Chi non vorrebbe per sé qualcosa di meraviglioso? E che cosa c’è di meglio, in alternativa a una vita minacciata dal potere, del sole avaro della Ville Lumière? Così si apre il film basato su di una storia vera: Qualcosa di meraviglioso, per la regia di Pierre François Martin-Laval, con Isabelle Nanty (Mathilde) Gérard Depardieu (Sylvain), Assad Ahmed (Fahim), Mizanur Rahaman (Nura, padre di Fahim), in uscita nelle sale italiane il 5 dicembre. La premessa infatti è tutta dedicata alla descrizione dell’Inferno, preludio s’intende di un Limbo indefinito ben lontano come sempre dall’agognato Paradiso, con scene di repertorio degli scontri sanguinosi tra manifestanti e polizia avvenuti a Dacca nel 2011 in cui è coinvolto un locale ufficiale dei vigili fuoco, Nura. Contro lui, come ritorsione, viene pianificato dai servizi di sicurezza il rapimento del figlio maggiore, Fahim, che a soli otto anni manifesta un talento prodigioso per il gioco degli scacchi. Pertanto, come è giusto che sia, dall’Inferno programmato per la distruzione di esseri umani innocenti si cerca di fuggire a tutti i costi dando fondo ai risparmi di una vita per pagarsi, padre e figlio, un cammino verso la libertà attraversando da clandestini il confine del  Bangladesh con l’India per giungere all’aeroporto di Parigi e presentare richiesta d’asilo in Francia. Ma Fahim non sa perché e da che cosa sta fuggendo: Nura lo ha convinto a partire promettendo di fargli incontrare un grande Maestro di scacchi francese.

In attesa dell’esito della domanda d’asilo padre e figlio devono vedersela con una civiltà e una lingua a loro sconosciuta, ospiti di un centro d’accoglienza. Poiché la vita dell’asilante è come una pioggia acida su un bosco di tenere betulle, non c’è che la speranza di umanità a fare da ricovero alla disperazione di chi non ha nulla e rischia la sua stessa vita rientrando nel proprio Paese. La Buona Novella arriva come la Stella Cometa, d’improvviso e casualmente, quando un Nura disperato bussa alla porta del maestro Sylvain che dirige una scuola di scacchi per giovani talenti, alla cui amministrazione provvede una monumentale segretaria Mathilde, gioia e supplizio del burbero Sylvain, ma madre gentile e premurosa per l’infanzia in difficoltà. La chiave di volta sta nel rapporto antisimmetrico tra un padre che si vede rigettare la domanda d’asilo per l’imperizia e la malafede di un interprete indiano, e Fahim al quale la legge francese assicura una tutela fino alla maggiore età, avendo già beneficiato di una scolarizzazione adeguata che gli ha permesso di partecipare e vincere il torneo nazionale francese per giovani talenti. Mentre al primo, candidato all’espulsione, una volta rientrato in Patria si aprono le porte della prigione e delle torture, al contrario per Fahim si prospetta un futuro roseo, sotto la protezione di Sylvain e di Mathilde.

Per dare il massimo di veridicità possibile alla storia, si dispiega l’intero manuale degli scacchi e si dà fondo all’analisi delle partite storiche, alle mosse vincenti e alle strategie geniali dei grandi maestri a confronto. Una tavola magnetica e le schede dei risultati, mossa dopo mossa, costituiscono il registro di classe e il contenuto delle interrogazioni: il voto non si dà soltanto a chi vince ma a “come” si vince. Perché nella vita si può essere banali o geniali; trincerarsi dietro gli standard o violarli attaccando per noia e disperazione. Tutto purché il Re resti in piedi e non reclini mai la sua testa coronata verso la scacchiera! In effetti, se è vero come dice Sylvain che gli scacchi sono la forma più violenta di guerra psicologica, dove si cerca di minare in tutti i modi la solidità e l’autostima dell’avversario, allora oltre al cervello occorre fare stare bene il corpo con una ginnastica rilassante. Ma Fahim e Nura vengono da una civiltà in cui la famiglia e i suoi valori sono al di sopra di tutto: così padre e figlio si ritrovano nello stesso campo di disperati in attesa di deportazione. Ma stavolta, potete giurarci, il Destino starà dalla parte dei giusti! In sintesi, ci si trova confrontati a un diluvio di emozioni, giocate su un registro piuttosto raffinato e sorrette da interpreti eccellenti. Da non perdere.