Giuliano Amato e le sfide in atto per la nostra Costituzione

La Costituzione italiana è un argomento che appassiona gli studenti. La controprova, se ce ne fosse stato bisogno, si è avuta ieri presso il cinema Moderno di Lucca, dove Giuliano Amato ha tenuto una lezione, decisamente magistrale anche per la chiarezza e il rigore dell’esposizione, sulla Costituzione, la sua nascita, la sua storia e la sua attualità.

Giuliano Amato non ha certamente bisogno di presentazioni: la sua carriera e i suoi titoli, sia come politico sia come giurista, sono per lo più noti alla popolazione adulta del nostro paese. Forse però è meno noto come professore. La sua lezione di ieri mattina lo ha fatto conoscere sotto questa veste anche a molti studenti e docenti delle scuole superiori lucchesi, che lo hanno ascoltato per oltre due ore senza fiatare e che hanno prodotto, nella fase finale della mattinata, una serie di domande pertinenti e non scontate. C’è stato chi ha chiesto informazioni circa le procedure di modifica della Carta costituzionale, e chi sul ruolo e le prerogative del capo dello Stato: in tutto, ci sono state circa una decina di domande che hanno confermato una partecipazione attenta e interessata.

I giovani di oggi vivono per Amato all’interno di una “naturale espressione di una società multietnica” e la conoscenza dei principi fondamentale della Costituzione può per loro, ancor più forse che per la generazione dei loro genitori, rivelarsi fondamentale. La conoscenza di tali principi potrebbe infatti rivelarsi uno strumento efficace e prezioso per affrontare le difficoltà sociali, economiche e culturali che contraddistinguono la comunità in cui vivono e crescono, ma anche per prevenire le insidie che potrebbero da esse derivare sotto il profilo politico.

Una tale conoscenza, per essere completa ed efficace, dovrebbe tuttavia tener anche conto delle difficoltà a cui sta andando incontro la sua applicazione, e cioè delle circostanze che tendono a incrinare la fiducia in una civile convivenza tra tutti i cittadini, con eguali diritti ed eguale dignità: fino a quando siamo stati “una comunità di simili” – ha spiegato Amato - il tipo di eguaglianza sulla cui tutela la Corte costituzionale doveva vigilare era stato essenzialmente quello dell’eguaglianza tra i sessi; oggi, sono salite prepotentemente alla ribalta anche la pari dignità tra diverse religioni e diverse etnie.

L’articolo 3 della Costituzione può quindi, nelle attuali circostanze storiche, articolare compiutamente la sua applicazione. Tale articolo recita infatti come segue: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Questa pari dignità sociale, quest’eguaglianza davanti alla legge, costituiscono oggi, forse ancora di più di venti o trenta anni fa, l’ostacolo principale ad una piena attuazione del dettato costituzionale; sia per quanto riguarda l’eguaglianza tra i sessi; sia per quanto concerne quella tra diverse etnie e diverse comunità religiose o culturali; sia per quanto concerne la realizzazione di quel principio di solidarietà distributiva che la Costituzione (sempre all’articolo 3, e più indirettamente al 4) s’impegna a promuovere.

Il rimprovero che viene più spesso rivolto alla classe politica da una vasta area della cittadinanza è in pratica quello di aver socializzato i diritti fra cittadini italiani e stranieri, senza aver fatto altrettanto con i doveri. Anche per questo, la progressiva intensificazione dell’immigrazione sembra aver accentuato le difficoltà di attuare in maniera soddisfacente l’articolo 3: i ceti meno abbienti, le classi sociali più povere, avvertono con qualche fondamento gli immigrati e gli stranieri come pericolosi concorrenti per il godimento di servizi elementari, come ad esempio quello che può consentire loro di usufruire di una casa. Non a caso, proprio dalle periferie si è di recente levata la resistenza maggiore all’attuazione del principio di eguaglianza dei diritti e dei doveri. Là dove, come è recentemente accaduto, delle famiglie Rom possono - in virtù di un maggior punteggio, a sua volta conseguente di un maggior numero di figli - passare avanti a famiglie di cittadini italiani nelle graduatorie per l’assegnazione di una casa, questo fenomeno può innescare una serie di reazioni intolleranti e violente che contrastano apertamente con quanto previsto dalla Costituzione e dalle leggi.

L’emergenza abitativa, e più in generale quella innescata dalle pari opportunità, almeno in alcuni ambiti, tra cittadini italiani e stranieri, europei ed extraeuropei, potrebbe di per sé essere affrontata e gestita in maniera più efficace, per esempio non attribuendo al numero dei figli un rilievo tanto consistente ai fini della determinazione del punteggio; oppure potrebbe essere affrontata, forse in maniera ancor più risolutiva, predisponendo o realizzando abitazioni sufficienti per tutti. In ogni caso, proprio dall’efficacia delle strategie che verranno adottate in merito a questa e ad altre emergenze sociali dipenderà in gran parte la capacità, per la Carta costituzionale, di essere avvertita ancora come un riferimento affidabile per garantire i diritti e i doveri di ogni membro della nostra comunità.

In coda alla mattinata, un gruppo di giornalisti in erba e redattori di Leviagravia, una neonata rivista culturale realizzata da alcuni studenti del Liceo scientifico Vallisneri (che sarà on line, pare, tra una quindicina di giorni), lo ha cercato per porgli qualche domanda supplementare, ma purtroppo lui era uscito quasi subito dopo aver risposto ai quesiti del pubblico. Forse, dopo aver rivisto il cinema dove si recava da ragazzo, quando era uno studente presso il Liceo classico Machiavelli (che allora aveva fama di essere, per severità o qualità, a seconda delle versioni, il primo o il secondo d’Italia) aveva anche voglia di passeggiare per le strade e le piazze della città dall’arborato cerchio, dove ha trascorso alcuni anni significativi della sua giovinezza.