Ripensare la pesca nel Mediterraneo

Pubblicato il nuovo rapporto della Commissione europea relativo alle possibilità di pesca per l’Unione europea e per il Mediterraneo. L’implementazione della politica comune della pesca sta dando buoni risultati nei mari del nord dell’Ue dove, grazie alle misure messe in atto, gli stock, almeno in parte, si riprendono e il settore ha visto aumentare la propria capacità economica. Invece, numerose criticità provengono dal Mediterraneo, dove la situazione resta pessima, con stock in grave sofferenza e conseguente grossa difficoltà anche di tutto il settore. Secondo numerosi analisti, alcune specie come il nasello, la triglia e la rana pescatrice sono pescati a livelli circa dieci volte più alti di quelli considerati sostenibili per il nostro mare. Una situazione drammatica, aggravata dal fatto che non si riesce a porvi rimedio. Gli strumenti e le politiche comuni nel Mediterraneo non stanno funzionando.

Il 26 luglio scorso sono state varate una serie di misure relative alla pesca del pregiato pesce azzurro all’interno dell’Adriatico e del Mar Mediterraneo. Tali provvedimenti hanno il sostegno e l’approvazione del Sottosegretariato alle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo e danno il via ad una serie di altri provvedimenti dedicati alle esigenze delle imprese che lavorano nell’ambiente. Un altro decreto, invece, si occupa della regolamentazione relativa alla pesca dell’anguilla europea.

Per il triennio che va dal 2019 al 2021 si sono stabilite, in accordo con le imprese, una serie di chiusure al fine di permettere la ripopolazione delle acque, specialmente per gli stock di acciughe e sardine, seguendo anche l’allarme lanciato nel 2018 dal Consiglio nazionale delle ricerche. Una recente denuncia del Wwf ribadisce che dal Mediterraneo settentrionale è già completamente scomparso il pesce chitarra, elencato come “specie in pericolo” nella regione, mentre gli squali angelo sono gravemente minacciati dall’estinzione. A minacciare queste specie nel Mediterraneo, la pesca eccessiva che colpisce circa il 20 per cento di tutte le specie di squali e di razze. Uno studio che analizza le aree costiere in Spagna, Italia, Turchia e Francia ha scoperto che con la pesca ricreativa sono state catture almeno quattro specie attualmente in pericolo.

La Guardia costiera italiana, poi, afferma che lo squalo venduto come pesce spada è una delle tre frodi di pesca più comuni nel nostro Paese. Dal 2019 e fino al 2021 sono raddoppiati i mesi di fermo pesca, con una riduzione progressiva delle catture del 5 per cento ogni anno e con una importante chiusura della fascia costiera. Nota dolente è la pesca a strascico che deve confrontarsi con fermo di pesca aggiuntivo e che rischia di essere depotenziata con una riduzione di almeno il 40 per cento nei prossimi 5 anni.

Sono numerose le organizzazioni che richiamano l’attenzione alla tutela, alla valorizzazione e alla cooperazione per comprendere e continuare a far vivere il Mar Mediterraneo. A tal proposito, risultano importanti i progetti di sviluppo sostenibile e internazionali legati al Mediterraneo. Tra le nuove proposte innovative, merita attenzione il progetto “Surfish - Foresting Mediterranean Fish Ensuring Traceability and Authenticity”, sostenuto dalla “Gi.&Me. Association” e dall’associazione “Slow Food Tebourba” che insieme ad operatori italiani, spagnoli, tunisini, egiziani e libanesi stanno lavorando alla valorizzazione del patrimonio ittico nel Mediterraneo, al monitoraggio e all’analisi della tracciabilità, della sostenibilità e dell’autenticità del pescato del nostro mare comune.