La speranza dell’Italia si chiamerà “Futura”

La saggezza popolare insegna che il tempo è galantuomo. Per quanti sforzi si facciano a dimostrare tesi proprie, a contrastare quelle altrui, a mettere in guardia l’opinione pubblica da pericoli imminenti, a sostenere l’una parte politica o l’altra, alla fine ci pensa il tempo a mettere a posto le cose.

Da quando è cominciata la crisi da coronavirus ci danniamo l’anima a denunciare l’inadeguatezza di questo Governo e del premier Giuseppe Conte. Anche sulle intenzioni effettive dell’Unione europea di sperimentare la solidarietà tra Stati membri in un momento di assoluta emergenza sanitaria ed economica abbiamo espresso tutte le nostre riserve. Siamo passati per pessimisti, quando non per uccelli del malaugurio, nelle considerazioni degli ottimisti della sinistra la cui scelta di indirizzo strategico è stata di svendere il destino dell’Italia alla volontà di potenza dell’eurocrazia. I fanatici de “l’Europa-è-bello” ci hanno imbottito di chiacchiere e di illusioni distorte sui poteri taumaturgici del decisore comunitario. Agli italiani è stata raccontata una favola meravigliosa con un finale appagante: la notte passerà e un radioso futuro si paleserà a tutti noi grazie ai denari che copiosi saranno rovesciati sull’Italia dalla Grande Madre Europa. Un film, una fiction. Una telenovela infarcita di controsensi, come ha ampiamente dimostrato l’esito dell’ultimo Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’Ue.

Non c’è alcuna possibilità che si avveri l’insana fantasia della sinistra italiana di ricevere fiumi di aiuti dal padrone del vapore continentale. E non soltanto perché non lo vogliano i cosiddetti “Paesi frugali”. Se qualcosa accadrà con il Piano della Commissione “Next Generation Ue” non sarà in tempi brevi, avrà dimensioni quantitative limitate e sarà gravato da un poderoso corredo di condizionalità. A conti fatti ciò che verrà reso disponibile all’Italia non sarà sufficiente a soddisfarne il fabbisogno finanziario funzionale alla ripresa economica e costerà caro in termini di autonomia statuale.

Eppure, i vertici di Governo perseverano nell’ipocrisia del “tutto va bene, madama la marchesa” sebbene siano stati costretti a prendere atto che “l’interlocuzione” – termine che va di moda da quando Giuseppe Conte è a Palazzo Chigi – con i partner europei finirà a schifio. Intanto, la crisi incombe e la gente comincia a perdere la pazienza perché avverte il pericolo di finire in un abisso di miseria e disperazione personale e famigliare dal quale sarà assai complicato tirarsi fuori. Per arginare l’onda montante della rabbia sociale che per esplodere attende di aggiungere alla voragine in corso nella produzione industriale i numeri catastrofici del comparto turistico per la stagione estiva ormai alle porte, c’è bisogno e subito di denari freschi da immettere nel ciclo economico. L’unico obiettivo dell’azione di governo, al momento, deve focalizzarsi sull’evitare che il sistema produttivo nel suo complesso salti e, a cascata, venga abbattuta con l’accetta la curva occupazionale. È perciò semplicemente assurdo che il Governo si autocompiaccia nel partorire provvedimenti che non risolvono nulla. Ci si limita a invocare l’evento salvifico di un’Europa ostica a rubare il mestiere alla Divina Provvidenza quando le possibilità di esplorare strade alternative per finanziare la ripresa ci sono e non necessitano dell’agognata manna che dovrebbe piovere sull’Italia trasportata direttamente dal cielo plumbeo di Bruxelles. Si tratta solo di mettere in pratica i consigli forniti dagli ambienti politici e culturali della destra. Questa maggioranza lo faccia per il bene dell’Italia. È l’uovo di Colombo: i denari che servono alla finanza pubblica li hanno i risparmiatori italiani, basta chiederglieli nei modi giusti e il gioco è fatto. Imporre una patrimoniale non sarebbe di certo la maniera migliore per stimolare un sano sentimento patriottico.

