In Italia c’è un sindacato per ogni singola categoria professionale. C’è un sindacato per gli attori e uno per i giornalisti, uno per i metalmeccanici e uno per gli imprenditori agricoli, uno per le banche e un altro per le banche cooperative. Ma mancava del tutto un’organizzazione che difendesse i diritti della più vasta e trasversale categoria di cittadini italiani (che, forse, proprio in forza della sua vastità e generalità, non ha una sua “coscienza” collettiva): i contribuenti. La Confcontribuenti è nata per colmare questo vuoto, sabato scorso (6 marzo), a Roma, con una conferenza tenuta nella sede de L’Opinione, presentata da una pattuglia di liberali e libertari quali il giornalista Oscar Giannino, il direttore esecutivo dell’Istituto Bruno Leoni Alberto Mingardi, l’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato. Protagonista, quest’ultimo della più semplice quanto eclatante battaglia contro il fisco: paga lo stipendio lordo in busta paga, perché non vuole lavorare (gratis) come esattore delle imposte per conto dello Stato. La prima mossa di Confcontribuenti è un contratto, o “pledge”, o patto che dir si voglia, firmato da candidati alle elezioni. Chi firma si impegna, una volta eletto, a non votare per l’aumento delle tasse. Abbiamo parlato dell’iniziativa con il fondatore di Confcontribuenti, Gionata Pacor.
Gionata Pacor, quali politici hanno risposto all’appello?
Per primi i Radicali, perché sono stati gli unici che hanno compilato le liste come si deve. Sono gli unici che hanno fatto i moduli con i nomi dei candidati già scritti un mese prima. Mentre negli altri partiti, i candidati sono rimasti nell’ombra perché, se si espongono su un tema così delicato, rischiano di essere esclusi. Non appena è stata confermata la sua candidatura, abbiamo avuto il sì di Marco Taradash. E con nostra grande sorpresa ha aderito anche la candidata del PdL alla presidenza della regione Umbria, Fiammetta Modena. Annalisa Chirico e Valeria Manieri, Radicali, erano presenti in prima persona alla presentazione della Confcontribuenti a L’Opinione. C’era Salvatore Antonaci, per la lista Bonino/Pannella della Puglia. E Andrea Bernaudo, della Lista Polverini. Le adesioni a questo “pledge” sono molto trasversali: della Lega, del PdL, anche dell’UdC (dal Piemonte).
Nei prossimi tre anni non ci saranno elezioni importanti, salvo qualche comune (fra cui Milano). Oltre ai pledge con i candidati, quali saranno le prossime mosse di Confcontribuenti?
Stiamo preparando diverse battaglie su singole tematiche. Quando ci sono spese inutili e sprechi, si fa attività di denuncia. Anche per cose apparentemente piccole, rispetto al giro di 800 miliardi di euro che passa per le mani dello Stato. Faremo battaglie per l’abolizione di tasse locali: possiamo chiedere l’abolizione delle strisce blu (parcheggio a pagamento), o della tassa sull’ombra (sui tendaggi davanti ai locali pubblici). Infine proporremo l’abolizione delle grandi tasse, a livello nazionale: il canone Rai, le accise sulla benzina (c’è ancora l’accisa per la ricostruzione del Belice), il bollo auto. La miglior tassazione possibile è l’aliquota unica, o flat tax: un’unica imposta per tutti i livelli di reddito.
Con che strumenti intendete ottenere queste riforme? I sindacati dei lavoratori hanno sempre usato l’arma dello sciopero. Ma un sindacato di contribuenti?
Non possiamo organizzare uno sciopero fiscale: è reato. Non possiamo nemmeno fare referendum: non sono ammessi in materia fiscale. Il rischio è quello di rimanere un sindacato che vuol graffiare pur non avendo unghie. L’unico mezzo che ci resta è l’informazione. E rovinare un po’ l’immagine di chi si rifiuta di abbassare le tasse e ridurre gli sprechi, anche se rischieremo di farci molti nemici. L’informazione serve, ha un seguito. La Casta è diventato un bestseller, per esempio. Su questo tema ci sono sempre forti emozioni. Dobbiamo fare opinione prima di fare pressione sulla classe politica. C’è poi una vasta gamma di azioni di protesta civili possibili, come pagare 108 euro invece che di 109 di canone: è una battaglia non lesiva, ma simbolica.
E c’è poi la battaglia di Giorgio Fidenato…
Sì, noi cercheremo di essere presenti nelle tappe principali del suo processo, diffonderemo sue notizie quanto più possibile. Fidenato, dando lo stipendio lordo in busta paga ai suoi dipendenti, vuol far capire all’opinione pubblica che gli imprenditori italiani sono costretti a lavorare come esattori per lo Stato. Assieme al Movimento Libertario (di cui Fidenato fa parte) e con Libertiamo (il Think Tank di Benedetto Della Vedova, Piercamillo Falasca e Carmelo Palma) presenteremo anche una proposta di legge per la busta paga trasparente.

VIDEO GAZEBO
Continua l'iniziativa de L'Opinione con il videogazebo in via del Corso, 117 dove tutti coloro che vorranno esprimere la proria opinione potranno farlo.







