Pierluigi Pietricola, una persona concreta

Il distanziamento fisico, più che sociale, ha i suoi vantaggi. Invitata al Premio Le Cattedrali Letterarie Europee, seduta in seconda fila, sugli spalti del Teatro Basilica in Piazza Porta San Giovanni a Roma, ho assistito alla performance del premiato della XIV edizione, Arturo Brachetti, incitato e coadiuvato da un impeccabile Pierluigi Pietricola. Il fatto di stare seduta da sola, senza nessuno accanto, mi ha fatto concentrare in maniera più profonda su quello che osservavo. E la domanda che mi è “sorta spontanea” (come diceva Antonio Lubrano) è stata questa: ma dei premianti non si parla mai? Il Premio è noto e basta andare a cercare su internet per saperne di più, ma poco si sa di chi lo organizza, quasi in sordina, silenziosamente facendo parlare i fatti, la professionalità. Ed è stata proprio la professionalità ad incuriosirmi a tal punto da voler sapere qualcosa in più sul conto di Pierluigi Pietricola, il Vice Presidente del Premio. Poco più di un adolescente quando ha istituito il premio assieme al Presidente Marco Ghitarrari. Pierluigi nasce ad Albano Laziale, vicino Roma. Figlio unico di un responsabile dell’ufficio mutui, finanziamenti e prestiti in una banca e di una responsabile dell’ufficio import-export di una ditta militare americana. Nipote di quattro nonni eccezionali: due contadini, quelli paterni “ma nel senso alto con cui li intendeva Carlo Levi” (ci tiene a precisare), mentre la nonna materna era una sarta sopraffina ed il nonno (straordinario secondo i racconti di famiglia e mai conosciuto in quanto venuto a mancare molto prima che lui nascesse), lavorava in banca. La famiglia è tutto, poi entra in gioco l’attitudine di ogni singolo individuo, ma se una mamma, un papà, uno zio, una persona che si riconosce come una guida ti avvicina al teatro, alla cultura in generale e tu ne trai piacere, allora è fatta!

Questo è successo a Pierluigi Pietricola, il quale fin da piccolo, grazie soprattutto ai suoi genitori e in particolare all’insistenza della mamma, ha coltivato la passione per il teatro e, più tardi, la cultura umanistica in generale. Aveva solo quattro anni quando vide per la prima volta uno spettacolo di prosa, una commedia in dialetto romanesco interpretata da Alfiero Alfieri (scomparso l’anno scorso). Coinvolto dalla rappresentazione al punto tale da non voler uscire dalla sala. Crescendo, si è appassionato a personalità come i De Filippo, Romolo Valli, Strehler, Ronconi, Fabrizi, Nino Taranto, Macario, Manfredi, Sordi, Gassmann, Chaplin, Laurel e Hardy, fino ad arrivare a David Lynch, Francis Ford Coppola, Meryl Streep, Jack Nicholson e tanti altri. Dalla scena al libro il passo è stato breve, complice un grandissimo professore con il quale si è laureato: Ubaldo Soddu (critico drammatico per il Messaggero, oltre ad essere autore teatrale).

Pierluigi è empatico, ha una capacità di comunicare che cattura. E non si fa fatica a capire il motivo per cui le persone che hanno a che fare con lui gli diventano amici. Come è successo appunto con il professore

