Levi’s a Wall Street, verso 6,2 miliardi di valutazione

I jeans Levi’s scaldano i motori per la quotazione in Borsa, in una Wall Street che attende un 2019 ‘affollato’ in termini di initial public offering. Oltre a Levi Strauss il lungo elenco di aspiranti include infatti colossi del calibro di Uber, Airbnb e Lyft.

Con lo sbarco in Borsa i Levi’s puntano a raccogliere fino a 587 milioni di dollari, per una valutazione della società di 6,2 miliardi. Le azioni in vendita - emerge dai documenti depositati alla Sec - saranno circa 36,7 milioni: a cederle sono soprattutto gli azionisti esistenti, che ne venderanno 27,2 milioni a fronte dei 9,5 milioni che offrirà Levi Strauss. Numeri importanti per una società come Levi’s, alle prese con un’agguerrita concorrenza non solo da altri produttori di jeans ma dal boom dell’abbigliamento ‘athleisure’, ovvero la tendenza fashion in cui gli abiti disegnati per le attività sportive vengono usati tutti i giorni, dal posto di lavoro agli eventi sociali. Levi Strauss si mostra però ottimista: dopo un 2018 con ricavi in crescita del 14% a 5,6 miliardi di dollari su un utile in aumento a 283,1 milioni, il colosso dei jeans prevede un primo trimestre in accelerazione. I ricavi sono attesi fra 1,4 e 1,43 miliardi, in crescita rispetto agli 1,34 dei tre mesi precedenti, mentre l’utile è previsto fra i 130 e 146 milioni, in netto miglioramento rispetto a un rosso di 18,6 milioni nello stesso periodo dell’anno scorso.

L’ottimismo è dettato anche dal modello di vendite ‘omni-retail’, nel quale le vendite fisiche e online vanno a braccetto. Levi’s punta a quotarsi al Nyse con il ticket ‘Levi’. Per la società è un ritorno a Wall Street dove si era quotata nel 1971 per poi fare un passo indietro, con il delisting, nel 1985. Levi Strauss intende usare i fondi raccolti con la quotazione da usare per “acquisizioni e investimenti strategici, anche se al momento non ci sono piani”.