Che fare coi fondi di Next Generation Eu? Facile: irrigare di soldi ogni campo dove sia possibile far crescere la mala pianta del consenso di breve termine, curandosi poco o nulla dei germogli della crescita che già stentano a farsi strada fra le erbacce.

È questa la sensazione che emerge leggendo le bozze del piano trapelato ieri. I desideri dei ministeri valgono, complessivamente, 677 miliardi di euro, più del triplo degli stanziamenti europei ma, soprattutto, quasi la metà del Pil atteso nel 2020. Insomma: una lunga lettera a Babbo Natale. Della lista colpisce soprattutto l’eterogeneità: si passa da missioni almeno superficialmente coerenti con gli obiettivi europei a una variegata pletora di ipotesi tra il clientelare e l’assurdo (incluso il lancio di una piattaforma pubblica per fare la concorrenza ad Amazon).

A dispetto di questa confusione, c’è un elemento unificante tra le proposte: lo si trova non tanto nel lungo elenco di richieste, ma nelle vistose assenze. Non c’è, nel disegno italiano, né alcun segno di comprensione della natura della crisi in corso (e delle sue cause profonde, che precedono e prescindono dal Covid), né un’idea su come stimolare la produttività. Anzi: non c’è proprio la consapevolezza che nessuna strategia può avere successo nel lungo termine se non mette al centro la produttività.

Dal Governo negano ma, negando, ne attestano la veridicità. Speriamo che il progetto definitivo sia di segno opposto, ma ciò appare del tutto improbabile. È più verosimile che verrà sfrondato dalle richieste più incomprensibili o ingiustificabili, anche per rientrare nel recinto (comunque generoso) dei 209 miliardi assegnati al nostro Paese. Ma questi denari, se spesi male, senza un occhio al lungo termine, non faranno alcun bene alle nostre prospettive di sviluppo e, anzi, potrebbero far male.

Il Governo, insomma, sembra non aver del tutto compreso lo spiacevole fatto che è alla base dell’esistenza stessa di Next Generation Eu. L’immensa quantità di risorse messa a disposizione dell’Italia non è un nostro successo politico: è la conseguenza del nostro fallimento come Paese. Non c’è alcun merito nell’essere diventati il principale problema dell’Europa, non c’è alcun vanto nell’essere quelli che dovranno prendere la dose più massiccia della medicina, anche se - al palato - la medicina può apparire dolce.