Il Gran Reset 2020-2025: fine della libera iniziativa umana

Sgombriamo il campo da dubbi ed illazioni, dicendo subito che non c’è prova o documentazione storica che dimostri i “Gran Reset” operati dal potere prima della seconda metà del 1800. Si può solo sospettare che certe operazioni finanziarie abbiano favorito la Rivoluzione francese ancor prima quella americana ed inglese: ma ascriviamo tutti i precedenti al rango di complotti ben riusciti. Invece i Gran Reset sono frutto di strategie globali, che non hanno riguardato un singolo stato seppur con implicazioni in macro-aree, ma hanno mutato la storia dell’intera umanità perché frutto di accordi tra i rappresentati mondiali del potere. Ergo si può parlare dell’esistenza dei “Gran Reset” solo dopo il trattato di Nanchino (e i vari trattati di Tientsin) ovvero dopo la Guerra dell’Oppio, e perché dopo quelle circostanze la storiografia parla di coinvolgimento e vittoria delle cosiddette “potenze occidentali”. Quest’ultima definizione sbuca nel 1860, nel dopo seconda Guerra dell’Oppio, ed accompagna la storia politica mondiale sino ai nostri giorni. Gran Reset è certamente stata la Prima guerra mondiale, che ha definito il tramonto degli Imperi centrali, e con loro della Mitteleuropa. Gran Reset l’aver finanziato la rivoluzione di Lenin, l’ascesa di Adolf Hitler, la Seconda guerra mondiale e poi la Guerra Fredda. Gran Reset economico è stato il consumismo decollato dopo il 1950, che ha poi permesso di dividere strategicamente in Pianeta in primo mondo (Occidente europeo, Usa, Australia e Canada), secondo mondo (paesi filosovietici e parte del Sud America), terzo mondo (Nord Africa, Cina e parte del Sud America) e per finire il quarto mondo (quello dei paesi endemicamente ed irreversibilmente poveri). Nel 1970 ennesimo Gran Reset, e perché gli Usa non potevano accettare la supremazia energetica araba.

Oggi per i potenti della terra è giunto il momento del Gran Reset demografico ed ambientale. Ovvero determinare l’inversione di rotta sulla crescita demografica. Perché un reset possa funzionare necessita bloccare l’economia, la circolazione della moneta. In questo gioco s’è rivelata provvidenziale la pandemia che, saltata fuori dal nulla, come le pestilenze del passato, non ha però garantito un forte decremento demografico. Ma ha permesso ai governi degli Stati d’avviare le politiche restrittive auspicate dal Gran Reset, ovvero blocco delle economie che sfuggono alla regia delle multinazionali, blocco del cosmopolitismo (quindi dei viaggi di piacere e d’affari) di coloro non sono parte attiva del progetto di reset, blocco di ogni ascensore sociale, avvio delle economie circolari con tramonto della vendita al dettaglio di abbigliamento ed oggetti di moda (morte del consumismo occidentale), avvio d’una politica di licenziamento umano e d’assunzione dei robot, smartworking per illicenziabili ed indispensabili, smaterializzazione della moneta (varo massivo di moneta elettronica e virtuale), tramonto della cultura di socializzazione di massa (locali, ristoranti, feste, discoteche, conferenze), controllo di polizia sulla circolazione di idee e progetti politici attraverso i social media. Questa situazione ovviamente non viene subito imposta alle masse, ma accompagnata da una campagna d’occulta persuasione a cui collabora Papa Francesco che elogia la povertà come stato d’estasi che permette all’uomo d’elevarsi liberandosi d’ogni bene materiale, o dal volto televisivo di Filippa Lagerback che spiega come una sorta di povertà sostenibile salverebbe la terra rendendoci tutti ecocompatibili. Ovviamente si tratta d’una politica fatta di bastoni e carote. Perché i ligi alti burocrati chiedono a gran voce che, comunque, ai danneggiati da pandemia e blocco delle economie vengano recapitate le cartelle esattoriali, i pignoramenti, i sequestri, gli espropri. Quindi, al volto suadente e bonario di Filippa Lagerback viene abbinata l’azione alla Torquemada dell’alta burocrazia, insomma di tutti quegli estimatori di Marco Travaglio che vorrebbero vedere gli italiani (non dipendenti pubblici) in mutande, senza più casa e con risparmi azzerati.

