La classe, l’eleganza e la bravura la si dovrebbe denotare anche dall’abbigliamento.

E per dimostrare quanto dubiti delle capacità del nuovo ministro per le Politiche Agricole del Governo Conte II, mi limiterò invece a ricordare Novella Parigini, un nome che forse oggi ai più giovani e agli incolti dice poco o nulla – problemi loro – ma che ha rappresentato un simbolo dell’arte pittorica di quella Roma perduta della “Dolce Vita”. La conobbi da ragazzino, molti anni fa, questa bella signora ormai âgée, che dipingeva gatti e volti di donne dagli occhi felini. La sua bellezza d’un tempo non era sminuita dalle fluenti tuniche di sapore mediorientale, dai caffettani bizantini, dall’abbigliamento eccentrico ma di buon gusto, perché il buon gusto allora c’era. Perché il “buon gusto” è dato dalla conoscenza dell’arte e del bello, talento che non dovrebbe mancare a un ministro della Repubblica italiana, dal momento che il nostro Paese è considerato la patria dell’abbigliamento di lusso e dell’alta moda.

Certo l’attitudine alla bellezza e al decoro non s’improvvisa, Novella Parigini era erede dell’aristocrazia senese, quindi educata sin dalla più tenera infanzia all’estetica e all’eleganza, e a lei infatti nel silenzio, Gabriele D’Annunzio, diede il nome che portava, dando a sua madre le istruzioni misteriose per l’attivazione di un talismano di cui le fece dono.  Dunque le “critiche” tanto vituperate rivolte al neoministro Teresa Bellanova, hanno ragion d’essere, perché mosse non da astio né acrimonia politica, ma dalla giusta considerazione che l’estetica sia più che importante, sia fondamentale, oggi ancor di più e non soltanto nelle istituzioni ma in un mondo cadente, dove l’eleganza e il buon gusto sono state sostituite dalle urla sguaiate della televisione o, peggio, lasciate alla volgarità de i miserabili affetti dalla sindrome acuta del “vorrei ma non posso”.

“Il segreto della vita sta nel non provare mai un’emozione che sia contraria all’eleganza” era uno degli innumerevoli, e maliziosamente veri, aforismi di Oscar Wilde che dovrebbe essere mandato a memoria da tutti quei parvenu, non soltanto della politica, ma soprattutto della cultura che contrabbandano conoscenze mai possedute, saperi mai raggiunti, millantando capacità che non potranno avere mai.

Dunque non si adonti per le critiche di Daniele Capezzone al suo vestiario, il ministro Bellanova, e non dimentichi che quando avrà lasciato il Parlamento di lei non resterà altra traccia se non queste, pertando dovrebbe essergli grata, mentre dell’arte fiabesca di Novella Parigini e delle sue tuniche fluttuanti in Piazza di Spagna, avrà memoria il mondo.