Lavaci col Fuoco, di e con Geppi Di Stasio

Lentamente ma inesorabilmente è ripartita la macchina del Teatro delle Muse, tempio della commedia napoletana nella Capitale. Il pubblico ha voglia di ridere ed applaudire e lo fa in maniera composta, distanziato, con la mascherina. Non si è scoraggiato per le norme di sicurezza, anzi, educatamente le ottempera. Lo spettacolo prende il via dalla platea dalla quale Geppi Di Stasio esce vestito da Pazziariello, un personaggio folcloristico che, anticamente pubblicizzava negozi e prodotti vari (come ha mostrato anche Totò ne L’Oro di Napoli). In questo caso il Pazziariello-Di Stasio attira l’attenzione per come è abbigliato, poi però, subito mette i puntini sulle i:

Napoli ce la fa sempre. Lo dice la storia, la Sua storia, che è la storia di un popolo geniale e martoriato. La comicità che produce è figlia di tanta sofferenza, per questo la qualità del suo repertorio è sempre eccellente, tanto che la comicità napoletana è fra le più acclamate e richieste sui palcoscenici di tutto il mondo (...). Ma la comicità di Napoli è anche diretta, semplice e chiara, il più grande patrimonio del teatro e della musica nostrana. Al punto che sono anche in troppi coloro che la cavalcano, pur senza averne il background, col risultato, spesso, di una incolore oleografia. Perché Napoli non è un’inflessione o un modo di parlare, Napoli è un modo di esistere, nel senso che la sua grandezza risiede nella profondità piuttosto che nei “we, we, guagliò” pronunciati con troppa facilità da artisti che con Napoli hanno solo un rapporto di invidioso e inadeguato “amore”. Spesso il risultato di certi fraintendimenti storici come l’Unità d’Italia e di quanto questa città fosse il fiore all’occhiello dell’Europa in quanto ad economia, industrializzazione e organizzazione prima del 1860, viene addirittura beceramente manifestato negli stadi di calcio; quante volte abbiamo ascoltato il coro “noi non siamo napoletani” che pretende di abbassare Napoli al grado di tessuto mediocre e delinquenziale? Quante volte ci siamo imbattuti nei volgari appelli inneggianti al Vesuvio al grido “lavali col fuoco” perché “la montagna” sommerga cotanto schifo? Questi sono noti accadimenti, ma quello che è meno noto, però, è che esiste una capacità tutta napoletana di reagire a questi soprusi, ed è quella della reale pratica dell’accoglienza, della tolleranza, della ricerca del bello in senso universale, insomma, Napoli ha sempre reagito con la sua Cultura. Ecco perché è una Cultura sublime.

Geppi Di Stasio è attore, autore, regista dello spettacolo ed è direttore artistico del Delle Muse. Tante passioni scaturite da un solo amore, quello per il Teatro. Divide la scena e anche la vita con la bravissima Roberta Sanzò. Non sono infatti mancati i siparietti sulle note di brani del Cafè Chantant o le macchiette di Armando Gill. Anche brani intimisti come quelli di Pino Daniele, elegantemente accompagnati al piano da Emiliano Federici. Lavaci col Fuoco è uno spettacolo di Varietà che segue il precedente e fortunatissimo Voi non siete napoletani. Variegato e ricco di grande repertorio, cerca di coinvolgere gli spettatori in una festa di teatro puro, nudo, crudo, ma che, soprattutto, è uno spettacolo che cerca di emozionare con leggerezza. A fine spettacolo raggiungo Di Stasio in camerino preceduta da Lino Patruno il quale si congratula con gli attori e tutti insieme facciamo una chiacchierata distanziata:

Tu, che porti in scena uno spettacolo su Napoli e i napoletani per uno “strano scherzo del destino” sei nato a Roma: ci puoi raccontare come è andata?

Una pura casualità, figlio d’arte con genitori in tournée, in quel momento la famiglia di mia madre era di stanza a Roma. Ed è andata così.

Come vedi la ripresa teatrale post-Covid?

Nel 1656 a Napoli scoppio un’epidemia di peste che uccise 200mila persone su una popolazione di 450mila. Ebbene, alla fine la popolazione cambiò orientamento e si lasciò andare al giubilo. Fu fu lì che ebbe origine la fortuna della musica napoletana. Mi aspetto che avvenga la stessa cosa.

Lo spettacolo Lavaci col fuoco è una “lavata di capa” al resto del Paese: quando lo hai scritto e, cosa ti aspetti, se ti aspetti qualcosa?

Da Lavaci col fuoco mi basterebbe che la gente si sentisse stimolata a rileggersi la storia dell’Unità d’Italia.

Com’è lavorare con Roberta Sanzò, collega e compagna di vita?

Roberta ed io siamo bravi a scindere completamente il pubblico dal privato e per noi resta prioritario il rispetto dei ruoli. Lei è una professionista precisa ed infaticabile.

Nel tuo futuro cosa vedi?

Mi ostino a vedere un miglioramento della condizione dei teatranti. Per due ragioni: la prima è che peggio di così non può andare. La seconda è che siamo un Paese che ha prodotto tanta cultura per poter finire coi reality. Ma, al momento, la situazione sembra scoraggiante.

E invece i tuoi progetti di lavoro?

Da direttore dello Stabile del Teatro delle Muse debutto il 15 ottobre con una mia commedia inedita dal titolo Non si muore più come una volta; poi andrò di nuovo in scena a dicembre con un altro mio inedito ispirato dal lockdown dal titolo Ho tossito nella piega del gomito; a gennaio, invece, mi aspetta la ripresa della mia Non è una tragedia, giunta al quarto anno di repliche. A marzo andrò in scena con una commedia scritta per me da Nino Marino dal titolo Lo Sciupafemmine, per poi tornare ad aprile ne Il Coraggio, una mia pièce tratta da un film di Totò. Da ottobre ricominciano anche i corsi di teatro che dirigo per l’associazione Trepareti sempre al Delle Muse. Miei compagni di avventura sulla scena saranno i fedelissimi Roberta Sanzò, Rino Santoro e Wanda Pirol.

Un consiglio da dare a un giovane che si vuole avvicinare in modo serio al mondo teatrale?

Innanzitutto di studiare, perché le avanguardie storiche che ci hanno preceduto ci hanno fatto capire che oggi attori bravi lo si può diventare. Ci sono modi codificati (se si conoscono) di sviluppare il talento.

Cosa avrebbe voluto fare Geppi se non avesse fatto l’attore?

Il disoccupato.