Olanda: il tulipano in nero

In questo difficile frangente storico-economico, stiamo subendo una crescita ingiustificata dei costi delle risorse energetiche a cominciare dal gas e dall’energia elettrica e come scusante si adduce il fatto che questi aumenti sono causati dal conflitto in Ucraina, ma con una più approfondita indagine si scopre che in realtà l’incremento dei prezzi dipende da logiche di speculazioni finanziarie. Invero, il mercato di riferimento per lo scambio del gas in Europa è quello virtuale del Ttf (Title Transfer Facility), con sede in Olanda ed è proprio in questo contesto finanziario che il prezzo del gas lievita in modo spropositato senza una vera giustificazione. Inoltre è importante sottolineare che nonostante ciò, l’Olanda, si dimostra intransigente e rigorosa nei confronti dell’Italia e della sua politica economica e di bilancio, al punto da ostacolare ogni aiuto e atto solidaristico europeo nei nostri confronti, ma l’Olanda per quanto si mostri virtuosa, in realtà ha molto da farsi perdonare.

Infatti, l’Olanda, possiede un surplus di bilancio in crescita da diversi anni, secondo quanto si evince anche da un’analisi della Tax Justice Network, ogni anno sottrae imposte del valore di 10 miliardi di dollari agli altri partner europei. La commissione di esperti fiscali della Tax Justice Network ha redatto la classifica annuale delle maggiori giurisdizioni segrete nel mondo, in cui proprio la sedicente virtuosa Olanda risulta un sorta di paradiso fiscale che alla stessa Italia reca una danno di oltre 1,5 miliardi di dollari di mancati introiti fiscali e alla Francia di 2,7 miliardi di dollari, invece alla Spagna determina la perdita di quasi 1 miliardo di dollari e alla locomotiva europea Germania oltre 1,5 miliardi di dollari come per l’Italia.

Questo calcolo, sopra riportato, riguarda ovviamente solo le perdite provocate dallo spostamento di utili delle multinazionali americane verso l’Olanda, in cui l’aliquota effettiva sulle società può arrivare fino ad un minimo del 4,6 per cento e quindi non considera le multinazionali delle altre nazioni. La bipolarità olandese, che da un lato rivendica il rigore all’interno dell’Unione europea e poi applica una politica fiscale a dir poco “non ortodossa”, manifestando tutta la sua tolleranza su operazioni fiscali oscure, evidenzia una malafede di fondo che deteriora e rischia di compromettere definitivamente le fondamenta dell’Unione europea. La verità è che il virtuosismo del bilancio olandese è falsato dalle occulte operazioni fiscali che vengono compiute all’interno del palazzo di vetro, al numero civico 200 della famosa piazza di Amsterdam, Prins Bernhardplein, dove si concretizza il paradiso fiscale, tramite le 2.499 società che all’interno di questo palazzo hanno la propria sede, ma che in realtà esistono solamente sulla carta, permettendo così all’Olanda di sfoggiare i suoi virtuosi numeri da prima della classe in Europa.

Da questo modus operandi dell’Olanda si generano i grandi successi economici nazionali, come ad esempio la diminuzione del debito pubblico che nel 2019 è sceso fino al 48,6 per cento del Pil ed il bilancio nazionale che è arrivato ad un surplus di 14,1 miliardi di euro, ossia di 1,7 per cento del Pil, raggiungendo i 3,5 miliardi in più del 2018. Questa iniqua bipolarità olandese ha permesso all’Olanda di incassare più di quanto spende, raggiungendo i 34 miliardi di euro nell’avanzo di bilancio cumulato negli ultimi quattro anni. Il numero più eclatante in tutta questa storia è quello che emerge dalle operazioni compiute dalle 15mila società fantasma che hanno la sede all’interno del suddetto palazzo, le quali hanno spostato una ricchezze per 4.500 miliardi di euro, corrispondente a quasi sei volte il Pil olandese e due volte e mezzo quello italiano.