Soddu, con Umberto Eco, incontrato nel 2005 dopo una e-mail in cui gli chiedeva un appuntamento perché aveva intenzione di scrivere un saggio sui suoi romanzi (che poi portò a termine e che Eco lesse, ma che giace ancora nei cassetti perché “vorrei lavorarci ancora un po’ prima di proporlo a qualche editore”, dice Pietricola). Nello stesso anno avvenne l’incontro con Marco Ghitarrari, Presidente dell’Associazione Eureka. Con Ghitarrari è nata un’intesa molto forte che dura e si consolida nel tempo organizzamdo tutte le iniziative a cui siamo chiamati ad assistere. Il fiore all’occhiello dell’intera pianificazione è sicuramente il Premio Le Cattedrali Letterarie Europee che ha visto premiati, solo per citare alcuni nomi: Umberto Eco, Claudio Magris, Roberto Benigni, Wendelin Schmidt-Dengler e John McCourt, Dario Fo, Pietro Citati, Francis Ford Coppola, Meryl Streep, Ermanno Olmi, Andrea Camilleri, Alessio Boni, Manoel De Oliveira, Alberto Asor Rosa, José Saramago, Massimo Cacciari, Paolo e Vittorio Taviani, Salvatore Accardo, Nadia Fusini, Andrea Moro, Alain Finkielkraut, Paolo Zellini, George Steiner, Robert Darnton, Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso), Carlo Verdone, Toni Servillo, Piero Rattalino, Speranza Scappucci, Ennio Morricone, David Lynch, Lorenzo Richelmy, Arturo Brachetti e prossimamente - il 24 Ottobre - Renzo Arbore. Dal 2013 il premio si arricchisce di una “sezione giovani” con il Premio Excellentissimus. Tra i premiati Rebecca Raimondi, Salvatore Fortunato, Saria Convertino, Gaia Trionfera, Emanuele Misuraca, Gesualdo Coggi, Marco Fontanarosa, I Centouno (Luca Latino, Flavio Moscatelli, Ezio Passacantilli), Adriano Scarafile, Beatrice Masi, I Cerchi Magici, il Quartetto Avos. Il 24 ottobre saranno premiati: Marco Vannucci, il Trio Blewitt e David Ambrogio.

Pierluigi in tutte queste sue attività è sostenuto dai genitori i quali, felicemente in pensione, si  godono il capolavoro  che hanno contribuito a crescere. Un giovane uomo semplice nella sua complessità: ama passeggiare, leggere (ovviamente) e cantare. Il sogno nel cassetto è quello di vivere di scrittura, di libri e di cultura ed essere di aiuto ai giovani nel realizzare i loro progetti. Solitamente si dice “genio e sregolatezza” e, in qualche raro caso, il binomio corrisponde a verità. Negli anni, però, personalmente ho imparato ad apprezzare il genio che sa stare nelle regole, nell’educazione, nel rispetto, sempre e comunque. Una persona concreta. Questa è la bella sensazione che mi ha lasciato addosso la chiacchierata con Pierluigi Pietricola.

Come nasce il Premio Le Cattedrali Letterarie Europee e perché questo nome?

Il Premio Le Cattedrali Letterarie Europee nasce perché il desiderio di Marco Ghitarrari (Presidente dell’Associazione Culturale Eureka e del riconoscimento) e mio (Vice Presidente) è sempre stato quello di costruire un ponte ideale che, grazie agli artisti e intellettuali del presente, facesse arrivare ai giovani la grande cultura della gloriosa Tradizione occidentale. E dico Tradizione nell’accezione più alta, come la intendeva Elémire Zolla. L’idea ci venne il 6 maggio 2006, la sera, mentre eravamo a cena con Umberto Eco dopo un bellissimo evento che organizzammo con lui a Genzano di Roma. Gliene parlammo chiedendogli di partecipare. Il suo modo di dirci sì fu eccezionale. Ci rispose: “Va bene. Purché non sia domani!”. Da quel momento partì tutto. Lo abbiamo chiamato Le Cattedrali Letterarie Europee ispirandoci a Proust, per il quale l’opera d’arte deve contenere e creare l’infinito, così come simbolicamente fa una cattedrale.

Il premio è alla sua XIV edizione, ce n’è una che ti è rimasta particolarmente nel cuore?

Ogni edizione è come se fosse la prima. Non c’è mai stato un anno uguale all’altro, altrimenti la noia avrebbe colorato di grigio ogni cosa. Tutte le edizioni, dalla prima a questa che è ancora in corso, sono nel nostro cuore.

Sei, appunto, il Vice Presidente dell’associazione Eureka, la quale nasce addirittura un anno prima del premio, come è scattata in te questa voglia di cultura con la C maiuscola in così tenera età?

L’Associazione Eureka nasce, in verità, nel 2004 grazie al coraggio e allo spirito utopico di Marco Ghitarrari. Spirito che condivido con lui. Quindi il nostro incontro era semplicemente predestinato. E siccome entrambi abbiamo sempre concepito la Cultura, con la C maiuscola, come creazione e divertimento, in virtù di questi due principi che non sempre vengono trasmessi fra i banchi di scuola o nelle università, ho, abbiamo iniziato a dar via al Premio e ad altri eventi.

