La svolta del XXI secolo dopo il Coronavirus

Una delle caratteristiche più positive del carattere umano è quella di cercare il bene anche nelle circostanze peggiori, e questa storia del Coronavirus, almeno per noi europei, è certamente la situazione peggiore dal Dopoguerra. Abbiamo incontrato a Napoli, subito prima dell’esplosione di questa brutta epidemia, il dottor Lucio Oliviero, nostro parente e senatore emerito dell’Ordine dei dottori commercialisti della capitale borbonica, e ci ha invitati alla presentazione online del suo trattato economico di prossima uscita. Si è trattato di una piacevole videoconferenza, avvenuta in questi giorni di “blocco”, della quale abbiamo voluto riassumere alcune delle sue risposte più significative date a un piccolo gruppo di specialisti economici.

Ritiene che questo Coronavirus possa contribuire a determinare un cambiamento sociale consistente e che questo possa riflettersi oltre che nei rapporti interpersonali anche sull’economia globale?

Penso proprio di sì. Possiamo senza dubbio aspettarci che quest’ondata travolgente che ha cambiato le nostre abitudini, una volta passata – ci auguriamo il prima possibile – spinga a gioire del pericolo scampato ma sia anche un motivo di grande riflessione. Privilegiare le vite umane rispetto agli aspetti economici, in questo periodo, è stato giusto e dovuto ma comporterà senza dubbio serie conseguenze. Forse, se fossimo dei robot invece che uomini, avremmo valutato freddamente che una crisi economica così spaventosa farà più vittime della malattia. Ma non potevamo fare altro, ovviamente.

Quali sono, quindi, le conseguenze fin d’ora prevedibili da un economista obiettivo?

Il blocco generale dell’economia di questi mesi genererà una tabula rasa che costringerà tutti i governi a ripartire da zero attraverso una riorganizzazione dell’intero sistema. Questo creerà l’occasione, se non addirittura la necessità, di unire gli sforzi per anticipare l’introduzione definitiva dello strumento elettronico adibito alla gestione e al controllo dell’intero sistema economico. I numerosi problemi che hanno infatti minato lo sviluppo corretto delle prospettive finanziarie di vari Paesi, in questo momento parlo dei Paesi europei, saranno giunti a un momento talmente critico da non poter più procrastinare decisioni importanti e definitive, fino a prima dell’epidemia rinviate ripetutamente per l’impossibilità di trovare un accordo comune e forse per la mancata volontà, dovuta a interessi diversi, nel trovare questo accordo.

Lei ci vuol dire che una soluzione ai danni che antichi tumori come evasione fiscale, corruzione e interesse privato hanno da sempre portato alle nostre economie, si potrà ottenere con la semplice elettronica?

Indubbiamente sì. La soluzione è una e una sola: la moneta elettronica in sostituzione totale del denaro contante. Una cosa facile da capire e oggi già attuabile, da un punto di vista tecnologico. Il problema è farlo “digerire” a chi deve legiferare in questo senso. Non vorrei essere io a sollevare alcuni dubbi sui motivi di tanta esitazione, che mi lasciano piuttosto inquieto. Si è arrivati ad incolpare della mancata decisione il rispetto dei vecchi, incapaci – a dir loro – di gestire una carta elettronica mentre, come sappiamo, un pagamento di questo tipo è ancora più facile di quello tradizionale (oggi basta avvicinarla al lettore senza digitare nemmeno il pin) e più sicuro (niente errori nei resti e niente furti o scippi di denaro)

E quali sono i vantaggi più evidenti di questa trasformazione?

