12 giugno 2012CULTURA
Nole Djokovic ieri pomeriggio intorno alle 14 non aveva molta
voglia di fare le imitazioni dei propri colleghi come quelle che lo
hanno reso famigerato, messe sul suo canale YouTube da ormai sei
anni. La faccia, al contrario, era più quella da funerale. Sembrava
quasi una comparsa che interpretava il ruolo di un profugo serbo
della guerra nella ex Jugoslavia in un film con Angelina Jolie.
Quella stessa guerra dalle cui conseguenze fu salvato grazie
alle cure del nonno paterno che egli anni '90 lo mandò a
studiare e a diventare un tennista prima in Inghilterra e poi in
Italia. Il nonno dalla cui recente morte ancora non sembra essersi
ripreso. Tutto il contrario del suo amico-rivale Rafa Nadal, che
ieri alla stessa ora entrava nella leggenda e saliva al "settimo
cielo". Unico tennista al mondo ad avere superato il record ormai
trentennale di Bjorn Borg conquistando ben sette trofei del Roland
Garros negli ultimi otto anni. Borg si era fermato a sei.
Vederli insieme alla premiazione, Rafa e Nole, uno veramente
sorridente l'altro che si sforzava e basta, faceva pensare chissà
perché a quella vecchia battuta di uno dei più bei film, di Woody
Allen. Quella in cui, parafrasando un passo biblico, si
diceva: il lupo e l'agnello dormiranno vicini, ma l'agnello
quella notte non chiuderà occhio.
Ecco, difficilmente uno sconfitto e un vittorioso potevano avere
le facce più caratterizzate dall'evento. Diversa ad esempio era
stata sabato la premiazione in cui la spilungona Maria Sharapova e
la nostra connazionale Sara Errani si condividevano, entrambre
radiose, i simboli e i montepremi dell'immortale premio tennistico
dedicato a Roalnd Garros. Magari perchè la Errani di certo non si
illudeva di potere ripetere all'infinito il clichè di Davide contro
Golia. Potendo in fondo anche accontentarsi di una stagione
strepitosa in cui, oltre a vincere il doppio in coppia con la Vinci
nello stesso torneo parigino ed essere passata al numero uno nel
ranking mondiale delle doppiste e al dieci delle singolariste,
continuava ad inverare l'assunto secondo cui nel tennis in Italia
sono le donne quelle ad avere le palle. E tutto questo nell'anno
più bello di Andreas Seppi, ormai entro i primi 20 della classifica
Atp. Seppi, che dopo la bella prova e i quarti di finale al Foro
italico è giunto anche agli ottavi a Parigi, battendo Verdasco e
perdendo da Djokovic in cinque set durati quattro ore e venti
minuti, dopo essere stato in vantaggio per i primi due a zero.
La verità è che Djokovic quest'anno non è stato lo stesso del
2011, quando massacrò in ben sette finali su sette il rivale amico
Nadal, che cominciava a farsene un cruccio. Quest'anno, al
contrario, sui tre tornei su tre in terra in cui i due sono finiti
in finale ha sempre vinto Nadal, e non c'è quasi mai stata
storia.
Nole d'altronde disputava per la prima volta nella sua comunque
strepitosa carriera una finale al Roland Garros e poteva anche
recriminare contro il maltempo che costringendolo a ripetute
interruzioni, compresa l'ultima di domenica sera alle 20, ha
facilitato non poco il compito di un Nadal che ieri alle 13, alla
ripresa dei giochi, conduceva comunque due set a uno ( 6-4, 6-3,
2-6), e stava sotto due giochi a uno nel quarto. Alle 13, quando
Rafa e Nole si sono ritrovati sul Philippe Chatrier, è iniziata
un'altra partita. Djokovic partiva in vantaggio, 2-1 e servizio, ma
con tutti gli occhi puntati addosso, per capire se sarebbe riuscito
a impattare subito il match.
Il primo scambio lo manda fuori Nadal, poi è sequenza continua
di errori, pazzesco quello del serbo che regala subito una palla
break.
Da predatore consumato, lo spagnolo non ne aspettava una seconda
e cogliendo subito l'occasione d'oro. Bravo, ma soprattutto
fortunato, perché il nastro costringeva Novak a un recupero
approssimativo, che spalancava a Nadal il campo, il game, il set e,
in seguito, il match. A Nole non è stata neanche risparmiata dalla
sorte l'umiliazione di perdere il proprio ultimo turno di servizio,
sul sei a cinque per Nadal, in uno scorcio di set che vedeva
entrambi mantenere la propria battuta, con un orrendo doppio fallo.
Segno della tensione che era tutta su di lui, mentre l'altro non
faceva altro che attendere a fauci aperte che la preda serba
cadesse nella trappola del ragno spagnolo del top spin. Peraltro
domenica sera, nel terzo set vinto sei a due da Nole e nel
successivo portarsi del serbo sul due a zero e poi sul due a uno
nel quarto set, il danneggiato da pioggia, vento, umidità e tempo
instabile era stato invece proprio Nadal. Che a un certo punto ha
cominciato proprio a non vederla più la fortissima palla piatta
tirata in tutti gli angoli da Nole, che poteva approfittare del
fatto che l'acqua, nel campo e nell'atmosfera, gonfiava le palle da
tennis (e non solo quelle) e impediva alle micidiali rotazioni
dello spagnolo di avere l'effetto desiderato.
Avessero potuto continuare ieri sera a giocare, non fosse venuto
l'ennesimo rovescio d'acqua a convincere un arbitro un bel po'
inesperto a rimandare tutto all'indomani, quanto meno la partita
sarebbe arrivata al quinto. Perché Nole domenica sera verso le 18
era salito in cattedra e Nadal sembrava annaspare tra recuperi
disperati e palle che arrivavano troppo corte di là dalla rete,
esattamente come si era visto, per ben sette volte su sette, nelle
finali degli slam e dei tornei di tutto il 2011.
Non è andata così, e quest'anno probabilmente Nadal sarà in
grado di prendersi la rivincita anche Wimbledon e negli
Australian e Us open con Djokovic. Certo non ci scommetteremmo la
testa e neanche lo stipendio, ma i classici 100 euro on-line,
quelli sicuramente sì. Quando un giocatore come Nadal entra, come è
accaduto ieri, nella leggenda non si abitua tanto presto a
lasciarla e a accontentarsi di un ruolo di comprimario. Nole poi dà
tanto l'idea di avere ballato per una sola stagione, chissà, magari
grazie anche ai benefici della famosa camera iperbarica in cui si
rilassava tra un allenamento e l'altro.