Eureka promuove anche giovani talentuosi attraverso il premio Excellentissimus che quest’anno è stato assegnato al mentalista e prestigiatore Adriano Scarafile. Come vengono selezionati i vincitori?

Il Premio Excellentissimus ha varie sezioni, ciascuna delle quali ha un suo direttore artistico. Io mi occupo della sezione Teatro; la sezione Musica è affidata al maestro Fausto Di Cesare; della sezione Arte se ne occupa la principessa Niké Arrighi Borghese; della sezione Letteratura, Beatrice Masi. Da quest’anno nel Premio Excellentissimus inaugureremo anche un’altra sezione, affidata a Marco Ghitarrari, che sarà dedicata al mondo delle avanguardie artistiche e che abbiamo intitolato L’Altro Palcoscenico. Come scegliamo i giovani? Li selezioniamo vedendoli all’opera. La qualità si avverte, si percepisce. Ti cattura nell’intelletto e ti obbliga piacevolmente a comprenderla.   

Come hai trascorso gli anni teatrali dell’”attesa”, da Alfiero Alfieri a Gassmann a Meryl

Streep?

Sicuramente andando a teatro. Di questo debbo ringraziare, e sempre ringrazierò, i miei genitori che mi hanno regalato un’infanzia ed un’adolescenza teatrali a più non posso. E poi mi sono nutrito di tutto ciò che potevo reperire di film classici italiani e non (Totò, Chaplin, Keaton, Laurel e Hardy, Manfredi, Fabrizi, Sordi, Gassmann e chi più ne ha più ne metta) e riprese televisive di rappresentazioni teatrali dei De Filippo, di Nino Taranto, Macario, Renato Rascel e così via. Poi le letture: biografie di grandi attori o grandi drammaturghi e a diciotto anni ricordo che mi buttai a capofitto su Finale di partita di Beckett. Ovviamente non avevo ancora gli strumenti necessari per comprenderlo appieno, ma intuii che c’era qualcosa di misterioso che prima o poi avrei dovuto scoprire. Cosa che avvenne all’università.

Tra i grandi del teatro che hai frequentato, a chi sei più affezionato e a chi hai rubato qualcosa del mestiere?

Rubare è una parola grande. Io non sono un attore né un artista. Però nel mondo dello spettacolo sono legatissimo, da amicizia vera, ad Alessio Boni. Ci vediamo poco perché lui è sempre in giro, ma gli voglio bene come se fosse un fratello maggiore. Quando seguo qualche suo spettacolo (perché il mio lavoro è anche quello di critico teatrale, scrivo per Sipario), andiamo sempre a cena insieme e quelle serate hanno qualcosa di magico. Oltre ad Alessio, siamo molto amici con Marco Presta ed Enrico Vaime. E poi c’è un amico col quale mi intendo alla grande: sull’arte, sulla vita e su tutto: Luca Verdone. Una persona eccezionale. Con Luca c’è una corrispondenza di amorosi sensi sul piano intellettuale incredibile. E come posso dimenticare Ernesto Fioretti, uno degli autori del film L’ultima ruota del carro, che racconta la storia della sua straordinaria vita? Ernesto è fantastico! E per rimanere sempre nel mondo del teatro, ma fra i giovani, siamo molto amici con I Centouno – Luca Latino, Flavio Moscatelli ed Ezio Passacantilli. Le risate che ci facciamo quando ci vediamo, quella gioia che c’è nello stare insieme e nel condividere passioni e idee è qualcosa che non si può evocare a parole. Sempre nel mondo dello spettacolo sono fraterno amico di Marco Fontanarosa – giovane, talentuoso e strepitoso attore – e di Paolo Ciavarelli, un interprete lirico eccezionale, ironico, istrionico. Passare il tempo con tutti questi amici? Gioia a non finire. Sono molto fortunato in questo senso.

I professori bravi come il tuo amico Ubaldo Soddu possono segnare il destino di qualche allievo fortunato o almeno donare elementi essenziali al suo bagaglio culturale?

I professori straordinari come Ubaldo sono una benedizione! Auguro a tutti gli studenti di incontrarne di bravi a questo livello. Illuminano il progetto che per una vita accompagnerà ogni decisione, qualunque scelta.

