Il Regno Dipinto, appena uscito in libreria e in tutti gli store on line per i tipi di Homo Scrivens, di Napoli, è la prima antologia di racconti interamente di Dalmazio Frau, che sino ad ora ha pubblicato saggistica e alcune novelle sparse in altre raccolte. Il Regno Dipinto è dunque un novelliere nel senso antico del termine, così com’era in uso nel tardo Medio Evo e come tale riprende la tradizione letteraria di storie fantastiche scritte soprattutto durante il Rinascimento, unite tutti da un fil rouge, un tema comune che le collega tra loro, benché ciascuna di esse viva di vita propria.

Il legame che lega insieme questi dieci racconti, è innanzitutto l’esistenza di un “altro regno”, un mondo fantastico, favoloso, dove domina la magia, che per l’uomo è soltanto leggendario e che invece esiste realmente a fianco del nostro, separato da sottili e invisibili barriere che però sono a volte valicabili. Talvolta è il protagonista a penetrare in questo reame fantastico, talaltra è il mondo magico dell’Altrove che irrompe perturbante nel nostro quotidiano, ma in entrambi i casi questa frattura comporta la presa di coscienza che il nostro tempo e il nostro spazio non siano gli unici a esistere. L’altro comune denominatore a tutti i racconti, è che ciascuno di essi ha come protagonista almeno un artista, sia esso pittore, scultore o architetto, che vive avventure meravigliose ritornandone in qualche modo cambiato.

Ogni racconto è concluso in sé, ma tutti sono leggibili come parti di un unico grande affresco che inizia nell’Età di mezzo segnata dal gotico italiano, attraversa l’Europa del Rinascimento, l’Italia barocca, l’Inghilterra romantica per infine ritornare nel nostro Paese in una sua visione alternativa ambientata negli anni Trenta. Sono episodi di vite alternative degli artisti e degli altri personaggi che vi compaiono, plausibili nel preciso contesto storico di ciascuna ma pur sempre frutto di una rielaborazione fantastica adattata al nostro tempo in chiave fantasy, a volte più spesso heroic fantasy con qualche fuga nel weird o addirittura nell’horror e con richiami letterari che vanno anche da John Ronald Reuel Tolkien a Howard Phillips Lovecraft, da Robert Ervin Howard a Fritz Leiber, da Poul Anderson a Michael Moorcock, a Roger Zelazny, a Clifford Donald Simak e molti altri straordinari scrittori del Fantastico.

Scrive Gianfranco de Turris nella prefazione al volume: “Dalmazio Frau, che guarda caso, esordì giovanissimo al Premio Tolkien (il concorso letterario 1980-1992 che sollecitò la nascita e la crescita di un fantastico “italiano”) e che negli anni diventato disegnatore, illustratore, pittore, critico e storico dell’arte, con predilezione ovviamente per un certo tipo d’arte, di ieri e di oggi. Uomo dal multiforme ingegno e dal pessimo carattere, proprio come il suo beneamato Cellini”.

E ancora: “Sicché nel libro che avete fra le mani Dalmazio ha mirabilmente fuso le sue due passioni: l’arte e il fantastico, appunto, dimostrando concretamente come si possa essere di grande originalità anche in un genere letterario dove si pensa di aver detto tutto (e letto di tutto), spaziando con la sua fantasia nel tempo e nello spazio, dal XIII al XX secolo e in vari Paesi d’Europa, ma principalmente in Italia, applicando la “lezione” che si è cercato di dare sin dagli anni Ottanta del secolo scorso: non esiste solo un fantastico di origina anglo-americana, ma può benissimo esistere anche un fantastico di taglio europeo e specificatamente italico. È stato spesso un luogo comune quello di affermare che il nostro Paese non poteva essere lo sfondo di storie fantastiche, ma solo perché sino ad un certo momento siamo stati abituati a leggere narrativa soprattutto di lingua inglese, ed a pensare di conseguenza. Luogo comune che cerco di sfatare da oltre tre decenni. Per tradizioni, storia, folclore, leggende, miti l’Italia è viceversa terra fantastica. Lo pensavano gli scrittori gotici inglesi di fine Settecento, perché non dovremmo crederci proprio noi? La possibilità d’immaginare degli scenari, delle ambientazioni, delle tipologie di personaggi senza dover obbligatoriamente ricalcare gli stereotipi anglo-americani che hanno inciso nella nostra immaginazione, quasi condizionando il nostro gusto, quando li abbiano letti per anni da ragazzi, è veramente impossibile?”.

Dalmazio Frau, “Il Regno Dipinto”, Homo Scrivens Editore, collana Direzioni immaginarie, pagine 304, brossura, 16 euro, Isbn 9788832781823