06 Febbraio 2010 - Esteri
Iran più isolato sanzioni più vicine

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe presto dover discutere dell’Iran se da Teheran non arrivassero segnali “concreti e costruttivi” di collaborazione sul dossier nucleare. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov che ieri a Monaco, a margine della Conferenza sulla sicurezza, ha incontrato il collega iraniano Manoucher Mottaki. In una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle - nella quale ha fatto capire che Mosca sarebbe disponibile ad un inasprimento delle sanzioni contro Teheran - Lavrov ha spiegato che con Mottaki “farà passare il messaggio che l’Iran deve garantire con delle azioni concrete che il suo programma nucleare ha scopi pacifici”. Lavrov, in particolare, non può essere considerato un “falco” nel suo approccio alla questione iraniana. Anzi, la Russia (assieme alla Cina), proprio in quanto fornitrice di supporto tecnico all’Iran per il suo programma atomico, ha sempre fornito copertura diplomatica a Teheran. In sede Onu è sempre stata l’azione di Mosca e Pechino a fermare progetti di risoluzioni tese a inasprire le sanzioni. Se ora anche il titolare della politica estera del Cremlino parla in questi termini, non escludendo di votare per provvedimenti punitivi, vuol dire che il regime iraniano, con le sue minacce, sta passando un limite invalicabile. Messo con le spalle al muro, Ahmadinejad ha ripreso in considerazione, questa settimana, di accettare la proposta dell’Aiea: far arricchire l’uranio all’estero, così da fugare dubbi sul suo uso militare (leggasi: per costruire testate nucleari). Il dubbio non verrebbe comunque fugato, anche in caso di accettazione del compromesso Aiea. Per lo meno, però, si tratterebbe di un primo gesto di buona volontà. Non spontaneo, ma indotto dalla pressione internazionale. L’atteggiamento di fermezza mostrato dal presidente del Consiglio italiano, nel corso della sua visita in Israele, non è infatti un gesto isolato. Mentre Berlusconi rilasciava le sue dichiarazioni a favore di sanzioni contro l’Iran, anche il premier britannico Gordon Brown chiedeva misure punitive: “Mi dispiace di essere arrivato sino a questo punto” - aveva detto il primo ministro da Londra - “ma penso che sia essenziale, per la comunità internazionale, mostrare quale sia la sua forza procedendo con l’applicazione delle sanzioni”. Sempre negli stessi giorni, il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, affermava: “I leader iraniani stanno gettando i semi della loro distruzione”. E le imprese tedesche, lentamente, ma in modo risoluto, si stanno ritirando dall’Iran. Negli ultimi 3 anni, le esportazioni della Germania all’Iran sono diminuite di un decimo, le garanzie sui crediti per l’Iran, dal 2007 al 2008, si sono ridotte da 503 a 133 milioni di euro. Ai Paesi europei, insomma, imporre le sanzioni a Teheran costerà sempre meno.

 

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