Vent’anni con l’Euro

Nonostante attacchi, speculazioni e divisioni tra rigoristi e colombe, l’euro non solo resiste ma domani compie 20 anni. La moneta unica europea, che molti davano per spacciata all’apice della crisi del debito sovrano tra il 2011 e il 2012, è oggi la valuta di 19 Paesi Ue utilizzata quotidianamente da 340 milioni di europei, e la seconda al mondo dopo il dollaro.

“Oggi l’euro è più popolare che mai”, sottolinea il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, perché sono proprio i cittadini dell’eurozona, nonostante populismi e movimenti anti-Ue, a restare tra i più accaniti sostenitori dell’euro, almeno 2 su 3 secondo l’Eurobarometro. Inclusi gli italiani, che hanno visto tra l’altro la maggiore ‘fiammata d’amore’ d’Europa (+12%) nei confronti della moneta unica nell’ultimo anno. Sebbene l’euro sia “diventato un simbolo di unità e stabilità”, come ha sottolineato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, la strada resta però irta di difficoltà.

A partire dalla riforma “a metà” dell’eurozona, molto meno ambiziosa di quanto proposto dal presidente francese Emmanuel Macron: “il lavoro non è ancora finito”, ha ammonito il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. I pimi passi verso l’euro furono compiuti nel 1988 quando l’allora presidente della Commissione Ue Jacques Delors mise in piedi un comitato ad hoc i cui lavori gettarono le basi per il Trattato di Maastricht, firmato nel 1992 dopo duri negoziati e che costituì le fondamenta della moneta unica europea. “Vent’anni dopo, sono convinto che quella fu la firma più importante che io abbia mai fatto”, sottolinea Juncker, unico uomo politico ancora in attività che visse da protagonista quei momenti. E che giocò un ruolo chiave per l’Italia. “Feci di tutto, nonostante le forti resistenze in alcuni stati membri, per avere l’Italia come membro dell’euro sin dall’inizio”, ha ricordato alcuni mesi fa quando lo scontro con il governo italiano batteva il suo pieno, “ho sempre detto che non volevo saperne dell’euro se l’Italia non fosse stata ai blocchi di partenza”. Nel 1998 divenne operativa la Banca centrale europea e il primo gennaio 1999 venne lanciato l’euro come moneta ufficiale di 11 Paesi (Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Finlandia e Austria), a cui nel 2001 si agganciò la Grecia.

Il primo gennaio 2002 vennero messe in circolazione le prime banconote e monete in euro, e ritirate le valute nazionali. Da allora si sono aggiunti Slovenia (2007), Cipro e Malta (2008), Slovacchia (2009) e poi, nonostante la crisi greca, Estonia (2011), Lettonia (2014) e Lituania (2015). Ora, sottolinea il presidente della Bce Mario Draghi, “c’è una generazione che non conosce altra moneta” che l’euro: l’Eurotower ha dunque “rispettato il suo mandato principale di mantenere la stabilità dei prezzi”, ma ha “anche contribuito al benessere”. Se l’Ue non vuole mettere in pericolo la sua più grande conquista, deve però migliorarne il funzionamento e far convergere sempre più le economie dell’eurozona, colmando il divario tra i Paesi. “Il futuro è ancora in corso di scrittura, abbiamo una responsabilità storica” da non deludere, avverte Centeno.