Cosa cambia con l’ingresso del capitale in farmacia?

Con la liberalizzazione della proprietà delle farmacie, dal 2017 anche le società di capitali possono acquisire la titolarità di una licenza. Inoltre, l’anacronistico limite di quattro licenze per titolare è stato sostituito da un tetto pari al 20 per ceto delle farmacie all’interno di ciascuna regione. Quali cambiamenti produrrà questa riforma? Se ne occupa il Briefing Paper di Carlo Stagnaro, “Cinque domande sul capitale in farmacia”.

Lo studio, dopo aver confrontato sinteticamente la disciplina italiana con quella vigente negli altri principali paesi europei, affronta cinque questioni: le conseguenze dell’ingresso del capitale sulla professione farmaceutica; gli effetti sulle dinamiche competitive nel settore; il rischio di conflitti di interessi; gli impatti sui consumatori e la tipologia e il prezzo dei servizi offerti; i rapporti tra le farmacie e lo Stato, in particolare dal punto di vista fiscale. Scrive Stagnaro: “La liberalizzazione della proprietà delle farmacie è il punto di arrivo di un processo che è partito agli inizi degli anni Duemila, e che ha visto progressivamente cambiare il volto della farmacia. L’innovazione più recente interviene sul modo in cui le farmacie sono gestite e organizzate. L’apertura al capitale si configura come un’opportunità di diversificazione dei servizi e di efficientamento dei costi, in linea con l’esperienza internazionale in materia”.