Le 15mila società fantasma, insieme alle 25mila multinazionali presenti in Olanda, generano un gigantesco giro d’affari, come la presenza di migliaia di studi legali con 17.500 avvocati e 2.800 praticanti, 170 società fiduciarie, 786 banche, 1.238 società assicurative e 92 di riassicurazioni, 850 fusioni e acquisizioni del valore di 80 miliardi di euro nel 2019, oltre al fatto che hanno incrementato il turismo e i movimenti degli uomini di affari in Olanda, che hanno portato nelle casse degli Olandesi un’entrata di 17 miliardi di euro e si sono sviluppate società di consulenza e di gestione, università. La ricchezza dell’Olanda si basa proprio sulle multinazionali che generano il 40 per cento dell’occupazione e l’80 per cento del commercio verso l’estero, i 2/3 del fatturato privato e il 40 per cento della produzione economica totale.

La Banca centrale dell’Olanda ha valutato che solo nel 2019 sono entrati circa 4.554 miliardi di capitali e sono usciti 5.561 miliardi di euro di investimenti di società domiciliate in Olanda verso altri Paesi, questi dati evidenziano quanto siano elevati i numeri di investimenti, soprattutto se li paragoniamo a quelli italiani, che invece hanno raggiunto i 373 miliardi di euro per quanto riguarda i capitali in entrata e i 484 miliardi di euro per quanto riguarda i capitali in uscita. Quindi l’Olanda è diventato un centro di attrazione di investimenti diretti, tanto da raggiungere un valore che va da 5,4 e 6,6 volte il proprio Pil.

I dati della Banca centrale olandese riportano che gli investimenti, sia il 54,4 per cento di quelli esteri che partono dall’Olanda verso l’estero, del valore di 3.047 miliardi di euro e sia il 60,7 per cento di quelli che provengono dall’estero verso i Paesi Bassi, del valore di 2.767, sono compiuti da determinate società, denominate Spe, acronimo di Dutch Special Purpose Entities, le quali vengono anche chiamate Special Financial Institutions e sono proprio quelle 15mila società fantasma con la sede ad Amsterdam, presso il palazzo di Prins Bernhardplein, al numero civico 200. Secondo uno studio realizzato dal Cpb, ossia l’Ufficio per le analisi di politica economica del ministero degli Affari economici dell’Olanda, rivela che l’Olanda non ha imposto finora alcuna ritenuta d’acconto sulle royalties e di conseguenza ciò ha trasformato l’Olanda in un importante centro di passaggio di capitali, alquanto strategico, non a caso il 60 per cento delle royalties che transita per l’Olanda proviene dal paradiso fiscale delle Bermuda….

In conclusione, da questo studio ufficiale si evince che i capitali provenienti dai paradisi fiscali passano per l’Olanda per poi riapprodare in altri paradisi fiscali, come le rinomate isole Cayman, Singapore, Emirati Arabi, Porto Rico ed i veri beneficiari di questi capitali sono quasi sempre le società statunitensi e britanniche. Finché non si farà chiarezza, facendo emergere la trasparenza sulle politiche fiscali dei Paesi membri, avremo sempre reconditi e loschi interessi che ostacoleranno le riunioni dell’Eurogruppo e di tutte le istituzioni europee, prolungando in modo lacerante il tempo che serve per decidere su misure vitali per la sopravvivenza dell’Unione europea e dei milioni dei suoi cittadini, come avviene attualmente con l’emergenza dovuta agli aumenti delle risorse energetiche.

L’aspetto più vergognoso e ingiustificabile è dovuto al fatto che sono proprio le nazioni come l’Olanda ad ostacolare l’applicazione di misure urgenti per salvaguardare il benessere e la sopravvivenza della stessa Unione europea, danneggiano ulteriormente quei Paesi europei economicamente più fragili, i cui cittadini non hanno alcuna colpa se non quella di essere vittime di una speculazione finanziaria in atto.