Il 7 novembre scorso, la Direzione Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea ha rilasciato l’aggiornamento della banca dati su cui è costruito il Superindice IBL. L’undicesima nota di aggiornamento (disponibile in formato PDF) restituisce l’immagine di un’Italia che continua ad essere la mina vagante d’Europa, purtroppo in linea con le rilevazioni del maggio scorso.

La svolta europeista intervenuta con il cambio di governo non ha sconvolto gli scenari macroeconomici del nostro paese. “Come fa ormai da qualche anno, il Superindice elaborato dall’Istituto Bruno Leoni - calcolato sulla base delle stime della Commissione Europea rilasciate lo scorso 5 novembre - continua a segnalare una crescente distanza fra la configurazione macroeconomica italiana e quella media osservata nell’area dell’Euro. Quello che nel 2013 era una tendenza ad un lento e graduale avvicinamento ai nostri partner europei è oggi un trend di rapido allontanamento da chi con noi condivide la moneta comune. Un trend al quale tutti gli ultimi governi hanno attivamente contribuito”.

Si capisce allora perché l’intera politica italiana si schieri contro la riforma del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) e in particolare contro l’ipotesi che il Mes valuti la sostenibilità del debito dei paesi che dovessero eventualmente richiederne l’intervento. Rispetto a ciò, la valutazione del Superindice è chiaramente negativa. Va riconosciuto che tra la rilevazione del novembre 2018 e quella del novembre 2019 si avverte una minima attenuazione della nostra tendenza ad allontanarci ulteriormente dalle medie della zona euro, ma, si legge nella nota, “è inutile girarci intorno: il nostro rifiuto della disciplina finanziaria associato alle pluridecennali e negative tendenze della produttività ci sta consegnando alla marginalità economica ed alla irrilevanza politica”.