Antonio Parisi ricostruisce la vita di Arturo Nati

“Le vicende umane non possono essere comprese compiutamente se manca la visione della vita di tutti coloro che in variegato modo concorrono con il loro agire, con le loro famiglie, con i loro successi, le loro sconfitte, a comporre quel magnifico mosaico che è la realtà umana. Per questo motivo gli storici scavano, oltre che nei documenti dei grandi, anche in quelli che attengono alle vite familiari di persone che, in realtà, con la loro esistenza hanno rappresentato l’ossatura dei popoli, delle nazioni e degli Stati”.

Così, con toni diremmo manzoniani (proprio Manzoni, del resto, soprattutto nei Promessi Sposi, mostra come la storia, in realtà, spesso abita lontano dai palazzi del potere, nella vita quotidiana della gente, o almeno in stretta dialettica tra “Paese reale” e “Paese legale”), Antonio Parisi, giornalista già direttore di importanti emittenti tivù, collaboratore di varie testate settimanali, e storico delle grandi dinastie politiche e imprenditoriali europee (come la Fiat), apre la presentazione del suo libro Vita dell’avvocato Arturo Nati (Massafra – Roma, Dellisanti edizioni, 2021, 35 euro). “Arturo Nati… Chi era costui?” (per dirla ancora con Manzoni). Nati (1926-2018), di cui Parisi ricostruisce nei dettagli la vita e il percorso umano e professionale, è personaggio poliedrico e di vasto spessore intellettuale: avvocato cassazionista come il padre Augusto, giornalista, studioso di diritto internazionale e della navigazione, diplomatico, docente universitario alla “Sapienza” e alla Luiss, dirigente del Rotary Club. Personaggio di primo piano della vita civile e intellettuale di Roma, purtroppo mai direttamente “utilizzato” dalla vita politica come parlamentare o ministro.

Il suo nome, oggi, è familiare solo a una relativamente ristretta cerchia di protagonisti della società civile e della politica: eppure, basti pensare che, nel 1948, proprio Arturo Nati fu il primo italiano in assoluto a parlare alle Nazioni Unite, in rappresentanza dei giovani italiani della World Federation of United Nations Associations. Nato a Roma, nello storico quartiere Prati, da Agapito Augusto, avvocato cassazionista poi anche diplomatico e consigliere legale di Casa Savoia, e da Amalia Biglino, donna fortemente colta, istitutrice delle quattro figlie di Vittorio Emanuele III, Nati, nel 1943-1944, appena diciottenne, partecipa, con Maria Romana De Gasperi (sì, proprio la figlia di Alcide!), alla Resistenza romana d’ispirazione cattolica, dopo essere aderito alla Dc. Sono i mesi terribili dei posti di blocco e delle retate naziste (dal Ghetto ebraico al Quadraro), della fame e del terrore continuo, delle spie e delle azioni partigiane. Il 23 marzo del 1944, Arturo e l’amico Franco Nobili si trovano per caso al tragico “appuntamento con la storia” di Via Rasella, riuscendo miracolosamente a sfuggire al rastrellamento nazista; a ottobre successivo, con Roma ormai liberata, Nati è eletto nel Comitato giovanile romano democratico-cristiano. Seguono anni di militanza, studio e intensi impegni, in organismi come la Fuci (dove allora si stanno formando futuri “cavalli di razza” della Dc come Aldo Moro e Giulio Andreotti), il Comitato studentesco della Sioi, Società italiana per l’organizzazione internazionale, e il Crue, Centro relazioni universitarie estero.

Del 54 è l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati di Roma, del 60 la qualifica come cassazionista. Ma soprattutto, a luglio del ‘59 Arturo sposa il suo amore: la giovane Susanne (Susi) Draxler, che appartiene a un’importante famiglia viennese. Il padre, l’avvocato Ludwig Draxler, è figura importante della vita civile austriaca: che nel 1935-36 è stato giovane ministro delle Finanze col cancelliere Schuschnigg, impegnandosi per ridare fiato all’economia austriaca e resistere, per quanto possibile, alla crescente tracotanza nazista, volta ad attuare l’Anschluss (pagherà poi tutto questo, all’alba del 13 marzo 1938, con l’arresto e la temporanea reclusione a Dachau). Nel Dopoguerra, Ludwig patrocinerà con successo la causa intentata da Otto d’Asburgo, figlio dell’ultimo imperatore austro-ungarico Karl I, per poter liberamente rientrare in patria; nel 59, al matrimonio di sua figlia Susi con Arturo Nati, saranno presenti anche Leopold Figl, ex-cancelliere austriaco, e il ministro degli Esteri Karl Gruber (già negoziatore, anni prima, dello storico accordo col premier italiano De Gasperi sull’autonomia dell’Alto Adige).

La storia di Arturo Nati – sottolinea Antonio Parisi nel saggio – rappresenta un esempio concreto d’incontro tra formazione intellettuale laica e fede cristiana autentica: vissuta senza ostentazioni ipocrite né integralismi, ma cercando d’immettere sinceramente lievito cristiano nella vita professionale e civile. Corredano il libro un vasto repertorio fotografico e un’ampia raccolta di scritti di Nati su testate d’ogni tipo, dal dopoguerra in poi: Il Popolo, la rivista Civitas, diretta da Paolo Emilio Taviani, con saggi, nei primissimi anni Cinquanta, su Giappone, Medio Oriente e Usa, le mitiche Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti (dove Arturo scrive insieme ai più noti rappresentanti del federalismo sovranazionale, da Altiero Spinelli a Luciano Bolis), Quaderni Romani, fondata nel 1970 dallo stesso Nati, ed altre ancora.