“Libra”, il dibattito promosso da UniNettuno sulla moneta digitale

La Libra rappresenta la moneta digitale del futuro. Almeno nelle intenzioni di Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook. Uno scenario inquietante con cui è necessario confrontarsi. È questo il pensiero di Maria Amata Garito, rettore dell’Università telematica internazionale UniNettuno. “La libra – sostiene – potrebbe rivoluzionare il nostro sistema monetario e bancario. È un tema che oggi preoccupa molto”. Per queste ragioni, l’ateneo ha promosso un digital talk dal titolo “Libra. Quale futuro per la moneta digitale?”.

“C’è ancora poca chiarezza – ha aggiunto Garito – su quello che avverrà con la moneta virtuale. Ma è dall’Università che devono partire momenti di scambio e riflessioni sulle tematiche del momento. Gli appuntamenti dei Digital Talk di Uninettuno ci consentono di essere liberi di pensare in modo critico e riflessivo, di parlare e analizzare insieme i cambiamenti della società”.

La moderazione dell’evento, coordinato da Giampiero Gamaleri, ordinario di “Sociologia dei processi culturali e comunicativi” presso UniNettuno, è stata affidata a Alberto Mattiacci, ordinario di Economia e gestione delle imprese.

Secondo Liliana Fratini Passi, ceo Cbis Scpa, intervenuta nel corso dell’incontro, “per trasformare le sfide della direttiva europea sui servizi di pagamento digitali in opportunità, cbi crede fortemente che la collaborazione tra tutti gli attori della nuova filiera dei pagamenti possa creare un ecosistema di valore, al fine di sviluppare nuovi servizi competitivi.  Non abbiamo bisogno di una nuova valuta scritturale per fare decollare l’economia; gli ecosistemi hanno già definito come fare circolare le informazioni – siamo in una logica di icloud ed Epi, le banche mettono a disposizione le informazioni con l’open banking e il data sharing con l’autorizzazione dei clienti. Non abbiamo bisogno di digital currency, ma di un’economia che sostenga gli investimenti digitali entro quadri regolamentati e governati in tempi opportuni”.

Potenzialità e rischi di Libra sono stati analizzati da Tommaso Gamaleri, ceo Italia Younited Credit: “Libra e altre valute virtuali possono accelerare lo sviluppo e portare vantaggi a fintech e consumatori come la riduzione di costi e tempistiche, certezza delle transazioni. Eppure nessuno che si occupa di fintech si avvicinerà a queste valute sino a che non si verificano le condizioni della conformità legale, della diffusione e della semplificazione – il fatto che di libra o equivalenti ce ne devono essere massimo 3/5. Il dictat deve essere quello dell’affidabilità e della sicurezza”.

Per Tamala Belardi, Commissione tecnica Blockchain – Mise e docente di “Diritto comparato delle nuove tecnologie”, “Libra è un progetto che in realtà non utilizza una blockchain, non è una criptocurrency  né una stablecoin vera e propria perché non si basa su un solo asset, ma sulla media ponderata di diversi asset”, chiarisce– UniNettuno “Ci si chiede –  continua – come può la Libra Association essere una Associazione senza fini di lucro se prevede la distribuzione  di investimenti di dividendi  fra i membri della stessa? Si prevede anche uno spostamento di ricchezza dai Paesi poveri ai Paesi ricchi: la libra reserve verrà investita in asset in grado di garantire un elevato rendimento”.

Da parte sua, Gian Piero Jacobelli, direttore di Mit–Technology Review Italia ha dichiarato che “esiste un sostanziale conflitto tra politiche e tecnologie. Libra rappresenta uno degli argomenti più complessi che analizziamo con Mit. Ci basiamo su una moneta virtuale, che è ancora virtuale, non esiste”.