A volere essere un po’ sarcastici, ci si potrebbe chiedere se vale la pena di farsi parlare dietro come protagonisti della distruzione del diritto in Italia per via delle presunte leggi ad personam per poi conseguire i risultati pratici ottenuti anche ieri dal Cav nell’udienza civile che lo vede come convenuto a Milano nella causa a lui intentata dal gruppo “L’Espresso” per quelle parole che pronunziò quando invitò gli inserzionisti a fare meno pubblicità sui quotidiani e settimanali del gruppo in questione. Infatti il Tribunale di Milano non ha accolto la questione di immunità parlamentare, sollevata da Silvio Berlusconi e ha inviato gli atti alla Camera per chiedere di poter proseguire nel merito della causa civile avviata dal Gruppo L’Espresso nei confronti del premier per le parole da lui pronunciate otto mesi fa, al convegno dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure. Riguardo invece al secondo casus belli, cioè il ddl presentato da Giuseppe Valentino al Senato per regolare le deposizioni dei pentiti nella valutazione dei giudici, ieri Cicchitto ha detto che “l’ennesima demonizzazione in atto, quella contro il senatore Valentino, va del tutto respinta”. Aggiungendo che “il senatore Valentino ha avuto il torto di aver posto il problema che le deposizioni dei pentiti devono essere sottoposte a puntuali e convincenti riscontri. Su tutto ciò non c’è un tentativo di aiutare la mafia, ma, casomai, quello di evitare errori giudiziari”. “Gli esempi passati – ricorda Cicchitto - sono molto numerosi dal caso Tortora al caso Borsellino, dove sia nel passato che attualmente tutto c’è tranne che un uso corretto dei pentiti e cosiddetti pentiti.” “Probabilmente, però – ha concluso Cicchitto - è anche necessario riprendere la proposta di una commissione di inchiesta su come nel corso degli anni sono stati gestiti i pentiti che offrono possibilità assai contrastanti, o di una utilizzazione per infliggere colpi alla mafia o di un uso per colpire nemici politici”. Cose più che ragionevoli tutto sommato, ma che gli sono valse lo stesso il biasimo deprecatorio da parte di Laura Garavini, capogruppo del Partito Democratico dentro la Commissione Antimafia. “La dichiarazione di oggi del presidente Cicchitto a difesa del testo Valentino – ha sentenziato la deputata eletta nella circoscrizione estera - è la conferma che non si tratta solo della proposta di un singolo. E non è la prima volta che le ’iniziative personali’ dei deputati del Pdl sono solo l’anticipazione della linea della maggioranza. E’ successo con lo scudo fiscale, con il blocca processi, con i condoni e via dicendo”. Attenti quindi, che lei veglia. Anzi, vigila.

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