Il cambiamento delle balle e dei debiti

Mai come in questa occasione il voto per il rinnovo del Parlamento europeo assume per l’Italia un grande valore di politica interna, con al centro la grottesca rivalità tra Lega e Movimento 5 Stelle. Tuttavia, proprio per questo gli elettori del Belpaese, soprattutto dopo un anno di Governo giallo-verde, non hanno più scuse nei riguardi di un passaggio elettorale tanto delicato.

Se a fronte di 12 mesi dominati dalle balle spaziali dei partiti al potere, in cui tutti i riferimenti economici e finanziari del sistema sono peggiorati, a cominciare dai costi crescenti per finanziare il debito pubblico e la nostra traballante economia, il consenso di questi ultimi dovesse complessivamente aumentare, non si potrà più sostenere la tesi dell’abbaglio collettivo. Ci troveremmo di fronte ad un consapevole salto nel buio da parte di milioni di cittadini, dato che da tempo si avvertono chiarissimi i segnali di una decisa e rapida involuzione della nostra già abbastanza precaria condizione sistemica.

In estrema sintesi, il Paese sta correndo sempre più velocemente verso una devastante crisi finanziaria, così come ha teorizzato con il suo colorito ma efficace linguaggio Alberto Forchielli, ospite dell’ultima puntata di #cartabianca, talk di approfondimento politico in onda su Rai 3. In sostanza, il noto imprenditore bolognese, da sempre a stretto contatto coi mercati internazionali, ha spiegato che nel mondo ci si fida ben poco dell’attuale Governo. Un Governo che ha fatto esattamente l’opposto di ciò che aveva promesso sul piano dei conti, portando il debito pubblico su una traiettoria esplosiva anziché ridurlo, così come sbandierato tanto in campagna elettorale che ai tempi della famosa manovra del popolo. D’altro canto, ha mestamente rilevato lo stesso Forchielli, se un imprenditore continua a sperperare in spese inutili i prestiti che riceve dalla banca, quest’ultima alla fine si trova costretta a chiudere i rubinetti, mandando a carte quarantotto la sua azienda. E lo stesso principio vale per gli Stati, ai quali non è concesso di utilizzare i quattrini ricavati dalla vendita dei titoli pubblici per comprarsi il consenso, soprattutto quando si ha un indebitamento colossale e la sua stagnante economia non garantisce di pagare per un periodo indefinito i relativi interessi.

Da qui nasce una certa percezione di insolvenza che ha già causato un deciso aumento dello spread, e che con la prossima manovra di bilancio, con al centro un buco di bilancio di circa 40 miliardi di euro, potrebbe innescare un catastrofico attacco speculativo ai danni dei titoli di Stato italiani.

Occorrerebbe, quindi, fin da adesso invertire la rotta di una politica economica che ci sta portando letteralmente a sbattere. Tuttavia, se le forze politiche al comando dovessero ottenere un ulteriore rafforzamento democratico in queste elezioni europee, sarà poi ben difficile che esse possano immediatamente dopo sconfessare quanto realizzato in precedenza. D’altro canto, se la maggioranza dei cittadini italiani hanno intenzione di premiare chi ha finora interpretato il cambiamento promesso a colpi di balle spaziali e di nuovi debiti, facciano pure. Poi però non se la prendano con qualcun altro se ci troveremmo tutti a cantare mapim mapom, seppelliti sotto uno spread di 500/600 punti e con un sistema bancario praticamente paralizzato. Quando si ha l’obbligo di farsi rifinanziare ogni anno 400 miliardi di euro dai creditori di mezzo mondo, si dovrebbe scherzare poco con la demagogia e le promesse finanziariamente insostenibili.