Draghi suona l’allarme

Rischi in aumento sulle prospettive economiche dell’Eurozona e nel breve termine la crescita sarà probabilmente più debole rispetto alle attese. Mario Draghi suona il campanello d’allarme dopo la prima riunione dell’anno della Banca centrale europea a Francoforte, rassicurando però che al momento il rischio di recessione è basso e che la Bce ha ancora a disposizione le sue munizioni per far fronte al peggio.

“I rischi per le prospettive economiche si sono mossi verso il basso” da bilanciati, afferma Draghi, citando fra i fattori di rischio il protezionismo e gli scenari geopolitici che “pesano sulla fiducia”. Ma pure “lunghe trattative sulla Brexit rappresentano un rischio” per la crescita, aggiunge il presidente Bce. Proprio questo mese l’indice Pmi manifatturiero nell’Eurozona, che monitora l’attività del settore, è sceso a 50,5 punti, segnando il livello più basso da novembre del 2014. In Germania lo stesso indice è scivolato sotto la soglia dei 50 punti, a 49,9, registrando una contrazione dell’attività per la prima volta da quattro anni. E, secondo indiscrezioni di stampa tedesca, Berlino ha addirittura tagliato le stime di crescita per il 2019 all’1% dall’1,8% previsto in autunno. In questo quadro quindi “è ancora necessario un significativo stimolo monetario”, soprattutto “per sostenere l’inflazione” che nei prossimi mesi “rallenterà” ulteriormente a causa del calo dei prezzi del petrolio, spiega Draghi, ricordando che a dicembre l’inflazione è crollata all’1,6% dall’1,9% di novembre.

Tuttavia “nell’analisi dei governatori” della Bce “non appare un evento probabile una recessione nell’Eurozona nel suo insieme”, sottolinea Draghi, facendo presente che Francoforte “non ha esaurito tutte le sue munizioni, la sua cassetta degli attrezzi è sempre lì” e dunque la Bce “è pronta” ad intervenire. Tra gli strumenti a disposizione della Bce ci sono le maxiaste di liquidità a lungo termine (Tltro), che sono state menzionate da “diversi” membri del Board, ha detto Draghi, ma “nessuna decisione è stata presa” perché devono “essere utili per affrontare un problema di frammentazione nei mercati del credito: devono essere parte di una strategia di politica monetaria, non uno strumento a favore di un settore di un paese”. Per alcuni analisti, il fatto che le Tltro siano state menzionate da diversi esponenti del consiglio Bce e la revisione al ribasso dei rischi sulla crescita, potrebbe far ipotizzare un annuncio di una maxiasta di liquidità nella prossima riunione di marzo con “una eventuale partenza differita a giugno”.

Intanto, in questa sua prima riunione del 2019, dedicata alla “valutazione delle attuali condizioni economiche” dell’Eurozona, la Bce ha lasciato i tassi d’interesse fermi: quello principale allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. E si manterranno sui livelli attuali “almeno fino all’estate del 2019”, ha spiegato il presidente della Bce. Francoforte, poi, continuerà a “reinvestire” il capitale rimborsato sui titoli in scadenza acquistati nel quadro del Qe, “per un periodo prolungato di tempo successivamente alla data in cui inizierà ad alzare i tassi di interesse”.