A Roma, da almeno mezzo millennio, esistono le statue parlanti che riportano moti di spirito, battute salaci e ironiche generalmente dirette contro il potere.

La più famosa è Pasquino, insieme con Madama Lucrezia e Marforio. Loro tre con Il Facchino, Il Babuino e L’Abate Luigi sono anche chiamate Il Congresso degli Arguti, ma di tutte loro, l’unica che ancora svolge la propria funzione di fontana è Il Facchino, con l’acqua romana che zampilla dalla botticella che tiene tra le braccia. Ci fu un tempo felice, nelle feste e nel grandioso carnevale dell’Urbe, durante il quale invece dell’acqua scorreva il vino.

Oggi sono tempi cupi e non soltanto le fontane spesso tacciono e non danno più il nettare dell’uva, ma evocano ben altri liquidi. Sculture che mostrano qualcuno mentre orina non sono una novità, il Rinascimento e il Barocco ne hanno prodotte in quantità considerevole per il divertimento degli astanti, ma quella più nota al vasto pubblico è di certo il Manneken Pis, un bronzo di circa cinquanta centimetri di altezza, posto nel centro storico di Bruxelles e raffigurante un bambino colto nell’atto di fare la pipì, che è da secoli il simbolo dell'indipendenza degli abitanti della città belga. Opera del primo barocco di Jérôme Duquesnoy, eseguita nel 1619 in seguito alla perdita dell’originale in pietra risalente al tardo Quattordicesimo secolo, è da sempre circonfusa da un nugolo di leggende che la riguardano.

A poca distanza dall’irriverente pargolo, in tempi più recenti, è stata collocata la scultura di una bambina che, accovacciata, si produce nel medesimo atto del tutto naturale, chiamata subito Jeanneke Pis, ma evidentemente non paghi di tanto, e dotati di senso dell’umorismo nordico, i cittadini hanno fatto installare anche una terza statua “pisciante” nella loro città. Questa volta è un cane, noto come Zinneke Pis, che la fa con la gamba alzata com’è nella sua natura. Qualche tempo fa inoltre, la Repubblica Ceca inaugurò due sculture maschili intente a farla in una fontana, opera del provocatorio artista contemporaneo David Černý.

Quindi, come si evince facilmente, non vi è nulla di originale né di strano nell’esistenza di qualche scultura utilizzata come fontana, se non fosse che ancora una volta la solita volontà di voler provocare ad ogni costo da parte di artisti impegnati nella lotta asperrima contro  l’eteropatriarcato, ha recentemente prodotto un qualcosa che – al contrario del putto belga e dei suoi epigoni – non induce al divertimento né inclina a una risata, ma vieppiù intristisce sia per la sgradevolezza dell’opera, che certamente non si attiene ad un armonioso canone estetico, ma soprattutto perché nel suo voler combattere il sessismo maschilista, di fatto lo potenzia, riducendo un tutto – che sarebbe la donna – a una sua parte, ovvero ai suoi genitali, dai quali poi esce sì il consueto zampillo acqueo, ma essendo essa in piedi la trasforma nella ridicola caricatura di se stessa.

L’opera, dal semplice titolo di Fontana, non fusa in bronzo ma realizzata in ceramica, dell’artista Elsa Sahal, verrà inaugurata nella città bretone di Nantes, in Francia, nel prossimo agosto e stando a quanto dichiarato dalla sua autrice, nel suo zampillo è contenuta la “condizione di inferiorità della sfera femminile”. E dire che l’opera dell’artista sia riduttiva è forse poco, del resto già la sua precedente scultura Pole Dance aveva mostrato, di fatto, della ballerina soltanto il sesso attorto al palo. Sempre a proposito di “giochi d’acqua”, qualcuno potrebbe anche ricordare attività di ludico erotismo già presentate molti anni or sono da Ilona Staller e persino oggi giunti alla portata di tutti gli appassionati del genere sulla Rete, con la pratica dello “squirting”. La scultura della Sahal comunque era già stata offerta al pubblico nel 2012 nei Giardini delle Tuileries, quindi nulla di nuovo ancora una volta.

Ma sembrerebbe che di tutto ciò agli e alle impegnate artiste femministe non importi granché, in quanto più di ogni altra cosa, forse persino più del compenso, ciò che interessa è la propaganda politica, il messaggio ideologico, non certamente la Bellezza e se per questo si deve diminuire l’essere donna al suo solo sesso, allora evidentemente Parigi val bene una pisciatina… ma anche Nantes in mancanza di meglio.