La crisi economica e la centralità del Mediterraneo come hub economico

La crisi economica mondiale generata dalla pandemia da coronavirus ridisegnerà le prospettive commerciali e l’export della nostra Penisola. La famigerata Via della Seta sta vivendo una crisi senza precedenti a causa delle problematiche geopolitiche e delle distanze che sono divenute un grande problema con il blocco degli scambi. La situazione commerciale attuale pone, per i paesi del Sud Europa e dell’Africa del Nord, il Mediterraneo come il nuovo tessuto economico da rivitalizzare. Anni di proposte politiche non erano riuscite a porre l’argomento al centro del dibattito così come sta innescando la pandemia mondiale e la consapevolezza di ridisegnare la cooperazione internazionale e l’export del sud europa.

Il coronavirus ha messo in luce le disarticolazioni dell’Europa di oggi, le nocività di una centralità non condivisa, evidenziando maggiormente le preoccupanti volontà “sovraniste” di diversi Paesi aderenti all’Unione. Un momento in cui si è aperto uno spiraglio, una possibile prospettiva che pone la centralità del Mediterraneo, generando nuove, ma antiche, “coalizioni” di Paesi “omogenei” per cultura e tradizione, quelli che si affacciano nelle acque del Mare Nostrum. Un contesto e una visione geopolitica che, dopo essere essere stata accantonata, potrebbe essere rilanciata con un partenariato euromediterraneo, che va visto non in concorrenza ma in complementarietà con il Made in France o il Made in Italy. Un impatto forte su tutta la produzione che gioverà paesi come il Marocco e la Tunisia, che garantiscono una buona produzione commerciale, un ottimo network per l’export e sono vicini all’Europa.

In tale meccanismo, anche la Turchia e Paesi dell’Est del Mediterraneo, come Cipro e Israele, possono offrire performance di alto livello. Negli ultimi 20 anni le economie dei Paesi dell’area Mena (Medio Oriente e Nord Africa) hanno avuto una cresciuta media del Pil del +4,4% annuo contro una media Ue di meno della metà (+1,9%). Questo ritmo di crescita, seppur leggermente rallentato, è destinato a restare alto nel prossimo quinquennio con un’area Mena a +3,0 per cento contro una media Ue più bassa. Altro indicatore importante è il reddito pro capite di questi Paesi, significativamente e costantemente migliorato negli ultimi anni.

La nuova centralità del Mare Nostrum rappresenta anche la porta di accesso per l’Africa, il continente in piena evoluzione. Quali sono i settori prioritari? Per il Mediterraneo e per l’intero continente africano, il settore più importante è quello dell’agroalimentare e numerosi sono i progetti e i programmi per la cooperazione alimentare. D’altronde, le proposte dei ricercatori del bacino e le idee di cooperazione riguardano innovazioni sostenibili inerenti all’area del Mediterraneo relative alla gestione delle risorse idriche nei sistemi agricoli, alla modellizzazione del rischio per garantire la sicurezza microbica e la qualità degli alimenti, sistemi di monitoraggio nelle cultura e negli allevamenti, la gestione sostenibile delle acque sotterranee in acquiferi costieri attraverso una governance innovativa e tecnologica, l’adattamento delle colture di frutta al cambiamento climatico, la prevenzione di patogeni nelle verdure della dieta mediterranea, l’utilizzo della diversità genetica locale per sfruttare l’adattamento dell’orzo in ambienti difficili, la creazione di rotte commerciali, sociali e storiche dei grani autoctoni del Mediterraneo anche attraverso la creazione e lo sviluppo di applicativi mobili rivolti ai consumatori e utilizzando la tecnologia blockchain, la resilienza agli stress abiotici nel grano duro, sistemi acquaponici per migliorare la sostenibilità delle produzioni alimentari, riduzione dei patogeni fungini nelle colture di fragole, gestioni irrigue del riso e della soia alternative a quelle tradizionali, valutazione e mappatura delle risorse idriche sotterranee degli acquiferi carsici, adattamento delle colture mediterranee al cambiamento climatico, la valorizzazione e la tutela comune del pescato attraverso tracciabilità e blockchain, la valorizzazione dei formaggi prodotti nel bacino e la ricerca scientifica sui semi.

Innovazioni e progettualità che possono ben svilupparsi nel Mediterraneo e che riposizionano il bacino comune al centro delle scelte politiche ed economiche del futuro. Prospettive che l’Italia, in considerazione della sua centralità geografica, non può assolutamente ignorare, valorizzando le prospettive di crescita occupazionale, di sostenibilità e ricordando all’Europa l’importanza dell’alimentazione e della Dieta Mediterranea, riconosciuta come patrimonio immateriale da parte dell’Unesco.