per gli avversari. Altro che riposo per ritemprare le forze! Il giovanotto di Rignano sull’Arno è in piena attività. Con il pretesto di promuovere la sua recente fatica letteraria - “Avanti” pare che sia un successo editoriale - saltabecca da una presentazione all’altra, da una sagra di paese all’altra, da una festa de “L’Unità” all’altra. La scusa è il libro, la verità è la fretta di riprendersi Palazzo Chigi. Fanno male i suoi competitori a sottovalutarne la fame di potere. La bulimia renziana rende la data del voto un’incognita. Non vi è alcuna certezza che questa legislatura giunga alla sua scadenza naturale nella prossima primavera. La possibilità di un improvviso precipitare del quadro politico è tutt’altro che tramontata. Certo, le forze politiche in campo sembrerebbero rassegnate a restare in stand-by ancora per molti mesi. Tutte, tranne una. Anzi, tranne uno.

È lui, Matteo Renzi, che non ci sta a gettare la spugna sulle elezioni anticipate. D’altro canto, cui prodest il voto in autunno? Renzi è perfettamente consapevole del rischio che corre la sua smania di riscatto ogni giorno in più che il Governo Gentiloni sopravvive a se stesso. Più passa il tempo e più la gente si scorda del “rottamatore” che gioca a fare Napoleone. Paolo Gentiloni, il flemmatico patrizio romano a cui è ignota l’arguzia caciarona del marchese del Grillo, inizia a piacere a molti. Soprattutto a quelli che contano. Piace il rigore da monaco benedettino di Marco Minniti il cui profilo asciutto, filiforme, sembra venuto fuori da un romanzo di Umberto Eco. Piace il ministro Carlo Calenda, pragmatico, composto, misurato: chi l’avrebbe detto di quel ragazzino che recitava nello sceneggiato televisivo “Cuore”, diretto da suo nonno Luigi Comencini? Ebbene, tutti costoro sono renziani “derenzizzati”, come il cacciucco vegano.

E poi, dietro il chiasso arrembante dei Cinque Stelle, che non lo preoccupa per niente, il giovanotto di Rignano sull’Arno vede stagliarsi sempre più netta la sagoma del suo incubo peggiore. Non si tratta della comicità biliosa di Beppe Grillo e neppure della rude crudezza dell’altro Matteo, l’ex barbaro sognante. Ciò che di più lo spaventa è il grande vecchio, l’uomo dalle sette vite: Silvio Berlusconi. Il “Cavaliere” è tornato e reclama il suo spazio. Berlusconi è la mucca in corridoio dell’anatema di Pierluigi Bersani. Il centrodestra che ritrova il suo leader naturale è potenzialmente vincente. Ciò che potrebbe suggellarne il trionfo definitivo è la decisione della Corte europea dei Diritti dell’Uomo di restituirgli quell’agibilità politica che gli è stata sottratta nel 2013 da una maggioranza parlamentare infingarda. Questo potrebbe accadere il prossimo novembre. Una sentenza favorevole riporterebbe il vecchio leone di Arcore sugli scudi. E una campagna elettorale giocata sul refrain “Silvio Berlusconi presidente” farebbe salire alle stelle lo share del centrodestra. Allora, perché aspettare che il nemico più insidioso si riorganizzi per soffiargli l’agognata poltrona presidenziale?

La “mucca (berlusconiana) in corridoio” non se ne sta buona e tranquilla ma continua a fare avanti e indietro per il pianerottolo. Parla con tutti per riscrivere la legge elettorale. È in linea con i piddini Andrea Orlando e Dario Franceschini che vorrebbero il premio di coalizione. Gioca al Monopoli con i centristi di ritorno a destra dopo la parentesi “sinistra”, immaginando per loro spazi entro i quali includerli senza turbare i sonni degli alleati storici. E si diverte a punzecchiare un terrorizzato Angelino Alfano, come farebbe un gatto con un gomitolo di lana. I Cinque Stelle sono un bluff. Nessuno crede seriamente che gli italiani siano tanto pazzi da mettersi nelle mani di un Luigi Di Maio qualunque, quello che... Pinochet stava in Venezuela. Ogni giorno che passa è un giorno in meno che separa il redivivo Berlusconi da un ritorno trionfale sulla scena politica e istituzionale. Questo è il pericolo che Renzi vorrebbe scongiurare con qualsiasi mezzo. Come, ad esempio, rientrare dalle finte ferie e mettere una buccia di banana sulla strada parlamentare del Governo Gentiloni. È un’idea assurda? Può darsi. Ma, come si dice a Wall Street, “stamo in campana”.