Il piano licenziamenti Conad s’abbatte su Auchan e Simply

Non c’è chiusura d’attività che non crei ulteriore disoccupazione. Non c’è fusione od acquisizione che non generi esuberi. Sommando il prodotto di queste manovre (Whirlpool, Ilva, Conad...) si raggiungono i fatidici 500mila disoccupati in più che entro la primavera 2020 dovranno essere contabilizzati da Istat e ministeri competenti. Del resto le uniche risposte all’orizzonte sembrano essere psicologiche, ovvero far accettare ai colpiti il senso di povertà diffusa, o che l’elemosiniere avvii un reddito di cittadinanza ingranaggio della politica di povertà sostenibile. Ma tutta questa gente potrà accettare supinamente e con cristiana rassegnazione questo destino? Basteranno le parole di Giuseppe Conte o di Papa Francesco a scongiurare rivolte e scontri sociali?

Il diavoletto in queste circostanze ci mette sempre la coda. La Conad s’era lasciata sfuggire dichiarazioni sul fatidico piano licenziamenti da ben 8mila unità, salvo voi annunciare che il vero calcolo non supererebbe i 3105 esuberi. Ma il 25 novembre 2019 l’azienda corregge il tiro portando gli esuberi effettivi a 6200: giustificano i numeri col costo del lavoro dovuto al sommarsi delle acquisizioni dei punti vendita Auchan e delle superfici commerciali troppo grandi.

Ma perché la stampa italiana ha evitato di toccare l’argomento? L’amministrazione di Conad è sempre stata munifica con giornali e tivù, anche per il fatto che la Conad è storicamente un importante snodo dei rapporti clientelari tra sindacati ed esponenti politici emiliani di lungo corso. Secondo voci di palazzo, l’Antitrust considererebbe il caso Conad uno tsunami che potrebbe abbattersi sul “salotto buono” dell’economia cooperativistica. Ecco perché sino ad oggi la vicenda è stata taciuta, a differenza dei casi Ilva e Whirlpool che non vedono il diretto coinvolgimento di noti poteri politico-finanziari italiani: Ilva permette alla politica di puntare il dito sul capitalismo franco-indiano, mentre la Whirlpool è una multinazionale che sta qui da mezzo secolo.

Per mettere a tacere i dipendenti Auchan, la macchina della propaganda e del fango sta già tacciando di propalatore di fake news chiunque metta sotto osservazione la coop della grande distribuzione. Intanto è di questi giorni la missiva inviata dal vertice Conad ai dipendenti di Auchan e Simply: perché le due strutture ormai sono nella pancia di Conad che, ovviamente, ha già elaborato il piano licenziamenti.

“A tutte le collaboratrici e a tutti i collaboratori - recita la lettera ai dipendenti Auchan e Simply - Come sapete, Auchan Retail sta vivendo oggi grandi difficoltà economiche. Per risollevare il business, in ogni Paese siamo impegnati da molti mesi a ridurre tutte le nostre fonti di perdita. Questo ci costringe a scelte e rinunce che non siamo stati in grado di fare finora. Decisioni difficili ma ora indispensabili. In questo contesto, Auchan Retail ha firmato la vendita della sue attività di Auchan Retail Italia a Conad, gruppo cooperativo italiano di distribuzione. L’accordo prevede precisamente la vendita a Conad del 100 per cento di Auchan Spa, ossia tutte le attività Auchan e Simply. È inclusa l’acquisizione di tutti i negozi e delle sedi, ad eccezione dei 50 Lillapois, che rimangono gestiti da Auchan Retail, e delle attività dirette dei supermercati in Sicilia. Paese storico dove abbiamo aperto il nostro primo ipermercato Auchan a Torino nel 1989 - continuano i vertici Conad - l’Italia ha avuto grandi successi nel passato, in particolare dopo l’acquisizione di Rinascente. Ma le nostre attività hanno vissuto difficoltà molto significative a partire dalla crisi economica del 2011, che ha colpito tutta l’Italia con enormi impatti sui consumi delle famiglie e quindi sui risultati dell’azienda. Sempre supportato dai nostri azionisti, il Paese ha intrapreso molte azioni per cercare di uscire da questa situazione: remodeling, cambi d’insegna (MyAuchan, Auchan Supermercato), chiusure di negozi non redditizi, razionalizzazione delle sedi e un piano sociale realizzato nel 2015. Nonostante gli investimenti e gli sforzi, Auchan Retail Italia non è stata in grado di soddisfare le esigenze dei clienti italiani in modo economicamente sostenibile e resta quindi costantemente in perdita da troppi anni, impattando pesantemente sui risultati di Auchan Retail. Di fronte alle dimensioni e alla durata delle perdite accumulate e al fine di garantire la sostenibilità delle attività commerciali in Italia, abbiamo deciso di vendere queste attività a Conad, il secondo più grande distributore alimentare italiano. Questa nuova unione darà vita al primo retailer del mercato italiano. Il suo punto di forza sarà quello di poter contare sulla complementarietà di entrambe le società a livello geografico, su tutto il territorio italiano, e sull’esperienza multiformato nelle diverse attività. Per le squadre italiane - chiosa l’amministrazione Conad - rappresenta l’opportunità di raggiungere un distributore nazionale leader, con una forte dinamica commerciale”.

