Le stime del Fmi: debito al 166% nel 2020

Il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime della produzione per l’Italia nel 2020. Il Prodotto interno lordo quest’anno è previsto contrarsi del 12,8 per cento, ovvero 3,7 punti percentuali in più rispetto al -9,1% delle previsioni di aprile. Per il 2021 il Pil è stato rivisto al rialzo al +6,3 per cento, 1,5 punti percentuali in più rispetto a quanto previsto in aprile.

Balzo del debito pubblico e del deficit italiani nel 2020 a causa del coronavirus. Dopo il 134,8 per cento del 2019 il debito è atteso salire al 166,1 per cento del pil quest’anno e per poi calare al 161,9 per cento nel 2021. Lo prevede il Fmi che ha rivisto, peggiorandole, le stime per l’indebitamento italiano. Il deficit è atteso al 12,7 per cento del pil quest’anno (8,3% la stima di aprile) e al 7 per cento nel 2021 (3,5% la previsione di aprile). Debito sopra al 100 per cento anche per Francia (125,7% nel 2020 e 123,8% nel 2021) e Spagna (123,8% e 124,1%).

Brusca frenata per Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna nel 2020. Secondo l’aggiornamento delle stime del Fmi, la locomotiva tedesca si contrarrà quest’anno del 7,8% per poi crescere del 5,4% il prossimo. Il Fondo prevede per la Francia un pil in calo del 12,5% nel 2020 e una crescita del 7,3% nel 2021, mentre per la Spagna si stima -12,8% quest’anno e una crescita del 6,3% nel 2021. Calo a due cifre anche per il pil britannico, che calerà del 10,2% nel 2020 per salire del 6,3% nel 2021.

L’economia dell’area euro si contrarrà quest’anno del 10,2%, ovvero 2,7 punti percentuali in più rispetto alle stime di aprile. Per il 2021 è invece atteso un rimbalzo: il pil è atteso crescere del 6,0%, +1,3 punti percentuali in più rispetto ad aprile. Lo prevede il Fondo stimando anche per gli Stati Uniti una contrazione nel 2020 maggiore delle attese, con un pil in calo dell’8 per cento (-2,1 punti rispetto ad aprile) e una ripresa del 4,5 per cento nel 2021 (-0,2 punti).

La crisi innescata dal coronavirus è un colpo “catastrofico” sul mercato del lavoro mondiale. Lo afferma il Fmi, sottolineando che “alcuni paesi (soprattutto l’Europa) sono riusciti a contenere le ricadute con efficaci piani di breve termine”. Il Fondo quindi cita i dati dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro: il calo delle ore lavorate nel primo trimestre rispetto al quarto trimestre del 2019 equivale alla perdita di 130 milioni di posti di lavoro. Il calo del secondo trimestre equivale a 300 milioni di posti.

L’economia mondiale si contrae quest’anno più delle attese registrando un calo del 4,9%, ovvero 1,9 punti percentuali in più rispetto alle stime di aprile. Lo prevede il Fmi, secondo il quale nel 2021 ci sarà un rimbalzo del pil del +5,4% (-0,4 punti su aprile). Parlando di una crisi “come nessuna altra” e di incertezza sulle stime, il capo economista del Fmi, Gita Gopinath, osserva come le stime “implicano una perdita complessiva per l’economia mondiale di oltre 12mila miliardi di dollari” fra il 2020 e il 2021.