Di fronte alle visite culturali di Chiara Ferragni e alla campagna social collegata, buona parte dell’opinione pubblica e della stampa si è limitata a commentare nell’ottica di una polemica che, a ben vedere, non dovrebbe avere diritto di cittadinanza nell’Italia del 2020. Abbandonando i binari su cui è stata letta tutta la vicenda, quello che dovrebbe farci riflettere è il campo di possibilità che le nuove tecnologie possono aprire per una migliore fruizione della cultura nel nostro Paese. E non si tratta soltanto di “usare” Internet o i social network per promuovere le visite in un museo.

Negli ultimi mesi, le nuove tecnologie hanno soccorso i musei di tutta Italia, per esempio consentendo di rimpiazzare con app e pagine Web dedicate quelle audioguide che a causa della pandemia da Covid-19 non si sono più potute utilizzare. E qualcuno può immaginare come sarebbe stato possibile gestire le prenotazioni (diventate obbligatorie) senza fare leva su un sito Internet? Creare un rapporto a livello di comunicazione su Internet e i social media non è semplice marketing e non può essere guardato con la diffidenza di chi ancora si ostina a considerare i vari Facebook, Instagram, TikTok (sì, anche TikTok) e Twitter come qualcosa di “poco serio” o “frivolo”. Se c’è qualcosa che abbiamo imparato nell’ultima decade, è che quelli digitali sono strumenti estremamente versatili e che il valore della comunicazione non dipende dal vettore che si utilizza, quanto dai contenuti che si veicolano.

Se c’è qualcosa che però dobbiamo ancora interiorizzare è che per riuscire a diffondere contenuti di qualità e utilizzare gli strumenti digitali per sostenere e valorizzare le istituzioni museali, serve creare una “cultura del digitale” che permetta di utilizzare le nuove tecnologie con quella consapevolezza e capacità che permette di trasformarli davvero in un volano per il mondo della cultura. La vera sfida è quella di ampliare gli orizzonti del settore, per colmare quella che, a oggi, ha il sapore di un “vuoto” non più tollerabile. Per farlo, però, occorre tenere presente che le cose non succedono da sole e che non si può certo fare conto sull’aiuto occasionale della Chiara Ferragni di turno.

(*) Consigliere Aidr e responsabile servizi informatici Ales spa e Scuderie del Quirinale