Il decimo lavoro per “The Zen Circus”

Diciotto anni fa gridavano al mondo il disagio del nostro Paese; adesso gli Zen Circus, nel decimo album intitolato Il fuoco in una stanza, pubblicato lo scorso marzo per Woodworm/La Tempesta Dischi, scendono nel particolare di quelle urla; il loro non è un gesto di maturità – perché non hanno mai avuto il bisogno di dimostrare di essere diventati “adulti” – ma un semplice e sottile cambio di rotta rispetto a La Terza Guerra Mondiale (2016); il dopoguerra, in pratica.

Nel nuovo album, la rock band pisana racconta storie intime, canta l’emotività di disagi quotidiani e di prese di coscienza, riflettendo su quel che rimane dei nostri scheletri. In ogni caso la tematica sociale è sempre al centro dell’attività musicale dei Zen Circus, che ci consegnano le chiavi d’ingresso per entrare nelle vite di una famiglia dei giorni nostri, la stessa che si specchia e che riflette, in tredici tracce, su ansie e giudizi bulimici.

Andrea Appino (voce, chitarra, armonica), Massimiliano “Ufo” Schiavelli (basso, cori), Karim Qqru (batteria, cori) e Francesco “Il Maestro” Pellegrini (chitarra, cori) hanno messo in risalto la centralità dell’individuo che vive delle sue maschere e del peso di angosce e tormenti; ogni stanza che abitiamo dunque ha in sé un fuoco, più o meno vivo, che tende a farci terra bruciata intorno o che deve essere spento attraverso l’accettazione della nostra esistenza. Nei roghi si possono pertanto intravedere i fantasmi e la cenere della sofferenza interiore dell’individuo moderno; così Appino canta: “Una stanza brucia già, urla quanto vuoi, ma nessuno, nessuno ti sentirà”. I Vecchi senza esperienza danno spazio ora ai protagonisti de Il mondo come lo vorrei.

Il rapporto tra genitori e figli viene delineato con semplicità, con la percezione giusta di generazioni differenti che cercano un dialogo, che a volte sembra non esserci; vengono immaginati ipotetici confronti tra i “grandi” e i “piccoli”, in un contesto in cui il silenzio crea una distanza comunicativa. Ci s’interroga sull’amore nei confronti di se stessi, verso un padre ed una madre. Le risposte sono in ognuno di loro, nelle storie cantate, in quella di Luca, di Anna, di Emily, che chiedono aiuto senza urlare o con la voce di chi sa di non poter essere compreso; sono gli stessi dunque che gridano in Sono umano. Se a volte c’è rassegnazione nella Stagione del dolore, dall’altra c’è la consapevolezza che ogni presa di posizione non viene considerata con il peso che dovrebbe avere. La direzione del progetto artistico si rinnova nei temi cantati e nel modo di raccontare di individui legati da Catene, che cercano di immaginare il loro universo ideale. Era il 2011 quando, nell’album Nati per subire, L’Amorale era un brano ed uno status di vita; oggi in Il Fuoco In Una Stanza si cerca la morale dei gesti quotidiani, con un atteggiamento meno arrabbiato, più malinconico, per dare un senso alle azioni di uno e di tanti. Il risultato del disco, più pop rispetto ai prodotti discografici precedenti, evidenzia una rabbia pacata rispetto ad Andate Tutti Affanculo, in cui si puntava prontamente il dito verso le ingiustizie nel nostro paese.

In ogni caso gli Zen Circus non hanno cambiato rotta in maniera radicale, anzi riescono a perseguire la strada del rock anni ’90 senza farsi contaminare dalle nuove ondate di musica indie, che si piegano sempre di più a synth, a suoni distorti ed elettronici. Appino continua ad essere un poeta contemporaneo, che scrive testi caratterizzati da un registro linguistico sincero, rude, sempre diretto, sia quando parla di conflitti sociali e politici, sia di quelli interiori. La band toscana, dopo le prime date tour iniziato il 13 aprile all’Estragon di Bologna, il 7 giugno tornano ad esibirsi live partendo da Cagliari, per poi calcare palchi in tutta Italia, fino al mese di agosto.

(*) Videoclip