E perché il messaggio diventi credibile, plausibile, i media hanno iniziato a dimostrare con esempi concreti che milioni di cittadini sono felici di dormire in alloggi di fortuna e d’usufruire dei servizi della Caritas. È gente libera, che non riceve più cartelle esattoriali, che può cestinare rapporti umani e vincoli, che non possiede più auto o casa e non ha più l’incubo di spese e costi, obblighi ed impegni. Una sorta di massa umana felice, povera e deresponsabilizzata che aspetta solo di passare a miglior vita, cosciente che meno si è sulla terra e più il pianeta (l’ambiente) gode di buona salute. Perché tutto questo sia indolore, la comunicazione di massa inizia a bollare come poco evoluti gli uomini che guardano e desiderano le donne, o che scelgono d’acquistare auto sportive a benzina, che vestono in modo elegantemente tradizionale, o che progettano una vacanza tradizionale in luogo elegante e con bei ristoranti: a questo modello antepongono il barbone che parte con sacco a pelo a piedi o in bici per le aree povere del pianeta, nutrendosi di vermi ed erbe o di ciò che trova (anche avanzi), naturalmente un uomo che ha archiviato il sesso o, se proprio deve, è ormai passato ad altre sponde. La povertà assurge a qualcosa di bello, di moda, di figo. E tutto appare una enorme recita, come ebbe a far notare allo scrivente una donna del bel mondo “per stare in società necessita adeguarsi ad una raffinata ipocrisia da salotto”. Allora, se la povertà è bella e salverà la Terra, se il “Gran Reset” ora non vuole crescita ed espansione ma morte dell’intraprendenza umana, come potranno i rappresentati del potere non annoiarsi in un mondo senza diversità, arte e creatività umana? Cosa effettivamente vogliono da noi i vari Elon Musk, Ray Dalio (fondatore di Bridgewater, il primo hedge fund mondiale), Bill Gates, George Soros, Jeff Bezos, Richard Branson (fondatore del gruppo Virgin), Hilary Clinton,Vittorio Colao? Cosa vogliono queste persone e, soprattutto, perché il genere umano è per certi versi ostacolo ai loro obiettivi? Diamo ormai per assodato che per gli uomini potenti della Terra il principale fattore d’inquinamento sarebbe quello antropico. Ovvero la Terra deve all’uomo il suo inquinamento, anche solo perché lo popola. Qui scuole e dottrine si dividono pure. Infatti, per la fazione dei Gates (con lui i Rothschild di The Economist ed i Rockefeller) necessiterebbe auspicare un decremento dell’umanità, mentre per i ricchi legati ad Elon Musk basterebbe guardare all’opportunità d’altri pianeti in grado d’ospitare la colonizzazione umana. Ovvero l’opportunità dell’esplorazione spaziale, che vede in Elon Musk il più importante sponsor privato: è fondatore, amministratore delegato e Cto (direttore tecnico) di “Space exploration technologies corporation” (SpaceX), co-fondatore e Ceo e product architect di Tesla e co-fondatore e Ceo di Neuralink. Inoltre, Musk è presidente di SolarCity, fondatore di The Boring Company e co-fondatore di PayPal e OpenAI. È Musk che ha proposto un sistema di trasporto super veloce conosciuto come Hyperloop: il teletrasporto è tra le opportunità che lui vorrebbe offrire in futuro a chi volesse abbandonare la Terra.

D’avviso leggermente differente Richard Branson, che vorrebbe l’uomo limitasse la propria procreazione ed allungasse la propria vita in città sommerse dai mari: non a caso sponsorizzava (prima della pandemia) la costruzione d’un ristorante sottomarino nella baia di Portofino. Il raggiungimento di questi obiettivi dei potenti visionari incontra però ostacoli, dovuti al pulviscolo lavorativo, economico e monetario dei popoli. Ecco che queste nuove aristocrazie di censo finanziario-tecnologico, seppur con vari distinguo sulle metodiche, hanno riconosciuto ad Hilary Clinton il ruolo di sintesi politica. Ovvero il segretario di questo partito mondiale del potere è la Clinton: Joe Biden e Kamala Harris sono solo esecutori d’ordini. La Clinton incarna da almeno un decennio il ruolo di capo del governo ombra del pianeta: e non sta fiatando in questi giorni di fine mandato di Donald Trump. Non è certo un mistero che l’aristocrazia finanziaria appoggi la Clinton Foundation, soprattutto nel lancio di campagne come la moneta unica elettronica mondiale, l’inserimento della cultura gender nei programmi scolastici, il favorire le migrazioni, il sostituire le religioni tradizionali con la teologia scientifica del potere. Papa Francesco sa che anche la Chiesa cattolica è sotto il ricatto dei gestori mondiali della finanza: otto anni fa la finanza Usa sbloccava i fondi dello Ior e lui sostituiva Benedetto XVI.

