“Blue Growth” nei mari italiani: esempi di circolarità nelle catene del valore marittimo

Le proposte e le iniziative per promuovere una blue economy sostenibile e circolare, in particolare nel bacino del Mediterraneo, sono tra gli argomenti cardine dell’iniziativa “Ecomondo 2020”, che quest’anno si svolge in modalità digitale. Dalla trasformazione delle macro-alghe invasive atlantiche in pellicole per il congelamento del salmone al recupero e riciclo delle reti abbandonate per la produzione di cordami lunghi utilizzati nella coltura di mitili, dalla riduzione della corrosione su piattaforme off-shore e scambiatori di calore alle termoplastiche di nuova generazione per aumentare il ciclo di vita delle pale eoliche. Una transizione in cui l’Italia può incidere confermando il proprio ruolo di leader e di riferimento internazionale, come ha relazionato Enrico Granara, tracciando il bilancio del suo mandato quale ministro plenipotenziario per il Mar Mediterraneo del ministero degli Affari esteri, durante la conferenza “Blue Growth sana e circolare nei mari italiani: esempi di circolarità nelle catene del valore marittime”, promossa dal Comitato tecnico-scientifico della manifestazione assieme a Cluster Big, Bluemed Csa, Federpesca e dal gruppo di lavoro WestMed.

Il convegno dedicato alla blue economy ha voluto favorire un confronto ed una progressiva strutturazione della Comunità marino-marittima nazionale, con i vari protagonisti della ricerca e dell’Università, delle imprese, le Amministrazioni e la società civile, sulle sfide e le opportunità dell’economia circolare declinata nei diversi settori dell’economia del mare. Strategie, iniziative e progetti significativi in atto quali Blumed, WestMed, la Strategia nazionale sulla bioeconomia, il Piano d’azione del cluster big, Med-Panoramed Innovation, Med-Mistral, ed in vista degli indirizzi e delle priorità della nuova programmazione, con riferimento particolare alla Partnership di Horizon EuropeA climate neutral, sustainable and productive Blue Economy” in fase di discussione e con programmi che utilizzeranno i fondi di coesione europei nelle varie forme previste. Inoltre, il convegno è stata occasione per descrivere una serie di esempi significativi, in attuazione o di grande potenzialità, di principi e soluzioni di economia circolare applicate a diversi settori dell’economia del mare, con una sessione interattiva dedicata allo stato ed alle problematiche di implementazione sul territorio nazionale della legge “Salvamare”, per la promozione del recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per l’economia circolare.

Numerosi i relatori, tra i quali ricordiamo, Andrea Barbanti del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) & Cluster tecnologico Blue Growth, Silvia Grandi del ministero dello Sviluppo economico, Luigi Giannini di Federpesca, Roberto Cimino, Cluster tecnologico nazionale Blue Italian Growth, Enrico Granara, ministero Affari esteri e della Cooperazione, Sigi Gruber, Ec-Dg Rtd, Luca Marangoni, Commissione europea – Easme, Daniele Bosio del Maeci e co-presidenza Westmed Initiative, Giovanni Caprino, Cetena, Cluster Big, Nino Carlino del Cosvap, Daniele Rossi, Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale, Emilio Campana, Cnr-Diitet, Cluster Big, Cristian Chiavetta di Lab Rise - dipartimento per la Sostenibilità dell’Enea, Mauro Randone del Wwf Mediterranean marine initiative, dell’onorevole Roberto Morassut, sottosegretario ministero dell’Ambiente e di altri protagonisti, esperti della blue economy in Italia, quali esponenti di Banca Intesa, Garbage Group, Castalia, Eni e l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Centrale.

Durante i lavori è stata descritta l’esperienza del distretto della Pesca e Crescita blu, come organismo di contatto tra le aziende, le istituzioni ed il mondo scientifico al servizio della crescita blu e per una condivisione delle buone pratiche con i Paesi rivieraschi. Un momento di approfondimento particolare è stato dedicato alle attività di monitoraggio e ripristino dell’ambiente marino nella macro Regione adriatico-ionica attraverso lo sviluppo di investimenti a livello locale per sostenere la bioeconomia nazionale, il coinvolgimento attivo delle comunità costiere e pescherecce, l’adeguamento e l’implementazione di infrastrutture nei porti per il recupero e trattamento dei rifiuti antropici, della plastica e di altri fondamentali nutrienti del rifiuto organico, lo sviluppo di filiere territoriali in grado di trasformare la plastica raccolta dal mare, lo sviluppo e l’adozione di normative chiari e stabili. Politiche standard di qualità e misure di sostegno alla domanda, che consentano ai prodotti innovativi e sostenibili di competere con quelli già esistenti.