Andando al dunque, in economia i maggiori apporti che l’informatica può dare riguardano la lotta alla corruzione, al persistere di attività criminali (non solo scippi e rapine, ma commercio della droga, scommesse clandestine e tutte le attività riconducibili a qualsiasi tipo di mafia) e all’evasione fiscale. Per azzerare, o almeno limitare al massimo possibile, questi tre problemi, l’informatica deve essere utilizzata per eliminare l’uso totale e non solo parziale della carta moneta. Il corrotto, il delinquente e l’evasore non potrebbero più incassare in nero i loro attuali enormi proventi perché risulterebbero tutti tracciabili e perseguibili, compresi gli utilizzi che potrebbero fare dei loro illegali guadagni. Corruzione e tangenti fra conniventi potrebbero continuare solo in parte, attraverso una difficile organizzazione dei loro movimenti, che resterebbero comunque tracciabili attraverso facili indagini. Devo continuare?

E lei pensa che ci saranno solo vantaggi con questa trasformazione? Non teme, per esempio, di perdere il suo lavoro?

Omnia vincit amor, diceva Virgilio. Davanti a un bene così comune, dovrei preoccuparmi per la mia piccola persona? Ma sono convinto che, in altri modi, l’uomo comunque continuerà a rimanere indispensabile. Quanto alle conseguenze successive di quest’azione, in ambito fiscale essa consentirebbe un’epocale riforma del fisco, che potrebbe finalmente essere semplice ed efficace con l’azzeramento dell’attuale sistema e la sua sostituzione con quello di una sola ed unica imposta sulle transazioni finanziarie, senza necessità di un costoso sistema di riscossione e di difesa del contribuente, altro grosso risparmio. Questo risultato, che in passato odorava di utopia e sembrava solo il sogno di alcuni idealisti, con lo sviluppo dell’informatica diventerà realtà e comunque, a quanto pare, a breve il sistema verrà realizzato in Svezia.

Sembrerebbe agevole: la risoluzione rapida e definitiva di tutti i problemi…

Definitiva sicuramente. Rapida anche ma non proprio immediata. Ritengo che a partire dal varo di questo provvedimento potrebbero occorrere un paio di anni per la sua attuazione. Magari qualcosa di meno, ma è un periodo che non può essere trascurato dal fisco. In questo arco di tempo occorrerà prevedere che nelle dichiarazioni Iva, dei redditi e Irap venga inserita la possibilità di definizione immediata e forfettaria, in misura da stabilire, perché il tesoro ha bisogno di immediata liquidità da non dover poi restituire e questa opzione risponde a tale bisogno più e meglio di quanto possa l’aumento del debito pubblico, che comunque, consentito o non consentito in sede europea, sarà inevitabile per coprire i costi della crisi da Coronavirus. Infatti, in un periodo di crisi sanitaria ed economica come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia del Coronavirus, occorre in materia economica riconoscere l’importanza dell’utilizzo delle nuove tecnologie finora utilizzate poco e male. Durante questo periodo di crisi abbiamo visto tante imprese, private dei loro dipendenti, ingegnarsi per sviluppare il lavoro a distanza con l’uso del computer; le scuole, svuotate degli studenti, attrezzarsi per svolgere le lezioni a distanza e così via. Queste decisioni virtuose si stanno rivelando essenziali per ridurre una parte degli inevitabili danni economici che la crisi causerà al sistema economico mondiale e non è difficile argomentare che se fossero state sviluppate prima della crisi le difese per contrastarla sarebbero risultate ancor più efficaci.

Lei ha parlato di due anni circa di economia diciamo provvisoria. E dopo?

Lasciando da parte i “se” e ciò che è avvenuto in passato, si può ragionevolmente immaginare che in futuro l’utilizzo dell’informatica anche in politica economica, come qui ci interessa, sarà più deciso e, si spera, più virtuoso con un maggiore controllo dello strapotere delle multinazionali tutte, o quasi tutte americane, che ne controllano l’utilizzo nell’universo mondo, ad eccezione solo della Cina. Un maggiore controllo della politica sugli strumenti informatici servirà alle stesse mega aziende americane che, se sapranno giocare al meglio le loro carte, potranno in un sol colpo sembrare convertite alla democrazia e sconfiggere l’unico avversario attuale. Tutto ciò avverrà quasi automaticamente, perché il progresso è un fiume lento che, per quanti ostacoli trovi, alla fine va sempre al mare del “necessario consenso” grazie al quale tutto dovrà cambiare, perché come sempre nulla davvero cambi.

