Puntuale anche in questo week-end di maggio la rubrica con la quale “L’Opinione delle Libertà” intende dare voce e spazio ai volti noti e meno noti della letteratura italiana. Questa settimana vi consigliamo “La straniera” di Claudia Durastanti (La nave di Teseo).

Claudia Durastanti (Brooklyn, 1984) è scrittrice e traduttrice. Il suo romanzo d’esordio Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (2010) ha vinto il Premio Mondello Giovani; nel 2013 ha pubblicato A Chloe, per le ragioni sbagliate, nel 2016 Cleopatra va in prigione e nel 2019 La straniera, finalista alla LXXIII edizione del Premio Strega e in corso di traduzione in 15 Paesi.

È tra i fondatori del Festival of Italian Literature in London.

La Storia

Una voce unica e totalmente riconoscibile dalle sue inconfondibili tonalità. Una vicenda autobiografica fortemente appassionante, caratterizzata da uno sviluppo lineare solo in apparenza. Denso di svolte improvvise e cosparso da una serie di evoluzioni dure come lo è spesso la vita stessa.

Pennellate astratte di personaggi fondamentali per la protagonista, tutt’altro che passiva di fronte ai ribaltoni continui che le movimentano l’esistenza.

“Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall’infanzia al futuro, il nuovo libro dell’autrice di Cleopatra va in prigione è un’avventura che unisce vecchie e nuove migrazioni. Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della Straniera vive un’infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque. La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore”.

Due mondi: Stati Uniti e Italia, una bambina e due genitori non sempre in ascolto di quelli che sono i suoi reali bisogni. Stanze con bucce di mandarino sul divano e calzini di spugna anneriti, soffitte ospitali in cui marinare la scuola per divorare un libro dietro all’altro. Una storia che molto ci rivela sul percorso di crescita sentimentale e caratteriale della protagonista dell’opera e, dunque, della sua artefice.