Il sudditometro

Dietro al rumore della politica, la macchina dello Stato funziona secondo ragioni e regole molto meno discontinue di quelle delle maggioranze di turno. Nel 2011, il vituperato (dai successivi governi) Esecutivo Monti ha introdotto la superanagrafe dei conti correnti. Dopo otto anni, una fase di sperimentazione e le necessarie trafile attuative, è appena entrato a regime il cosiddetto risparmiometro, l'ultimo dei metodi da Grande fratello fiscale che l'Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza possono usare per contestare ipotesi di evasione, utilizzando appunto la superanagrafe.

Il risparmiometro si affianca a redditometro e spesometro per mettere in allerta il fisco di fronte a risparmi (nel senso di depositi, somme su conti correnti, carte di credito, prodotti finanziari, obbligazioni e buoni fruttiferi) non coerenti con la capacità contributiva che emerge dalla dichiarazione dei redditi. Già in funzione da un anno per i dati relativi alle partite Iva, il risparmiometro si può applicare ora anche alle persone fisiche, in via definitiva. I saldi dei conti in banca, i depositi, le carte di credito di tutti noi potranno essere usati dall'amministrazione fiscale, a prescindere dalle nostre ricchezze, dal fatto di essere lavoratori autonomi o pensionati, piccoli o grandi contribuenti, per presumere che, avendo risparmiato "troppo" rispetto a quello che dichiariamo, siamo degli evasori. Fino a prova contraria, certo. Ma la prova contraria dovremo fornirla noi, stando attenti a tenere tutta la documentazione necessaria a fronteggiare le accuse dell'algoritmo e magari preferendo alla fine giungere a una transazione con l'erario piuttosto che sobbarcarci la fatica di un processo ad armi impari. Il risparmiometro opera infatti attraverso un software che verifica lo scostamento tra i risparmi e il reddito denunciato. Se il software dà segnale di allarme, l'Agenzia sarà legittimata a contestarci un debito di imposta.

Lo Stato rassicura che i controlli saranno selettivi, ma in realtà questa parola, in questo caso, sembra non voler dire nulla. Il risparmiometro si applica infatti a tutti i contribuenti e la selettività dipende solo dalla corrispondenza tra astratti criteri di incongruenza e il metodo automatico (algoritmico, come si dice al giorno d'oggi) di verifica a cui possiamo essere tutti sottoposti. I benevoli la chiamano lotta all'evasione. Gli altri grande fratello fiscale. A noi sembra invece un enorme conflitto di interessi di uno Stato che non sa più cosa inventarsi per racimolare i soldi che promette: governi affamati di soldi chiedono alla loro stessa amministrazione di assicurare in ogni modo e a ogni costo la caccia alle risorse necessarie a mantenere il consenso necessario alla loro sopravvivenza.