Altrimenti cosa si aspetta che succeda?

Diversamente le due criticità insite nel sistema attuale di oligopolio dell’industria informatica porterebbero inevitabilmente ad un ampliamento, prima o poi, del mercato e quindi ad una vera svolta che le super potenze industriali non possono volere. La criticità principale è quello dell’utilizzo arbitrario massivo dell’informatica e riguarda le cosiddette libertà individuali, in sostanza: innanzitutto, la tutela della privacy. Un’altra criticità che non dipende dalle industrie informatiche, ma dagli utilizzatori dei prodotti informatici che affidano ciecamente i loro dati raccolti al sistema informatico stesso e che, in caso di sua stessa crisi, sempre possibile e latente, senza un supporto cartaceo tradizionale o equivalente, metterebbe in crisi l’economia.

Resterà quindi spazio, secondo lei, alla gestione dei professionisti o, in questo modo, le macchine avranno il sopravvento?

Per la privacy dovranno essere i professionisti dell’informatica studiare gli interventi migliori. Per le banche dati occorre che l’informatica sia asservita ai sistemi tradizionali di raccolta cartacei e non sostitutiva degli stessi. L’informatica non è un nuovo Dio, ma uno strumento potentissimo di aiuto nel lavoro, che deve aiutare e non sostituire i sistemi che da millenni vengono utilizzati dagli uomini.

Questo ci conforta un po’. Ci stavamo cominciando a preoccupare.

Come ho detto, le macchine resteranno sempre al servizio dell’uomo e non il contrario! Peraltro in Italia si potrebbe arrivare all’eliminazione della carta moneta in un lasso di tempo di un paio di anni, durante i quali il vecchio farraginoso e sicuramente indecente sistema fiscale continuerebbe ad essere operativo con l’unica variante di offrire al contribuente di optare con un semplice crocesegno in dichiarazione che implicherebbe la possibilità di pagare una percentuale superiore a quella pagata dell’anno precedente per chiudere a forfait la partita fiscale. Ovvio che la utilizzerebbero solo due categorie:  Quella degli evasori che finalmente però pagherebbero davvero qualcosa anche loro, mentre attualmente non solo non vengono scoperti, ma quando lo sono pagano ben poco di quello che dovrebbero in base agli accertamenti che, in gran parte, finiscono per essere solo utili a rabbonire i contribuenti virtuosi che immaginano che le cifre accertate vengano (come invece non è) integralmente recuperate in termini di gettito effettivo; e i contribuenti particolarmente virtuosi che, malgrado l’andamento dell’economia, sono riusciti a realizzare utili cospicui la cui tassazione ordinaria sarebbe superiore a quella forfettaria. Il risparmio di imposte in questo secondo caso costituirebbe un giusto premio per il contribuente virtuoso. Più alta sarà l’aliquota necessaria per questa definizione forfettaria delle imposte e minore il numero di anni di questa fase transitoria, meglio sarà. È opportuno ribadire che tutto funzionerà solo con l’eliminazione totale della carta moneta. Una sostituzione parziale non serve a nulla, se si vogliono perseguire gli obbiettivi descritti. Il sistema transitorio e forfettario potrebbe essere usato fin dalle prossime scadenze fiscali ed avrebbe un ulteriore effetto positivo dato dal fatto che potrebbe generare un gettito fiscale capace di assorbire una parte dell’inevitabile minor gettito generale (almeno rispetto agli acconti che è possibile ridurre o azzerare lecitamente in caso di peggioramento nella produzione del reddito) e le somme così recuperate avrebbero natura definitiva, contrariamente alle somme che lo Stato potrà avere con la concessione europea di sforamento del tetto di deficit previsto e che avendo natura di prestito, daranno solo un sollievo temporaneo e non già definitivo come un gettito fiscale.