Il mercato del grano dopo l’emergenza sanitaria

La recente iniziativa del Mercato di campagna amica di Ravenna ha nuovamente posto l’importanza sull’approccio culturale e sociale del frumento, la valorizzazione del grano, della storia che vi è dietro i contadini che lo coltivano e le tradizioni che accompagnano da secoli la semina e la raccolta. L’evento di Ravenna ha raccontato la filiera del grano, il cereale protagonista della gastronomia del territorio locale e di quello nazionale. Durante l’iniziativa vi è stata anche un’esposizione di farine da grani antichi che sono stati salvati dagli agricoltori, una tendenza che continua a diffondersi in tutta Italia anche per contrastare gli andamenti speculativi legati alla vendita del grano e del frumento. La metà di giugno del 2021 presenta in Italia una consueta condizione di scarsità di quotazioni, a causa della mietitura in corso.

Nelle ultime settimane, il grano duro fino di produzione nazionale all’ingrosso risulta quotato solo alla Borsa merci di Bologna, in aumento di 2 euro alla tonnellata. “Le battute conclusive della campagna 2020/2021 hanno confermato nel mercato del grano duro la fase di stabilità già in atto da inizio anno. Le variazioni nei listini delle Borse merci sono state limitate, con il prezzo del grano duro fino nazionale che è rimasto attestato sui 290 euro alla tonnellata, praticamente invariato su base mensile (+0,6 per cento)”. Il riferimento è all’andamento più recente del Fixing indicativo nazionale camerale, una media ponderata dei prezzi del grano duro fino nelle Borse merci italiane messo a punto dall’Ufficio studi di Borsa merci telematica italiana - Bmti. Le continue analisi sul prodotto dal punto di vista specificamente commerciale e le previsioni produttive di questo 2021 sembra ribadire quanto già analizzato da Bmti: “con le operazioni di trebbiatura del nuovo raccolto di fatto avviate, le stime mensili dell’International grains council hanno tagliato per l’Italia la produzione 2021 di circa 200mila tonnellate, portandola dai 4,4 milioni di aprile ai 4,2 milioni di maggio. Si registrerebbe dunque un calo del 9,2 per cento rispetto allo scorso anno”.

Analisi che meritano di essere sviscerate e dettagliate anche in rapporto all’impatto geopolitico e alle visioni dei Paesi in via di sviluppo. Recentemente, la Fao ha rintoccato la campanella d’allarme, definendo il rally attuale dei prezzi molto pericoloso per i Paesi poveri importatori netti. La “bolletta alimentare” globale data dai costi delle importazioni, inclusi i costi di trasporto via mare, dovrebbe raggiungere il valore record assoluto di 1.715 miliardi di dollari nel corso dell’anno. L’emergenza sanitaria e la successiva ripresa economica degli ultimi mesi ha scatenato il raddoppiamento degli ordini di grano da parte dei principali importatori come Egitto, Indonesia, Turchia e sempre più spesso si registra l’implementazione di una policy prudenziale influenzata dalle attuali condizioni economiche e climatiche.

Diversi Paesi emergenti stanno lavorando alla costituzione di vere e proprie scorte alimentari strategiche, in analogia con quanto accaduto dopo le crisi petrolifere globali della nostra recente storia contemporanea. Altro fattore oggetto di osservazione da parte degli analisti economici è quello climatico. In alcuni Paesi, l’attuale situazione climatica sta contribuendo al razionamento dell’offerta di commodities alimentari, in special modo di grano. La siccità ha colpito i raccolti in tutto il mondo, specialmente nel Sud America, più esposto al rischio climatico. Tornano in vigore gli elementi di analisi geopolitica e, in rapporto alla nostra regione geografica, l’importanza di intraprendere un percorso mediterraneo di approccio al grano che sviluppi non solo focus commerciali ma anche sostenibilità climatica, sociale, economica e valorizzazione dei territori.

Nella sponda Sud del Mediterraneo, lo sviluppo di prodotti alimentari ad alto valore aggiunto, partendo dal grano arricchito di composti bioattivi attraverso sistemi sostenibili di fertilizzazione, può incidere sul processo di produzione e trasformazione, per massimizzare l’estrazione di tali composti bioattivi ed aumentare le caratteristiche nutraceutiche lungo tutta la filiera. Ascoltare i racconti della semina dalla voce degli anziani contadini, riuscire a conciliare innovazione con tradizione, valorizzare le produzioni locali, incentivare l’occupazione nei territori di appartenenza sono tutte caratteristiche che potrebbero generare una “Rivoluzione alimentare del frumento” che sappia creare un circuito virtuoso all’interno del Mediterraneo. Una linea di pensiero e di azione intrapresa già da qualche anno da Gi.&Me. Association, presieduta dall’ingegnere Franz Martinelli, che sta facendo della valorizzazione della filiera territoriale del grano una missione per la rinascita economica del Mediterraneo.

Un progetto dell’associazione già avviato in Tunisia ha permesso di comprendere l’importanza dei processi produttivi e di organizzazione aziendale coinvolgendo ed istruendo i protagonisti dell’intera filiera del grano. Il grano locale può essere indicato come il vero attore protagonista della Dieta Mediterranea, quello che deve fornire almeno la metà delle calorie da assumere giornalmente per coprire il nostro fabbisogno energetico. Pilastri della nostra alimentazione, ma anche della nostra cultura, che se adeguatamente valorizzati e innovati possono innescare cambiamenti epocali per le prospettive lavorative dei giovani del Mediterraneo, rispettando i punti dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dando nuovo vigore all’idea di azienda agricola 4.0, innovativa, sostenibile e pronta ad affrontare le sfide dei mercati internazionali.