“The Beatles: Get back”, perché non potete perderlo

Da qualche mese è possibile vivere un’esperienza indimenticabile e imperdibile per tutti coloro che amano la musica. Se siamo tutti d’accordo nel considerare la musica, anche la cosiddetta musica leggera, una forma d’arte sono pochi quelli che non riconoscono nei Beatles i più importanti, i più rivoluzionari, i più influenti, insomma i più grandi esponenti di quest’arte. Il 2 gennaio del 1969 i Beatles si ritrovano negli studi cinematografici di Twinckenham per un progetto alquanto ambizioso: comporre, provare ed eseguire circa 14 brani in meno di un mese, per poi esibirsi dal vivo in un grande show televisivo e incidere un nuovo album. Ogni momento sarà registrato dalle telecamere e dai microfoni di una troupe agli ordini del regista Michael Lindsay-Hogg.

Sappiamo tutti come andò a finire: dopo 21 giorni di prove, dopo l’abbandono del gruppo da parte di George Harrison, la successiva rappacificazione e il trasferimento a Londra in Savile Row, il 30 gennaio, i Beatles sono sul tetto degli Apple Studio per quello che sarà il loro ultimo leggendario concerto. Le telecamere di Lindsay-Hogg riprendono tutto ciò che succede dal 2 al 30 gennaio e il regista nel 1970, subito dopo lo scioglimento della band, fa uscire il film documentario Let it be che non viene accolto favorevolmente neanche dagli stessi Beatles. Dopo 50 anni, il regista Peter Jackson entra in possesso di circa sessanta ore di riprese completamente restaurate e impiega quattro anni per montare la serie con la collaborazione di Paul McCartney, Ringo Starr, Yoko Ono, Olivia Harrison e Giles Martin.

Questa è la genesi di The Beatles: Get Back, un monumentale documentario in tre puntate dalla durata complessiva di circa otto ore. La prima emozione che si prova guardandolo è lo stupore per la qualità delle immagini. Ci troviamo così con i quattro di Liverpool che, senza veli, senza sceneggiatura o copioni da rispettare, si rivelano a noi esattamente per quello che sono: quattro ragazzi non ancora trentenni che hanno già conquistato il mondo e che si trovano a fare i conti con un passato ingombrante e un futuro tutto da scrivere. Si avverte quasi una sorta di imbarazzo, come fossimo dei clandestini spettatori di uno straordinario spettacolo a cui però non siamo stati invitati. In effetti, si assiste davvero a tutto ciò che avviene durante le prove, agli scontri, agli spuntini, ai momenti di puro divertimento, all’analisi dei brani proposti, alla formazione degli arrangiamenti.

È un vero e proprio reality, un Grande Fratello i cui protagonisti sono John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr, Yoko Ono, Billy Preston, George Martin, Glyn Johns, Mal Evans, Linda McCartney, Michael Lindsay-Hogg e comparsate di lusso come Peter Sellers, Alan Parsons, Maureen Starkey e la piccola Heather McCartney (scusate se è poco). E come nei reality emergono i diversi caratteri dei protagonisti, non solo tanta fantastica musica, ma vita vera, storie di amicizia, di incomprensioni, di litigi e rappacificazioni, di genialità e impeto creativo, un affresco della società di quegli anni rivoluzionari che incanta gli spettatori davanti allo schermo e li costringe a vedere e rivedere queste otto ore di magia.