11 Marzo 2010 - Interni
ELEZIONI
La sinistra tra viola e azzurro

I dirigenti del Pdl saranno stati pure dei pasticcioni all’atto della presentazione delle liste e nel momento della preparazione del decreto legge interpretativo. Ma quelli dei partiti avversari si sono rivelati molto più pasticcioni ed incapaci nella fase successiva delle polemiche. Questa non è una valutazione di parte. Ma un dato di fatto. Confermato da alcuni fattori precisi. Il primo è la conclusione pratica della faccenda. Che succederà se le elezioni regionali si terranno senza la presenza della lista del Pdl nel Lazio? La risposta è semplice. Se a dispetto dell’azzoppamento del proprio schieramento Renato Polverini riuscirà a battere comunque la candidata della sinistra Emma Bonino, il centro destra conquisterà la regione lasciata in mezzo ai guai da Piero Marrazzo. E la sua vittoria, a cui non seguirà alcuno strascico giudiziario, avrà un valore infinitamente superiore a quello che avrebbe potuto avere senza azzoppamenti di sorta. Se, al contrario, a spuntarla sarà Emma Bonino, la coda giudiziaria sarà inevitabile e sicuramente velenosa. Perchè i ricorsi del centro destra punteranno a chiedere l’annullamento del voto ed il ritorno alle urne. E, come ammettono anche gli esponenti più raziocinanti della sinistra, avrebbero ottime possibilità di successo. Il primo fattore, quindi, indica che se la sinistra avesse concordato con la maggioranza una soluzione politica capace di impedire l’assenza della lista del partito di maggioranza relativa alla competizione elettorale, adesso non si troverebbe con il rischio di perdere le elezioni anche in caso di vittoria. E non basta. Perché la gestione pasticciata da parte dei dirigenti del Pd della vicenda ha ottenuto anche un altro effetto ancora più grave e pericoloso. Pierluigi Bersani ha subito passivamente l’attacco dell’Italia dei Valori a Giorgio Napolitano ed è stato costretto a fare proprio l’appello di Antonio Di Pietro alla piazza. L’evidente subalternità della sinistra al movimento giustizialista ha avuto come effetto che la piazza non sarà né rossa, né rosa. Sarà solo ed esclusivamente viola. A conferma della conquista dell’egemonia della sinistra da parte dei dipietristi.

A questa piazza viola si contrapporrà la piazza azzurra. Chi pensava che Silvio Berlusconi si sarebbe trincerato dietro i ricorsi degli avvocati alle sentenze del Tar e degli altri magistrati, sbagliava di grosso. Il Cavaliere, che rimane la più incredibile macchina da guerra elettorale mai apparsa nel paese dal secondo dopoguerra ad oggi, ha colto al volo l’occasione offertagli dalla mobilitazione di piazza giustizialista. Ha capito che era il momento di chiudere le pandette e sfoderare la spada della battaglia elettorale. Ed ha scelto di contrapporre alla piazza viola quella azzurra politicizzando al massimo la partita delle regionali. Può essere che che la mossa di Berlusconi risulti tardiva. Può, più facilmente, capitare che il Cavaliere riesca a risvegliare gli entusiasmi sopiti del proprio elettorato ed a trascinare al voto anche i più delusi. Può essere tutto ed il contrario di tutto. L’unico dato certo è, però, che dalla vicenda il Partito Democratico esce totalmente schiacciato tra il viola e l’azzurro, tra l’Italia dei Valori e Berlusconi. E si ritrova, prima ancora del risultato elettorale, con una sconfitta politica estremamente pesante. Aggravata dal fatto che cercare di recuperare un minimo di autonomia dopo essersi schiacciato supinamente sugli estremisti giustizialisti avrà bisogno di tanto tempo e di un gruppo dirigente completamente diverso da quelli che hanno fallito nel corso degli ultimi anni. Per chi non se ne fosse ancora accorto, infatti, l’ultimo dato negativo per la sinistra è rappresentato proprio dalla autoliquidazione del binomio Bersani-D’Alema. Che avrebbero dovuto cancellare il ricordo di Walter Veltroni ed invece stanno facendo di tutto per fare di peggio!

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