Il Recovery plan e le applicazioni dell’idrogeno

In natura, l’idrogeno non è presente in forma libera, ma può essere generato attraverso un utilizzo scientifico e sofisticati processi tecnologici. Attualmente si ricava principalmente per usi industriali a partire dal gas naturale ricorrendo a un processo di conversione termochimica, che produce anidride carbonica. Per il prossimo decennio, il Governo prevede l’applicazione dell’idrogeno nel settore dei trasporti, in particolare i trasporti pesanti, si pensi alle opportunità di riscrivere il settore dell’autotrasporto su gomma, nelle ferrovie e nell’industria, in quei segmenti in cui l’idrogeno è già impiegato come materia prima, ad esempio nel settore della chimica e nella raffinazione petrolifera.

La miscelazione dell’idrogeno nella rete gas può essere impiegata per anticipare e stimolare la crescita del mercato dell’idrogeno. Le “hydrogen valleys”, ecosistemi che includono sia la produzione che il consumo di idrogeno, potranno fornire aree per la diffusione dell’idrogeno entro il 2030, portando a una possibile applicazione dell’idrogeno in altri settori. Sono previsti alcuni progetti pilota su piccola scala anche nel trasporto pubblico locale, nella metanazione biologica o nei siti di siderurgia secondaria.

Per soddisfare una domanda di idrogeno di circa il 2 per cento entro il 2030, dovranno essere identificate le condizioni più favorevoli ad assicurare la fattibilità della produzione e un basso costo della materia prima. L’energia elettrica rinnovabile potrebbe essere generata in aree con un’alta disponibilità di risorse naturali e l’energia elettrica trasportata attraverso la rete elettrica al punto di consumo dove è poi convertita in idrogeno mediante elettrolisi. Il maggiore vantaggio di una produzione totalmente in loco è l’assenza di trasporto sia per l’idrogeno che per l’energia elettrica. Tuttavia, produrre idrogeno a sufficienza attraverso fonti rinnovabili in loco potrebbe non essere tecnicamente possibile a causa di vincoli di spazio, richiedendo un bilanciamento in loco tra offerta e domanda. Un settore che necessita di ulteriori finanziamenti, innovazione e ricerca scientifica. Lo strumento cardine per sostenere gli investimenti è il Recovery plan italiano.

Le applicazioni dell’idrogeno potrebbero trovare insieme ad altre tecnologie un concerto processo di decarbonizzazione, grazie al contributo che l’idrogeno può fornire sia agli obiettivi di riduzione delle emissioni, sia allo stimolo dell’innovazione a cui può dare il via. Nonostante le tecnologie per spingere sull’elettrificazione ci siano, le grandi aziende energetiche dispongono di una quantità di gas naturale e metano a cui non sono disposte a rinunciare facilmente. Pertanto, spingono in direzione dell’idrogeno blu, ottenuto dal metano, che in realtà è definito da numerosi analisti energetici idrogeno grigio, perché sono ancora molto limitate le capacità di mettere nel sottosuolo l’anidride carbonica.

Invece, per produrre idrogeno verde si utilizzano degli elettrolizzatori, cioè le macchine che prendono energia elettrica prodotta da fotovoltaico, eolico, geotermico, idroelettrico e producono idrogeno dall’acqua, tramite elettrolisi. Non sussiste carbonio e quindi non vi è produzione di gas inquinante. Questa è tra le direzioni verso le quali si sta puntando, senza dimenticare l’importanza del fattore della logistica. Quasi tutto l’idrogeno prodotto nel mondo viene utilizzato in loco, proprio perché il trasporto dell’idrogeno risulta particolarmente problematico.