Le escort parlano il minimo indispensabile, si fingono disinteressate a ciò che le circonda e, già qualche ora dopo, non ricordano più nulla dei loro clienti. Invece la D’Addario parla, ed anche tanto. E’ interessata ad ogni minimo particolare delle persone che incontra e, soprattutto, registra ogni parola. Quindi, che la finisca di ripetere tra televisioni e giornali d’essere “una semplice escort”. L’ha ripetuto talmente tante volte, insistendo, che risulta davvero difficile non credere che si tratti della copertura ad una ben più lucrosa attività di spionaggio, forse industriale. Attività forse intrapresa dopo un fortuito incontro con un distinto signore inglese. Una storia di qualche annetto fa. Si mormora villeggiasse in amena località tropicale, quando il gentiluomo britannico, colpito dalla sua immagine, le consigliava di farsi appallare Lady Brummell (ovviamente Patrizia Brummell). Come il primo dandy (George Bryan Brummell) che sognava d’entrare nelle grazie di re Giorgio IV. Come George anche Patrizia era solita entrare nelle grazie dei potenti industriali pugliesi prima di tentare l’arrembaggio a palazzo Grazioli (magione romana del premier Silvio Berlusconi). Particolare non secondario è che in Puglia (come in Veneto, Lombardia ed Emilia) i gruppi industriali si spiano vicendevolmente: corre voce che certi segreti vengano compravenduti da abili amanti. Patrizia D’Addario s’è volutamente proposta nel bel mondo internazionale per oltre un decennio con il cognome Brummell. Chi fosse il gentiluomo britannico conosciuto anni addietro, soprattutto quali fossero i motivi delle sue visite in Italia, sarà oltremodo difficile stabilirlo. E’ certo che Patrizia D’Addario sia stata messa in contatto con “The Sunday Times” e “The Economist” da un suo amico inglese. L’uomo (forse in odore di MI6, servizi segreti britannici) pare abbia garantito alla sedicente escort un contratto di collaborazione giornalistica.
Non a caso i due magazine britannici hanno passato per primi la notizia degli incontri tra la D’Addario e Berlusconi, ed in forza delle registrazioni che la Brummell aveva personalmente effettuato a palazzo Grazioli e nei suoi vari incontri con esponenti del centro-destra italiano. Alla luce di queste notizie e delle altre apparse su Panorama, Giornale e Libero, è davvero difficile considerare questa donna una escort. A non pensar male, è più facile credere che la sua fosse una semplice collaborazione con gruppi editoriali inglesi. Resta un alone di mistero sull’uomo (certamente uno 007) che le ha spalancato le porte dell’editoria britannica. Non è certo un caso che certe vicende abbiano raccolto l’interesse della stampa d’oltre Manica all’indomani degli accordi energetici siglati tra Berlusconi e Vladimir Putin: accordi che hanno letteralmente scatenato le ire delle lobby petrolifere britanniche, note sovvenzionatrici dei giornali scandalistici inglesi. Forse sarà che oggi in Italia il mestiere di giornalista è andato davvero a puttane, così la D’Addario ha preferito qualificarsi come una qualsiasi escort. Meglio escort che collaboratrice d’un giornale? Certo che in questi giorni la stampa italiana s’è davvero sbizzarrita, affermando che la D’Addario si ritroverebbe (a seguito di questa vicenda) un milione e mezzo di euro sul proprio conto corrente. Gli addetti ai lavori tendono a ridimensionare la somma. Ci sarebbe una pista che avvalorerebbe un bonifico, per non chiare collaborazioni giornalistiche con casa editrice inglese, per non più di 500 mila euro. Suvvia, se queste dovessero essere le somme corrisposte, considerando il profilo proletario degli attuali compensi di categoria, è facile credere che la D’Addario si sia posta un problema di coscienza. Del tipo “questi giornalisti sono davvero dei morti di fame, 500 mila euro non li vedono tutti insieme nemmeno in 10 vite, meglio dire che si tratta di marchette”. Certo una escort insospettisce molto meno d’una smaliziata bella ragazza, pronta a registrare ogni indiscrezione della gente importante, da piccanti avance ad affari per milioni di euro. E poi la firma che appare a più riperse sul Times di “John Follain in Bari” potrebbe celare l’ennesimo pseudonimo della Brummell? In questo gran casotto (pardon intrigo) è lecito credere che il Pd pugliese si sia messo a rimorchio della perfida Albione. Anche Margaretha Geertruida Zelle (al secolo Mata Hari), alla vigilia della Grande Guerra si spacciava nella Turchia ottomana per ballerina di danza del ventre, in realtà era un agente segreto olandese.

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