Ma esaminiamo uno dei progetti che permetterebbero, a dire dei filantropi citati, di salvare la Terra dal fattore umano. Premessa, nel dicembre 2018 Musk viene classificato da Forbes al venticinquesimo posto tra le persone più potenti del mondo. Novembre 2019, il suo patrimonio personale sarebbe stato stimato per difetto in 28,8 miliardi di dollari: secondo molti sarebbe in possesso d’una enorme ricchezza occulta, e per non farlo sapere avrebbe pagato per farsi posizionare al 34esimo posto nella lista delle persone più ricche del mondo. Forbes tace, ed in molti non vorrebbero si scoprissero le carte di Musk. Di tanto in tanto, su riviste specializzate e programmi scientifici televisivi, emerge che Marte sarebbe già stato colonizzato da tecnologie private in grado d’assicurare una sorta di vita terrena: atmosfera sul tipo di quella terrestre verrebbe generata artificialmente con la creazione dell’alternanza di piogge ed evaporazione, e perché su Marte sarebbe stata rinvenuta acqua sia in forma fossile che di ghiacciai millenari. Sono state costruite serre, che in parte verrebbero scoperte per esporle agli eventi pluviometrici marziani. Le giornate sarebbero più lunghe su tutto il pianeta, ma stabilizzando l’atmosfera cesserebbero tempeste ed escursione termica. Secondo gli esperti assoldati da Musk tra cinque anni sarebbe possibile l’inizio della colonizzazione, forti delle enormi risorse minerarie del pianeta. Ecco che Musk ha già proposto un aeromobile elettrico supersonico: il Vtol (decollo e atterraggio verticali) con propulsione a ventole elettriche, con il nome di “Musk electric jet”. L’azienda di Musk starebbe lavorando all’astronave che nel 2030 permetterebbe si raggiunga Marte in soli 20 giorni. Il ricco visionario lavora all’obiettivo di una SolarCity in grado cambiare il mondo e l'umanità. Vorrebbe così ridurre il riscaldamento globale, da un lato tramite l'utilizzo di energie rinnovabili, e dall’altro riducendo il rischio di un’estinzione umana organizzando la colonia umana su Marte.

Ecco che alcuni potenti della Terra hanno invitato Elon Musk nei vertici internazionali, chiedendo al visionario quando sarebbe possibile fare di Marte una sorta di Australia dell’età Vittoriana. Premettiamo che in Inghilterra le “poor laws” (ordinanze a favore dei poveri) vengono promulgate da Edoardo III nel giugno del 1349, ma rimangono in vigore sino al ‘900, e sarebbero ancora in vita come sistema assistenziale. Ma nella seconda metà dell’800, nell’età vittoriana, prendono ben altra piega: a causa della dilagante povertà londinese, del degrado urbano e degli efferati delitti nei sobborghi, le leggi di polizia britanniche iniziano la deportazione in Australia di chi vive in miseria o ha problemi con la legge. Di fatto i potenti della terra stanno valutando una strada alternativa alla “povertà sostenibile” (reddito mondiale di cittadinanza) ovvero poter offrire una fuga su Marte a chi economicamente non sarebbe più in grado di permettersi una vita terrena. Nel frattempo, il finanziere Jacques Attali (amico di Colao e Emmanuel Macron, pare conoscente anche di Giuseppe Conte) auspica un decremento terreno grazie all’aumento della mortalità umana. La Clinton Foundation non prende posizioni, ma nemmeno stigmatizza la scelta olandese (che piace a qualche paese limitrofo) d’offrire l’eutanasia di stato a chi non sopporta di vivere in “povertà irreversibile” (per motivi bancari, finanziari, giudiziari). Il mondo va spopolato, per i credenti è qualcosa di diabolico: i potentissimi ne dibattono, i governi progressisti studiano l’opportunità e ci riflettono, la Chiesa di Roma si mostra silente, mentre quella Ortodossa e gli israeliani non ci stanno. L’impressione è che, le aristocrazie finanziario-tecnologiche siano convinte di poter affermare la green economy sostituendo la democrazia con la burocrazia. Purtroppo, la gente crede alle loro campagne stampa, e qualche uomo di strada sarebbe già convinto che il lavoro sia un fattore d’inquinamento, che la “povertà sostenibile” salverebbe l’ambiente, che andare a votare non serva a nulla, che i potenti della terra farebbero il bene dell’umanità più d’un partito o sindacato. Purtroppo, i “Gran Reset” non sono mai falliti.