Diversamente, incentivare chi ha le disponibilità economiche a comprare Titoli di Stato lo è. Al primo trimestre 2020 il circolante su tutti i Titoli di Stato ha toccato quota 2.018.080 milioni di euro, con una vita media residua dei titoli di 6,96 anni, contro il totale circolante, registrato nel primo trimestre 2019, di 1.995.180,19 milioni di euro, con una vita media residua dei titoli di 6,82 anni (fonte: Dipartimento del Tesoro). Da quando è scoppiata la pandemia, nel 2020, il Tesoro ha emesso Titoli del Debito sovrano per un controvalore di 302 miliardi di euro. Nel 2019, per lo stesso periodo, l’emissione è stata di 231 miliardi di euro (fonte: quotidiano “La Verità”- Ed. 20.06.2020). Un plus di 91 miliardi entrato nella casse dello Stato che ne può disporre, nella parte non impiegata a rimborsare i titoli in scadenza nel periodo, per finanziare le misure anti-crisi.

Ai fautori dell’assoggettamento dell’Italia al decisore europeo potrà non piacere, ma questa è la strada giusta da percorrere. Chiamatela autosufficienza, autarchia o come più vi aggradi, ma è l’unica via che la cruda realtà ci consente di imboccare se vogliamo salvare il Paese. Ora, a spanne 90 miliardi non bastano per rimettersi in piedi, di miliardi ne occorrerebbero almeno il triplo. Il Dipartimento del Tesoro non è rimasto con le mani in mano e, dopo il clamoroso successo dell’ultima emissione dei Btp Italia quinquennali, ha disposto una nuova emissione di Btp riservata ai risparmiatori individuali ed altri affini. La collocazione dei “Btp Futura” partirà dal prossimo 6 luglio e durerà fino al 10 dello stesso mese. I titoli a scadenza decennale saranno sostenuti da alcuni incentivi all’acquisto molto allettanti. Vi sarà un premio fedeltà per coloro che li terranno in portafoglio fino alla scadenza e che oscillerà tra l’1 e il 3 per cento; non sarà prevista alcuna commissione a carico dell’investitore al momento del collocamento; la tassazione sarà quella agevolata al 12,5 per cento; i tassi cedolari di periodo saranno calcolati in step up, cioè in tre blocchi temporali successivi a valore crescente; il titolo sarà comunque negoziabile sul mercato secondario e ne verrà garantita la liquidità attraverso l’impegno dei Dealer e dei co-Dealer selezionati dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Non siamo ancora all’optimum della proposta lanciata da Paolo Savona di collocazione sul mercato di Buoni del Tesoro irredimibili perché anche il tipo di obbligazione della classe di emissione cui appartiene il “Btp Futura” finisce per incidere negativamente sul rapporto Debito/Pil, ma è pur sempre un passo concreto verso l’uscita dall’impasse. La mission che ispira la nuova emissione non lascia dubbi sull’utilizzo: “Il Decreto di Emissione riporterà i provvedimenti di aumento del fabbisogno di cassa dello Stato legati all’emergenza Covid-19 e al rilancio dell’economia alla cui copertura la presente emissione intende contribuire”.

In questi mesi di sofferenza e di spavento gli specialisti nell’osservazione della società italiana hanno rilevato un aumento del senso patriottico presso l’opinione pubblica. Sarà così? Adesso non occorre più supporlo visto che c’è la possibilità di verificarne l’effettiva consistenza. Si vuole il bene dell’Italia? Allora siano gli italiani a battere un colpo. Si desidera riconoscersi in un sogno che unisca la comunità nazionale anziché dividerla? Lo abbiamo pronto da sfornare: poter dire al mondo, in un futuro non lontano, che l’Italia ce la fa da sola a risorgere e che il frusto mito per il quale senza l’Europa siamo finiti non incanta più nessuno.