Il piano licenziamenti alla greca

Tutte parole, utili a convincere i futuri esuberi che, dopo il disastro, esisterebbe un futuro roseo. La grande distribuzione è in crisi anche perché la stretta monetaria, il calo di danaro circolante, sta drasticamente riducendo le potenzialità di consumo della gente. In molti si chiederanno se Auchan non sia volutamente fuggita dall’Italia e, non si sa per quale recondito motivo, Conad si sia caricata Auchan e Simply: infatti da agosto 2019 l’ex Auchan è controllata al 100 per cento da Bdc Italia (51% Conad e 49% Wrm). Nel suo intervento a Centromarca, Francesco Pugliese (Ad di Conad) ha parlato del salvataggio di Auchan e della necessità di un supporto di tutti al salvataggio: ovviamente chi con i capitali e chi con la rinuncia al lavoro. Ma chi ha chiesto questi sacrifici a Pugliese? Auchan è una catena d’ipermercati, ma è anche il cuore della grande distribuzione francese nel mondo: fa parte dell’Associazione Famiglia Mulliez, da sempre vicina a chi governa le politiche economiche dell’Eliseo. La Famiglia Mulliez ha già acquisito il gruppo italiano Sma (ex Rinascente), quindi la Simply. Secondo qualcuno, in un tavolo internazionale di trattativa finanziaria si sarebbe deciso di ridimensionare la grande distribuzione italiana: perché per l’Italia è stato previsto dai poteri bancari europei un taglio alla liquidità circolante. In un’intervista a Il Sole 24 Ore del 12 ottobre 2019, l’Ad Conad Francesco Pugliese ha dichiarato che “le perdite di Auchan sono superiori a quanto preventivato e ammontano a 1,1 milioni di euro al giorno”. L’impressione è che Pugliese abbia sulle spalle lo stesso tipo d’incombenza che toccava al Governo Monti nel 2012, ovvero gestire diplomaticamente la morte di un sistema. In questo scenario è facile presagire che a pagare patrimonialmente siano i piccoli fornitori della grande distribuzione (che approvvigiona sia Conad che Auchan) ed i dipendenti.

È evidente che l’Italia arriverà a 500mila disoccupati in più nel 2020, anche con i licenziamenti nella grande distribuzione. Auchan Retail Italia è la grande distribuzione italiana che opera in 19 regioni, con circa 19mila collaboratori e una rete multiformat di circa 1.500 punti vendita (di cui oltre 300 diretti): ipermercati Auchan, supermercati a insegna Auchan, Simply, IperSimply, negozi di prossimità ad insegna MyAuchan e PuntoSimply e oltre 50 drugstore Lillapois. Sugli scaffali di ipermercati e supermercati sono presenti oltre 5mila prodotti a marchio, circa 17mila prodotti locali ed un terzo dei fornitori è composto da piccole e medie imprese italiane.

