Sullo scorso numero del periodico “Oggi”, Antonio Parisi, giornalista già direttore di importanti emittenti tv, collaboratore di varie testate settimanali, e studioso delle grandi dinastie politiche e imprenditoriali europee (come la Fiat), è autore di quello che si può definire un “mini-scoop” storico.

Parisi, infatti, ha rintracciato un documento di particolare rilievo nell’archivio di Susi Draxler Nati (oggi giornalista della Stampa Estera in Italia per testate del suo Paese, l’Austria). La vedova di Arturo Nati (1926 -2018), avvocato, giornalista, assistente universitario, già partecipante alla Resistenza a Roma insieme a Maria Romana De Gasperi (figlia maggiore di Alcide, scomparsa quest’anno); e, nel 1948, primo italiano in assoluto a parlare alle Nazioni Unite, come rappresentante dei giovani universitari cattolici (a Nati, Parisi ha dedicato un ampio saggio biografico, “Vita dell’avvocato Arturo Nati. Un'esistenza dedicata al fare”, Dellisanti editore, 2021).

Di cosa si tratta? Siamo ai primi dì aprile del 1945, in Europa la guerra sta per concludersi. Ma per tanta gente, stremata da anni di sofferenze, il conflitto bellico sembra non dover finire mai: così scrive anche l’autrice del biglietto che Parisi presenta su “Oggi”, la regina Elena del Montenegro, che si rivolge all’istitutrice delle sue 4 figlie (Iolanda, Mafalda, Giovanna e Maria Francesca), la professoressa Amalia Biglino Nati, detta Ninì. Molto cara alle principesse e a tutta la famiglia reale, donna fortemente colta, madre appunto di Arturo Nati.

La regina scrive il 4 aprile del 1945 da Raito, frazione di Vietri sul Mare (Salerno) dove, con il marito Vittorio Emanuele e il loro seguito, sono temporaneamente ospiti nella casa del napoletano Raffaele Guariglia, già ministro degli Esteri con Badoglio, e, dall’agosto del 1944, ambasciatore d’Italia nella Francia liberata: dopo esser stati sfrattati, per ordine degli inglesi, dalla villa Rosebery di Napoli (che, nel Dopoguerra, passerà tra i beni immobiliari a disposizione dei presidenti della Repubblica). Il documento rintracciato da Parisi appartiene a un enorme fondo, contenente lettere, disegni, foto, inviati dai Savoia a Ninì, poi confluito appunto nell’archivio di Susi Draxler Nati. Nel biglietto, la Regina Elena, preoccupata come qualsiasi altra madre, esprime la sua angoscia per non aver da tanto tempo notizie di Mafalda, Maria Francesca e dei loro figli.

In quel momento, Maria Francesca, ultimogenita dei reali, più giovane di Mafalda di una diecina d’anni, si trova in un lager in Germania, reclusa insieme al marito e ai figli dopo l’8 settembre: sarà poi liberata, dagli Alleati, alla fine della guerra. Ma Mafalda, detta Muti, o Mutina, è morta molti mesi prima, il 28 agosto del 1944, nel lager di Buchenwald: dopo esservi vissuta, sotto falsa identità, da fine settembre del 1943. I suoi figli minori, Enrico, Ottone ed Elisabetta, quando Roma viene occupata dai nazisti sono fortunatamente fatti salvi in Vaticano, affidati a Monsignor Montini, stretto collaboratore di Pio XII (e futuro Papa Paolo VI); il maggiore, Maurizio, si trova invece in Germania con il padre, il principe tedesco Filippo d’Assia. Arrestato dopo l’armistizio dell'’ settembre 1943, in quanto ritenuto da Adolf Hitler colpevole d’aver preso parte, insieme al suocero Vittorio Emanuele III, alla congiura causa della destituzione di Benito Mussolini, Filippo sarà internato prima a Flossenbürg, poi a Dachau e, infine, in Alto Adige: qui lo ritroveranno gli Alleati, ai primi di maggio del 1945.

Dopo i funerali del cognato Boris III, zar di Bulgaria, marito di Giovanna, altra sorella di Mafalda, e riluttante ad allearsi in pieno con la Germania (morto forse avvelenato dai nazisti, dopo un burrascoso colloquio con Hitler, a fine agosto del 1943), Mafalda aveva deciso di rientrare a Roma per congiungersi con i figli e la famiglia (sentendosi, in quanto cittadina e principessa tedesca, moglie di Filippo d’Assia, sicura che i nazisti l'avrebbero rispettata). Invece, il 23 settembre del 1943 viene arrestata con un tranello, e portata prima a Berlino, poi a Buchenwald.

Nel lager, Mafalda di Savoia – come ricostruisce Antonio Parisi presentando il documento che dicevamo – vive con grande dignità la sua condizione, cercando anche d’ aiutare i suoi compagni di prigionia. Dopo le ferite riportate in un bombardamento alleato del campo a fine agosto del 1944, è molto probabile che la principessa sia stata intenzionalmente operata dai tedeschi in ritardo – pur con procedura di per sé corretta – per provocarne la morte (metodo, un “classico” del regime nazista, già applicato proprio a Buchenwald, ed eseguito su alte personalità di cui si desiderava sbarazzarsi “salvando la faccia”).

Nove giorni dopo la lettera della Regina Elena ad Amalia Biglino Nati, ricorda sempre Parisi, i giornali stessi riportano la conferma della notizia della morte di Mafalda in prigionia. Merito del collega Parisi è stato saper ritrovare, nella miriade di documenti ora facenti parte dell’archivio Draxler Nati, una testimonianza precisa dell’angoscia che, per quasi due anni, tormentò i reali per la mancanza di notizie sulla sorte di due delle loro figlie (a maggior ragione considerando che Vittorio Emanuele III, in seguito, fu anche accusato di non essersi adeguatamente preoccupato della salvezza di Mafalda, nei giorni convulsi intorno all’ 8 settembre; aggiungiamo che, oltre a Mafalda e Maria con i rispettivi consorti, dei Savoia, dopo l’8 settembre, furono arrestati per ordine di Hitler Amedeo di Savoia Aosta, che aveva solo 2 anni, la madre Irene di Grecia, Margherita di Savoia Aosta e Maria Cristina di Savoia Aosta, figlie di Amedeo di Savoia l’eroe dell’Amba Alagi, morto a sua volta, prigioniero degli inglesi, già nel 1942).

Una conferma, diremmo, della tesi, esposta già da Parisi nel suo libro su Arturo Nati (libro di cui è stata ultimamente presentata con successo, nell’importante località turistica austriaca di Huettschlag, nella Valle di Grossarl, l’edizione locale) che le “vicende umane non possono essere comprese compiutamente, se manca la visione della vita di tutti coloro che in variegato modo concorrono con il loro agire, con le loro famiglie, con i loro successi, le loro sconfitte, a comporre quel magnifico mosaico che è la realtà umana”.