Tra fantapolitica e fantafinanza i “fondi” aggrediscono legalmente lo Stato

Il 9 novembre del 2015 il Corriere della Sera scrive “Hillary Clinton è la più amata da Wall Street”: il quotidiano di via Solferino dimostra (documenti alla mano) che la Clinton è stata la più finanziata dalle società quotate in Borsa.

Fine maggio 2019, chi vi scrive viene invitato da un amico ad una cena romana informale ma riservatissima (si è costretti ad omettere ospite e partecipanti). In quei giorni del 2019 si parlava ancora del viaggio di Steve Bannon in Italia, del perché l’influente americano avesse voluto incontrare i partiti nazionalisti e populisti, le frange anti-euro, i nemici italiani dell’asse franco-tedesco.

Ma torniamo alla cena, dove lo scrivente (gioviale e loquace) s’è imposto di ascoltare, di essere più riservato ed amorfo d’un geco aggrappato a secolari mura. I presenti non lasciavano trapelare alcuna emozione o smorfia d’empatia. C’erano anche delle donne molto fini e rigorosamente accompagnate. I cocktail degni d’un circolo riservato a pochi e la cucina sobria ed internazionale. Si fa la conoscenza (per presentazione) d’un newyorkese longilineo e dinoccolato. S’inizia discutendo di vertenze internazionali e si finisce per parlare di finanza, banche, poteri bancari europei e planetari. Il tipo sorride e non nasconde di conoscere recondite verità dei giochi finanziari che sottendono la vita e la morte di governi ed economie. Si è al cospetto di un “ingegnere finanziario” che ha lavorato per BlackRock, la multinazionale dell’investimento con sede a New York che gestisce un patrimonio di oltre seimila miliardi di dollari (più di duemila investiti in Europa). BlackRock è il più grande investitore nel “real estate”, nelle case di lusso: 70 uffici in 30 Paesi. Per il suo potere BlackRock è stata definita “la più grande banca ombra del mondo”: nel suo foglio informativo (disponibile anche sul web) vengono riportate le società di capitale che partecipano BlackRock, ma sono nomi ed acronimi che non dicono nulla, l’unica certezza è che a tirarne le fila sarebbe il patto d’affari tra le famiglie Rockefeller, Rothschild e George Soros.

Di certo sappiamo che in BlackRock c’è anche Atlantia: la società per azioni che ha le mani sulle autostrade italiane e che oggi mira a fare propria Alitalia e domani (magari) anche le Ferrovie. Durante la conversazione l’ospite ci racconta di aver lavorato con il dirigente di BlackRock che, a fine 2011, telefonava a Mario Monti consigliandolo di seguire i dettami delle agenzie di rating: i proprietari di queste ultime sono gli stessi fondi sovrani (BlackRock è proprietario del rating). Ed il tipo ci confessava che i fondi agiscono sui governi per controllare (seguire) il proprio investimento. Si obiettava che questo agire non è propriamente democratico, e perché non tiene conto del bene comune, delle volontà del popolo. L’esperto newyorkese sottolineava che, un anno prima della campagna elettorale di Hillary Clinton, George Soros aveva selezionato (tramite il suo fondo “Quantum strategic partners”) gli ingegneri finanziari che avrebbero gestito il più esclusivo tra i fondi d’investimento: una sorta di “Black hole” (appelliamolo così) il fondo criptato dell’Nwo (acronimo di new world order) in cui investirebbero i gruppi di potere che s’adopererebbero per il “bene filantropico dell’umanità”. Una sorta di controllo del pianeta, attraverso un totalitarismo finanziario che consenta loro il perpetuo dominio dell’umanità: promettono pace eterna in Terra, a patto che tutti rinuncino ad essere proprietari di case, terre, auto, elettrodomestici…

Erroneamente qualcuno potrebbe confondere questa prassi con il comunismo, col socialismo reale: nulla di più sbagliato, i beni sono destinati ad essere tutti di proprietà dei “potenti della Terra” e dei loro familiari e soci. Questo criptatissimo “Black hole” ha ingaggiato come esperti non solo i migliori ingegneri finanziari ma, purtroppo, anche comunicatori, psicologi e psichiatri. Siamo al cospetto della Lubjanka del capitalismo. Il loro obiettivo è instillare nell’umanità comune la disaffezione dal possesso d’una casa o d’un auto, come anche il senso di continuo nomadismo, sradicamento da radici culturali, sociali, religiose. In pratica edificare quell’umanità amorfa (giammai nichilista, perché serberebbe il germe della rivolta anarcoide) facilmente piegabile ai desiderata dei poteri finanziari.

Siamo in troppi, per il potere finanziario solo una strisciante schiavitù delle masse potrebbe salvare il pianeta. Il fatto grave è che il newyorkese ha ammesso che il cosiddetto “Black hole” avrebbe finanziato la campagna elettorale della Clinton. “Black hole”, un buco nero occidentale (tradotto letteralmente) pronto a fagocitare tutte le proprietà della gente di strada; e mentre ad Est (a Mosca) c’è chi afferma che vanno tutelati con forza il diritto alla casa, ad una buona qualità della vita, ad intraprendere. Vladimir Putin contro le multinazionali ed i poteri finanziari? Il newyorchese sorride e non risponde.

Si stenta a credere che tutti i popoli della terra decidano d’arrendersi ai gestori del Pianeta. Piuttosto ci si chiede che fine abbia fatto lo Stato (con la S maiuscola), il cui compito dovrebbe essere anche quello di difendere il popolo dagli appetiti degli organismi sovranazionali (dalle multinazionali, per esempio). Sorge il dubbio che prima o poi ci vendano casa a nostra insaputa, che ce ne si accorga solo quando agenti del “Black hole” vengano a sedarci, per poi internarci con tutti coloro che non accettano il totalitarismo finanziario.