Ad agosto sale la fiducia dei consumatori ma non delle imprese

Un incremento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori ad agosto (da 94,8 a 98,3), che così torna a risalire dopo due mesi consecutivi di calo, posizionandosi così sullo stesso livello dello scorso giugno. Di contro, l’indice di fiducia delle imprese cala – da 110,7 a 109,4 – scendendo per il secondo mese consecutivo.

Questa la fotografia scattata dall’Istat. Secondo le imprese, in base ai rivelamenti dell’Istituto nazionale di statistica, la fiducia è in peggioramento nell’industria (indice in discesa nel manifatturiero e nelle costruzioni, rispettivamente da 106,4 a 104,3 e da 164,4 a 155,8) e nei servizi di mercato (da 103,9 a 103,3). Bene il commercio al dettaglio (da 108,5 a 113,5).

Osservando le varie voci dell’indice di fiducia dei consumatori, l’Istat segnala un aumento di tutte le variabili, con l’eccezione dei giudizi sulla situazione economica familiare e di quelli inerenti alla possibilità di risparmiare in futuro che rimangono stabili rispetto al mese scorso.

I numeri dell’Istat non passano inosservati. Per il Codacons, l’aumento della fiducia dei consumatori ad agosto “è una mera illusione ottica determinata dall’effetto vacanze estive. Le ferie estive e le partenze degli italiani per i luoghi di villeggiatura hanno avuto un impatto positivo sul clima di fiducia delle famiglie, ma si tratta di un fuoco di paglia destinato a spegnersi velocemente – sostiene il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – al ritorno dalle vacanze gli italiani dovranno fare i conti con i rialzi dei prezzi al dettaglio, col caro-scuola e con gli abnormi aumenti dell’energia che faranno scattare ad ottobre nuovi aumenti delle bollette di luce e gas. Un quadro che inciderà sulle aspettative e sulla fiducia di famiglie e imprese, destinati ad un sensibile peggioramento nei mesi autunnali”.

Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, la crescita della fiducia dei consumatori ad agosto “è solo un rimbalzo tecnico dopo il crollo che si era registrato a luglio per via dell’effetto Draghi e della caduta del suo Governo. Insomma, un miraggio destinato presto a svanire”. Allo stesso tempo, l’ufficio studi di Confcommercio sottolinea che i dati “seppure di non semplice e univoca interpretazione, sono il segnale di come il nostro sistema economico continui a mostrare un’inaspettata capacità di reazione ai molteplici e gravi fattori di criticità. Le famiglie non evidenziano ancora particolari stress da eccesso di inflazione. Ciò non toglie – vanno avanti – che dopo la fine dei saldi e della stagione turistica verranno al pettine i nodi sulle perdite di potere d’acquisto di redditi e ricchezza liquida, con compressione della spesa e del Pil nella parte finale dell’anno. Tuttavia, alla luce della complessiva tenuta della fiducia, il fenomeno potrebbe avere dimensioni meno negative di quanto temuto”.

A chiudere il cerchio, le parole di Confesercenti: “Il caro energia pesa sulla fiducia delle imprese che iniziano a manifestare forti dubbi sulla capacità di gestione economica delle attività: con la situazione attuale, infatti, sono previsti aumenti fino al 140 per cento dei costi energetici per i prossimi 12 mesi. Per le imprese

– termina – lo shock è già arrivato. I continui rialzi del gas, l’inflazione e l’incertezza sul futuro prossimo stanno mettendo a rischio l’esistenza di oltre 90mila attività. Il Governo deve intervenire subito, con ulteriori misure mirate al massimo sostegno delle attività economiche e dei loro bilanci, a partire dall'estensione anche alle piccole imprese del credito d'imposta per l’energia elettrica, aumentando le percentuali di credito d’imposta almeno fino al doppio (da 15 a 30 e da 25 a 50 per il gas) e prorogando gli interventi almeno fino al 31 dicembre 2022. Non c’è altro tempo da perdere, si rischia il collasso economico”.