Marta da Chieti scrive alla rubrica “L’Opinione risponde” (lettere@opinione.it): “Ho ricevuto in eredità da mio nonno, preside di Liceo classico, questo libro antico; si tratta dell’Eneide tradotta da Annibal Caro. Il libro è del 1592 ed è particolare perché, come si evince dalle foto, è in parte stampato, in parte scritto a mano. Mi piacerebbe avere più notizie riguardo a questo testo e anche una stima”.

Ci siamo rivolti a Dalmazio Frau, storico dell’arte, che ha così risposto alla lettrice: “Gentile Marta, è un’opera di pregio e degna di essere custodita nelle migliori biblioteche questa che lei ci sottopone, senza dubbio, ma è altrettanto doveroso dire che è difficile dare una stima con maggior precisione di questa sua Eneide di Annibal Caro, senza poter visionare il libro e le sue condizioni, che dalle foto paiono abbastanza buone, dal vero; tuttavia diciamo in linea generale che stiamo oltre i 1000 euro comunque. Il testo è noto comunemente e indubbiamente di valore in una edizione di pregio della fine del XVI secolo, tanto più se chiosata in parte a mano; resta forse la più importante attività di Annibale Caro questa sua traduzione dell’Eneide di Publio Virgilio Marone in endecasillabi sciolti, mentre egli soggiornò a lungo alla corte dei Farnese e fu insignito del titolo di cavaliere dell’Ordine di San Giovanni in Gerusalemme, più comunemente noti come Ospitalieri. Sempre al Caro, durante il suo essere al servizio del cardinale Alessandro Farnese, si devono i soggetti per gli affreschi del Palazzo Farnese di Caprarola. È sepolto a Roma nella chiesa di San Lorenzo in Damaso. Resta quindi un pregiato pezzo da collezione bibliofila, questa Eneide, da custodire gelosamente”.