La bugia tedesca sui crediti deteriorati

Contro cosa e chi è puntato l’indice accusatorio del “sistema bancario europeo”? Oggi sappiamo che la Cassa di Risparmio di Genova (Carige) avrebbe in pancia una montagna dei crediti deteriorati, noti nel mondo della finanza come “Non performing loans” (Npl). Chiariamo che si tratta esclusivamente di prestiti non restituiti da imprese e famiglie, e non certo di debiti contratti da pubbliche amministrazioni. L’Ue può guardarci con sguardo severo se la sofferenza è pubblica, ma deve accettare l’alea della non restituzione nel rapporto tra istituto di credito privato e cittadini. I crediti deteriorati si dividono in esposizioni scadute (in genere sconfinamenti) ed inadempienze (gli anglosassoni “unlikely to pay”, ovvero le nostre sofferenze). La parte più preoccupante per la banca (e non per la tenuta del sistema paese) sono le sofferenze, e vanno ristrette ai debitori falliti, soggetti su cui già l’accertamento giudiziario ha espresso la gravità della situazione espositiva.

Ma gettare il caciara i crediti, mischiando bilanci pubblici e privati, sembrerebbe utile a chi vorrebbe a livello europeo commissariare la politica creditizia italiana, chiudendo definitivamente la discrezionalità delle istituzioni bancarie nazionali: ecco perché le banche italiane hanno paura delle nuove norme sui crediti deteriorati.

I crediti deteriorati non sono mai stati importanti nemmeno nei bilanci bancari: ma nel 2008 (crisi finanziaria mondiale dovuta ai “subprime” americani) il sistema bancario europeo e mondiale ha iniziato ad usare questi crediti per bloccare la politica creditizia dei singoli stati. Va detto che all’atto dell’erogazione di un prestito, le banche pretendono che il debitore conceda garanzie reali (ipoteche su beni immobili o pegno su beni mobili) e personali (fideiussione) per minimizzare le perdite nel caso di inadempienza: si stima che il 70 per cento dei crediti deteriorati italiani risultino coperti da tali garanzie. La gravità del fenomeno italiano è palesemente inferiore a quella che si percepirebbe dalle dichiarazioni dei soloni europei e tedeschi.

Ma a qualcuno è convenuto buttare tutto in caciara, lasciando intendere che l’Italia sia peggio di quel che realmente è. Oggi scopriamo che le finanze pubbliche dell’Italia sono più in ordine di quelle della Germania. A dircelo è l’Eurostat, organo non certo tacciabile di parzialità. Così il settore pubblico italiano risulterebbe meno esposto ai crediti deteriorati di quello tedesco. Emerge che la quota di prestiti che il governo italiano fa fatica a vedersi restituire è pari zero, mentre in Germania il valore è dello 0,2 per cento.

E l’Italia pare stia ancora meglio della Germania se paragoniamo i lander tedeschi con le regioni italiane: e mentre i dati tedeschi non sono disponibili, invece i dati dei lander vengono segretati da governo nazionale ed istituzioni locali. Il solo dato che turberebbe l’Ue è che le banche italiane hanno in pancia più crediti deteriorati delle istituzioni creditizie europee: ma sono tutti crediti deteriorati privati, e non certo riconducibili a mala gestio pubblica. Slovenia, Portogallo, Repubblica Ceca e Germania hanno crediti deteriorati pubblici, ma all’Ue conviene puntare il dito contro l’Italia, mischiando i conti pubblici con quelli privati. Emerge che obiettivo del sistema finanziario europeo è rendere acefala la politica bancaria italiana.

Per questo motivo l’Iccrea, che accorpa le Banche di Credito Cooperativo e le Casse Rurali, potrebbe cedere la propri piattaforma di gestione dei crediti deteriorati ad un operatore specializzato: seguendo l’esempio d’Intesa Sanpaolo con Intrum e di Banco Bpm con Credito Fondiario. A rivelarcelo è il quotidiano specialistico Milano Finanza che ha precisato come Iccrea si sia affidata per raggiungere l’obiettivo agli advisor BlackRock e Kpmg: un piano industriale rigorosamente concordato con la Bce, onde evitare bastoni tra le ruote al varo d’un nuovo gruppo bancario. Il gruppo Iccrea conta da circa due anni più di 4 milioni di clienti, 2.600 sportelli presenti in 1.738 comuni italiani, un attivo di circa 150 miliardi ed un patrimonio netto di 11,5 miliardi: una bella provvista che il sistema bancario europeo vorrebbe venisse investita lungo l’asse franco-tedesco.

Per pararsi da questi “imbrogli europei” il ministero del Tesoro è al lavoro dallo scorso autunno per introdurre una nuova normativa sulle Gacs (Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze): in una nota dello scorso fine settembre (a firma del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e del ministro dell’Economia e Finanze, Giovanni Tria) si legge che “il Governo sta verificando anche la fattibilità tecnica dell’estensione alle cartolarizzazioni dei crediti classificati come inadempienze probabili”. È difficile che l’agnello possa ribellarsi al lupo, specie se quest’ultimo s’erge a giudice unico del “sistema bancario europeo”.