Draghi, Bce pronta a ogni scenario, occhio a spread Btp

La Bce si prepara a uno scenario di difficoltà economiche che rischia di trascinarsi oltre il 2019: con tassi che rimarranno sottozero “almeno” fino a tutto l’anno. Con misure in preparazione per mitigarne gli effetti collaterali che fanno presagire un orizzonte ancora più ampio per la politica monetaria ultraespansiva. E con una riunione, quella di ieri, che se non ha toccato le leve monetarie, è servita per “fare il punto sulla posizione da tenere di fronte ad azioni future”.

Il quadro entro cui si muoveva la conferenza stampa di Mario Draghi è quello di una frenata della crescita dell’Eurozona che si trascinerà nel resto dell’anno, con rischi al ribasso anche se i fondamentali restano solidi e c’è bassa probabilità di una recessione, ha spiegato il presidente della Bce. Si è soffermato anche sull’Italia, dove “non sono una sorpresa” i numeri del governo che tagliano a 0,2% la crescita 2019 dopo che tutte le istituzioni hanno rivisto in peggio i dati per l’Italia così come per l’Eurozona. E dove - dice Draghi - l’“Italia sa” come stimolare la crescita, anche se - è il monito sullo spread - “è molto importante” che lo faccia “senza causare un aumento dei tassi perché provoca una contrazione” del Pil. In questo quadro di massima incertezza, fra rischi di “conseguenze serie” da una ‘hard Brexit’ e i dazi di Trump che “certamente minacciano la fiducia”, la Bce, che ha da poco fatto slittare fino almeno a dicembre l’orizzonte dei tassi fermi ai minimi storici, si auspica il meglio ma si prepara al peggio. Il consiglio direttivo, all’unanimità, ha “riasserito la sua prontezza a usare ogni strumenti possibile per far fronte a ogni contingenza”.

Non si è discusso di riaprire il ‘Quantitative easing’, gli acquisti netti di bond terminati a dicembre. “Abbiamo numerosi strumenti” per agire, dice Draghi in risposta a chi sfida la Bce a dimostrare di avere munizioni. Ma la prima linea di difesa è quella dei tassi. E da giugno in poi, quando ci saranno le nuove stime di crescita e inflazione, ogni momento sarà buono per far slittare ulteriormente l’orizzonte finora fissato “almeno fino a fine 2019”. Infatti non solo la Bce sta studiando misure alternative (come applicare tassi sui depositi differenziati per tranche) per mitigare la compressione dei margini d’interesse bancari. Ma lo stesso Draghi giudica corretta l’aspettativa degli investitori secondo cui un simile dossier, se è sul tavolo dei governatori, indica che un rialzo dei tassi potrebbe slittare ulteriormente. Poco importa, dunque, che la scadenza del mandato dell’italiano ai vertici della Bce sia ormai prossima (ottobre).

Draghi, che ha voluto ribadire più volte come la Bce sia “pronta” a intervenire, ha parlato di un consiglio Bce unanime. E anche se qualche governatore, nella scorsa riunione di marzo, non è stato contento dell’aspettativa sui tassi fermi fatta slittare, “è anche vero che altri avrebbero voluto andare anche oltre”. Segno che l’ipotesi è sul tavolo. Giugno sembra il mese decisivo per capire come andrà, e sarà anche l’occasione per conoscere i dettagli - su cui Draghi ancora non si sbottona - del nuovo maxi-prestito Tltro per puntellare le banche.