Vuoi riferirci un ricordo personale di Umberto Eco?

Sono tanti! Ma fra tutti quando si andava a cena insieme a Bologna, oppure a prendere un aperitivo vicino casa sua a Milano, e il Professor Eco iniziava a raccontare, una dietro l’altra, delle barzellette strepitose. Un altro ricordo bello era vederlo in cattedra ad insegnare. Pur non essendo suo studente, quando sapevo – perché ci sentivamo o magari perché lo scoprivo io curiosando sul sito dell’Università di Bologna – che c’era una sua lezione, immediatamente mi precipitavo a prendere i biglietti del treno. Il Professor Eco a lezione era un vero e proprio direttore d’orchestra. Immenso!

Quando prevedi che uscirà il tuo saggio sulle sue opere?

Chi lo sa? Non ci ho pensato. Vediamo. Posso dirti che davanti al mio pc ho una foto che mi ritrae con lui. Quando in quella foto osservo il Professore, in qualche modo ancora ci parliamo e mi consiglia su tante cose. Magari mi dirà qualcosa anche su questo.

Dopo Arbore chi pensate, tu e Marco Ghitarrari, di premiare con Le Cattedrali Letterarie Europee? Se non vuoi fare ancora il nome puoi anticiparci almeno la sua specializzazione? Indovino se faccio tre ipotesi: scrittore, cantante, attore?

Top secret! Non lo sveliamo mai prima dell’Estate.

Che pensi dello spazio che giornali e tv e in genere i mass media riservano alle scienze umanistiche?

Se i media dedicassero più spazio alla scienze umanistiche, ma in modo approfondito e non banale facendo solo promozione di libri, film o altro, sarebbe molto meglio. La terza pagina dei giornali, o programmi come Babele di Corrado Augias, strutturati entrambi a un livello alto senza venire meno in divertimento, sarebbero un toccasana per tutti e riscuoterebbero un grandissimo successo di pubblico.

Il Covid-19  ha inevitabilmente scombinato i programmi di tutti, quali difficoltà avete avuto nell’organizzazione del premio?

Abbiamo avuto tante defezioni perché molti hanno dovuto posticipare i loro impegni di lavoro e, fatalità, nel periodo in cui si erano programmate le varie cerimonie di premiazione. Per forza di cose questa è un’edizione più “in sordina”, per numero di eventi e per presenza di pubblico. Ma la gioia e la qualità che cerchiamo di offrire al nostro pubblico sono rimaste le stesse. Ce la stiamo mettendo tutta per offrire una parentesi di piacere in un periodo tutt’altro che roseo.

Nel caso di Cinema e Teatro pensi che si potrebbe fare qualcosa per migliorare la situazione creata da questa pandemia?

Penso che la politica dovrebbe investire di più perché il settore già era sofferente prima ed ora la situazione è peggiorata. Cinema e teatro, ma il teatro soprattutto, meriterebbero un’attenzione maggiore. Entrambi rappresentano un momento di condivisione culturale fra persone che è irrinunciabile. Mi auguro che chi di dovere si dia da fare in modo serio, deciso e con competenza soprattutto.

Cosa diresti a un giovanissimo vestito con la tuta e il cappellino griffati, tatuato e con una canna in mano?

Se indossa tuta e cappellino griffati, ha i tatuaggi e una canna in mano: se fa tutto questo con consapevolezza e non per stupido conformismo, non avrei nulla da dirgli. Anche perché sono convinto si tratterebbe di un ragazzo che sa cosa vuol dire leggere un bel libro, visitare una mostra, andare al cinema o in teatro. Certo: non bisogna mai esagerare. Ma non dimentichiamo che Baudelaire, Verlaine o Wilde non erano angeli. Eppure hanno creato qualcosa di unico a cui nessuno di noi può rinunciare.

Perché, secondo te, si fatica a far capire ai giovanissimi (e non solo) l’importanza della cultura?

Colpa degli insegnanti che uccidono il piacere della cultura e della scoperta con stupidi obblighi. È necessario trasmettere la passione per la conoscenza, il piacere di capire cosa si nasconde dietro la metafora della grande opera d’arte. Fatto questo, si lasci ai ragazzi la libertà di formare il loro canone di letture e di riferimenti culturali.