Nella politica dei tagli emerge la logica di chi vorrebbe nell’Unione europea ridimensionare la piccola e media impresa italiana. Azzoppando quel “Made in Italy” che tramite l’export intralcia le politiche commerciali francesi e tedesche: 1350 prodotti alimentari di 150 Pmi italiane vengono esportati in ben 29 Paesi. E, dopo tanti inutili tavoli sindacali di trattativa al ministero dell’Economia, a settembre 2019 ben 109 Auchan sono passati alle cooperative Conad (in tutta Italia), senza che venisse presentato un piano industriale e prima del parere dell’Antistrust. Ad oggi il Mise (Ministero dello Sviluppo economico) non ha ancora affrontato veramente il problema, il timore è che il governo italiano intenda gestire con metodiche soporifere la chiusura d’aziende e la messa in disoccupazione. Infatti il Mise non fa chiarezza sul trattamento dei collaboratori dei 109 punti vendita che sono passati (o comunque passeranno) entro marzo alla rete Conad, sul destino dei punti vendita della rete, e su che fine faranno la sede centrale di Rozzano e le sedi regionali. E poi c’è il tornaconto per Conad, che potrebbe usare le perdite di Auchan e Sma (88 milioni di euro) per operare dismissioni approvate dal governo e trarne vantaggi fiscali. Intanto l’Afm (Associazione Familiare Mulliez) è ancora presente in Italia: è proprietaria di Decathlon, Pimkie, Kiabi, Leroy Merlin, Bricocenter, Bricoman, Castorama, Lillapois, Ceetrus, Zodio, Fluch, Norauto, Obi, Oney, Midas. Allora quali accordi ci sono tra i vertici di Conad e la famiglia Mulliez: l’esperto Mario Sassi ha scritto al “Garante del mercato e della concorrenza” (che ha aperto un’istruttoria sull’acquisizione di Auchan da parte di Conad) che “l’operazione in esame sia suscettibile di determinare la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante nei mercati dell’approvvigionamento, nonché in una pluralità di mercati locali della vendita al dettaglio della Gdo, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza sui medesimi mercati” (il Garante ha riportato la dichiarazione nel bollettino).

La nota di Sassi al Garante viene così tecnicamente sintetizzata in un articolo del Sole 24 Ore: “Significative sovrapposizioni orizzontali tra le attività delle parti in numerosi mercati della vendita al dettaglio. In particolare in 17 mercati locali dei superette, in 92 mercati dei supermercati e in 38 mercati degli ipermercati. In questi mercati le quote dopo la fusione di Auchan-Conad si collocano a livelli superiori al 25% con incrementi non trascurabili ascrivibili alla concentrazione in esame”.

Volgarizziamo: la Conad assurge a primo operatore, con una quota di mercato pari al 18,5 per cento (il 5,6% portato da Auchan), seguono Coop con il 13,8%, Selex al 9,9% ed Esselunga con il 9 per cento. La Conad supera di fatto la soglia del 25 per cento, prevista dalla normativa Antitrust, raggiungendo in diverse aree la quota aggregata (o aggressiva) del 55-65%.

Ma dietro l’operazione (voluta da Francesco Pugliese, Ad di Conad) c’è Raffaele Mincione, il discusso finanziere che vive tra Londra e il Lussemburgo, lo stesso implicato nell’operazione Carige e nella vendita d’un palazzo della City al Vaticano. Mincione, da buon avvocato, ha promesso un piano licenziamenti ai francesi di Auchan? Nelle note dell’Antitrust emerge proprio il patto di non concorrenza tra Conad e la francese Soldanelle Sa (società al 100% di Auchan spa), già ribattezzato dagli addetti ai lavori come “Patto Mincione”. Ed oltre ai dipendenti dei supermercati, il piano licenziamenti mette per strada gli addetti alla sicurezza (dipendenti della vigilanza Mercury) e più di 5mila lavoratori dell’indotto.

In maniera meno evidente dell’Ilva, le manovre Conad-Auchan agevoleranno l’ormai rodato piano licenziamenti alla greca.