Opinioni a confronto: l’Opinione di Arturo Diaconale

 “Ciao, Renato. Nelle nostre conversazioni su l’Opinione – che è il nostro pane quotidiano, nel senso di cibo spirituale – non possiamo non parlare di Arturo Diaconale, che ne è stato il fondatore, e mettere a confronto le sue opinioni con quelle dei direttori di altri quotidiani. Le opinioni degli Italiani su di lui nella maggioranza sono concordi, perché è un uomo moderato, una guida, che ha condotto e conduce ancora un giornale, con tutti i suoi lettori, verso una visione serena ed equilibrata della vita, soprattutto per quel che riguarda la politica, sempre faziosa al massimo in Italia, nave senza nocchiero in gran tempesta, come diceva Dante, e in quel campo anche lui ha i suoi nemici, ma in quello del giornalismo, del giornalismo vero, ne ha ben pochi rispetto a molti suoi colleghi”.

“Perché è un liberale, nel senso lato e più nobile della parola, e oggi di liberali autentici ne esistono pochi”.

Benedetto Croce è stato in Italia la più grande espressione del liberalismo, al punto che, senza entrare nei dettagli, definiva il fascismo un ponte di passaggio per la restaurazione di un regime liberale nel quadro di uno Stato più forte. Ora Arturo ha le vedute chiare, nessuna ambiguità, nessuna ipocrisia, descrive i fatti, come diceva Tacito, sine ira et studio, senza odio e senza veleno, conosce bene tutta la nostra storia, che guarda e considera sempre nel suo insieme, non ne estrapola i fatti che gli fanno comodo per dare addosso alle persone”.

“Fa come facevano nella satira certi antichi scrittori romani, che a differenza dei loro colleghi, non se la prendevano con le persone, ma parlavano dei vizi in generale, anche se poi il bersaglio veniva fuori. Come a dire: Chi ha orecchie da intendere intenda. Oggi, invece, il bersaglio sono proprio le persone, in ogni campo. C’è la televisione, ci sono i social, i tribunali spettacolo, come Forum, e così via. Ogni epoca ha i suoi usi e costumi”.

“Bisogna badare alle opinioni, più che a chi le esprime, perché rientrano nel gioco della dialettica, che è la vera creazione di Dio in quanto tutto il resto l’ha tratto dalla sua essenza stessa, non dal nulla, come dice la Chiesa, interpretando a modo suo il verbo creare di Mosè, quando il profeta altrove dice più volte fece, formò, plasmò e fa dire a Dio stesso: Facciamo l’uomo a nostra immagine”.

“Non mi hai mai detto quando e come hai conosciuto Arturo”.

“Una ventina d’anni fa, ad un convegno che si svolse all’Hotel Excelsior di via Veneto, in cui fra i relatori c’era anche Paolo Pillitteri, che allora era Sindaco di Milano. Non ricordo se fra il pubblico ci fosse Sgarbi, che abitava in quell’Hotel, e che conobbi più tardi. Proprio in quel periodo, nel 2000, era uscito il primo numero della rivista Cultura, di cui ero direttore, un periodico della Lega beni culturali e dell’Uneac (Unione europea associazioni culturali), di cui ero vicepresidente, e fu per questo che mi recai a quel convegno. Ma per un pelo non ho conosciuto Arturo una quarantina di anni prima, quando insegnavo al liceo Castelnuovo, che lui frequentava come alunno, ma in un’altra sezione. Quando lo seppi mi dispiacque molto, perché fra i nomi di miei ex alunni diventati famosi (come Scardamaglia, che è stato uno dei più noti sceneggiatori, e Armellini, divenuto ambasciatore) avrei potuto vantare anche quello di Arturo”.

“La dote che ammiro di più in Arturo è la coerente, pacata, limpida e decisa visione delle cose e delle persone: porta avanti le sue idee sempre con eleganza e senza farsi intimidire da agguati o contorsioni dialettiche, vede chiaro e va diritto allo scopo, seguendo i valori fondamentali che dovrebbero arricchire la nostra società. Come amico è sereno, concreto, sempre vicino alle persone care senza mai confidare a loro le sue difficoltà, per non turbarle, insomma una persona ed un amico di prim’ordine”.

