Ocse contro Quota 100, limitare pensionamenti anticipati

L’Ocse boccia la cosiddetta Quota 100 e chiede all’Italia di “limitare i pensionamenti anticipati” per far salire l’età effettiva di uscita dal lavoro: nella scheda sull’Italia allegata al Rapporto “Pensions at a Glance 2019”, presentato ieri, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha segnalato come l’età effettiva di pensionamento in Italia sia a 62 anni, di due anni inferiore a quella media dei Paesi Ocse e di cinque più bassa rispetto all’età legale di vecchiaia (67 anni dal 2019).

L’Ocse parla di “marcia indietro” del nostro Paese rispetto alle riforme fatte a proposito dell’introduzione di Quota 100 e del blocco fino al 2026 dei requisiti legati alla speranza di vita per la pensione anticipata (resta fermo a 42 anni e 10 mesi di contributi oltre ai tre di finestra mobile). L’aumento dell’età pensionabile effettiva in Italia - sottolinea l’Ocse - “dovrebbe essere la priorità, evidenziando la necessità di limitare il pensionamento anticipato agevolato e di applicare debitamente i collegamenti con l’aspettativa di vita”.

Il nostro Paese spende nel sistema pensionistico il 16 per cento del Pil, il secondo livello più alto nell’area. L’Organizzazione segnala anche le difficoltà nel mercato del lavoro italiano, con i bassi tassi di occupazione dei giovani e degli anziani che produrranno in futuro livelli più bassi di prestazioni pensionistiche dato che queste sono legate strettamente ai contributi versati. Bisogna “concentrarsi - si legge - sull’aumento dei tassi di occupazione, in particolare tra i gruppi vulnerabili, il che ridurrebbe l’utilizzo futuro delle prestazioni sociali di vecchiaia”.

Nel mercato del lavoro italiano c’è una percentuale di lavoro temporaneo e part-time che generalmente dà guadagni più bassi, più alta rispetto alla media dei Paesi Ocse.

“Queste forme di lavoro - avverte l’Ocse - aumentano il rischio di basse pensioni future dato che il sistema italiano collega strettamente le pensioni ai contributi. Inoltre i tassi di occupazione di giovani e anziani in Italia sono ancora bassi con il 31% di giovani tra i 20 e i 24 anni al lavoro contro il 59% medio Ocse e il 54% tra i 55 e i 64 anni contro il 61% della media Ocse. Anche questo rischio di carriere incomplete pesa sulla pensione futura. Infine l’Ocse ricorda l’alta percentuale di lavoro autonomo nel nostro Paese “Più del 20% dei lavoratori sono autonomi - si legge - a fronte del 15% nei Paesi Ocse”.

E se nella media Ocse questi lavoratori hanno pensioni mediamente più basse del 22 per cento rispetto ai lavoratori dipendenti in Italia c’è il divario più grande con una differenza che supera il 30 per cento. L’Organizzazione chiede di allineare le aliquote contributive tra lavoro dipendente (33%) e autonomo (24% per commercianti e artigiani).

“La parità di trattamento di tutto il reddito da lavoro - sottolinea l’Organizzazione - implica che le aliquote del contributo pensionistico dovrebbero convergere in tutte le forme di lavoro, aumentando le pensioni per coloro che hanno un basso tasso di contribuzione”.