Il 5 agosto torna la neve a Roma

Come nacque – e perché – la tradizione del miracolo della neve a Roma il 5 di agosto?

“Si era sotto il pontificato di Papa Liberio – quarto secolo dopo Cristo – e un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni, insieme alla sua nobile moglie, non avendo figli decisero di offrire i propri beni alla Santa Vergine per la costruzione di una chiesa a lei dedicata. La Madonna apprezzò il loro desiderio e apparve in sogno ai coniugi la notte fra il 4 e il 5 agosto, indicando con un miracolo il luogo dove sarebbe sorta la chiesa. La mattina seguente i coniugi romani si recarono dal Papa, per raccontare il sogno fatto da entrambi: poiché anche il Pontefice aveva fatto lo stesso sogno, si recarono sul posto indicato, il Colle Esquilino, che fu trovato coperto di neve in piena estate. Il Papa Liberio, allora, tracciò il perimetro della nuova chiesa seguendo la superficie del terreno innevato e fece costruire l’edificio sacro a spese dei nobili coniugi”.

Ogni anno, per rinnovare questa tradizione del miracolo della neve a Roma, si svolge una cerimonia suggestiva sul sagrato davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore. La chiesa in realtà, essendo stata costruita sotto Papa Liberio, è conosciuta anche come Liberiana. La gente però l’ha sempre appellata anche “ad Nives”. Nel 1983, Papa Wojtyla volle un accordo tra il Vaticano e il Comune della Capitale per rievocare in maniera sistematica questo miracolo con una manifestazione culturale.

Viene anche eseguita la “nevicata” che, ogni 5 agosto alle 21, illude la città per un momento che il caldo torrido sia finito. Persino quest’anno. Regia e coreografia del “miracolo”, a partire dal 1983, sono sempre state “reinventate” dall’architetto Cesare Esposito. Una sorta di “genius loci” del Rione Monti che nell’Urbe si è fatto un nome come organizzatore di questo tipo di eventi metastorici. E che si tramanda da sindaco a sindaco e da assessore alla Cultura ad assessore alla Cultura, fino dai mitici tempi di Renato Nicolini. Esposito, artista eclettico, devoto religioso e molto amico dello stesso Papa Giovanni Paolo II, fin dall’inizio tentò di fare le cose in grande. Senza parsimonia di effetti speciali e neve artificiale sparata con gli stessi cannoni che si usano per le piste da sci. Nel 1987, anno Mariano per eccellenza, Wojtyla stesso che era uomo spiritoso e con la battuta sempre pronta, ammirando il vento che faceva spandere in pieno agosto la neve sparata dai cannoni, disse ad Esposito che “a causa sua questa basilica che già era stata detta “liberiana” – cioè di Papa Liberio – rischiava ora di venire ribattezzata come Siberiana”.

E anche quest’anno la cerimonia del miracolo più controverso ma quasi certamente tra i più amati della tradizione popolare si ripeterà il 5 agosto, dalle 18,30 in poi. Finita o quasi l’epoca del Covid e nonostante la guerra di invasione russa all’Ucraina, le manifestazioni religiose popolari tornano ad avere il proprio spazio nella Capitale della spiritualità mondiale.

(*) La locandina dell'evento