“Uno dei temi molto sentiti da Arturo, di cui fra l’altro ha parlato esplicitamente in un suo editoriale sul mio Conciliatore nuovo, è quello dei rapporti fra la Chiesa e lo Stato. Anche lui, come io avevo sintetizzato in un sonetto dedicato alle dimissioni di Benedetto XVI, deplorava il declino e i contrasti di queste due Istituzioni fondamentali specialmente in Italia. Bisogna salvaguardare la laicità del nostro paese, scriveva, e il suo diritto a decidere la propria sorte senza farsi condizionare dai problemi e dalla difficoltà del vicino e ingombrante Vaticano. Anche in questo io sono d’accordo con lui. Ho apprezzato molto il suo libro Santità, indirizzato a Papa Francesco, al quale io ho dedicato tre sonetti, per non parlare dei poemetti che ho scritto sulla Chiesa cattolica. L’unico campo in cui non sono in grado di discutere con Arturo è quello dello sport, sul quale parecchi anni fa ho scritto alcuni articoli e un capitolo in un libro scolastico, ma che ne parlavano in generale. Tu invece hai dimestichezza con lui anche in questo campo”.

“È proprio così. Abbiamo tante amicizie in comune ma una su tutte ci unisce affettivamente e culturalmente, quella con Guido Paglia, amico storico e fraterno per entrambi, che conosco da quando avevo appena 12-13 anni, con il quale ci uniscono tante e tante cose, fra cui appunto lo sport. Con Arturo ci siamo ritrovati nel mondo sportivo, in cui condividiamo tante passioni, ma soprattutto quella di cercare di dare una logica alle difficili interpretazioni del mondo del calcio, dove spesso la logica non è di casa. Nei nostri discorsi siamo saepe et libenter d’accordo su come portare avanti, ad esempio, l’attuale campionato di calcio, con tutti i relativi impegni umani ed economici tra mille difficoltà, ma non solo, anche le varie problematiche della Polisportiva Lazio, della mia Lazio nuoto del circolo canottieri Lazio e tante, tante altre cose”.

“Arturo non lo cogli mai impreparato, e tanto meno in fallo. Parecchi anni fa fu intervistato da un giornalista di non so quale giornale che lo stuzzicava continuamente, quasi rimproverandolo perché era di destra, al che lui, sempre con equilibrio ed eleganza, rispondeva per le rime. Io non sono di destra, sono liberale. A un certo punto il giornalista gli chiese: Non le viene il sospetto di essere un po’ intollerante? E lui: Sono molto geloso della mia libertà e autonomia, per conquistarla ho sacrificato una carriera comoda, ma sono felicissimo perché sono sempre riuscito ad evitare i compromessi. L’intervistatore insisteva, e trascinandolo sul campo sportivo gli disse: Lei è un tifoso sfegatato della Lazio e quelli della Lazio sono di destra, mentre i romanisti sono di sinistra. E lui: Il fatto è che i tifosi laziali sono critici, mentre quelli della Roma sono passionali.

“Una frase che ricorreva spesso e che ancora ricorre nelle sue conversazioni, sportive e non sportive, è: Bisogna separare le passioni politiche dai rapporti personali”.

                    Tra le foto che sono a me più care

nel mio studio, sereno e sorridente

spicca il tuo volto. Con quel tuo parlare,

limpido, misurato e convincente,

 

sei un esempio raro, da imitare.

Che tu sia direttore o presidente

ed abbia autorità, sai farti amare

e stimare da tutta la tua gente.

 

Anche se solo esprimi un’opinione

non c’è nel tono delle tue parole

nessuna astiosità né presunzione.

 

Un uomo saggio sei, che porta il sole

e l’armonia nella conversazione.

Non poterti abbracciar tanto mi duole.