Le Prefetture hanno paura dei tifosi in trasferta

martedì 15 settembre 2026


C’era una volta la trasferta. Dall’inizio della stagione, cominciata con i turni preliminari di Coppa Italia, sono già 40 le partite vietate ai tifosi ospiti tra Serie A, Serie B e Serie C. Visto che siamo solo a metà settembre, il numero di casi è vertiginosamente alto. Il divieto preventivo di trasferta sta diventando sempre più popolare in Italia. Sono già un paio d’anni che le Prefetture adottano questo modus operandi, ma gli scontri tra ultras della passata stagione – sull’Autostrada del sole, prima tra tifosi di Roma e Fiorentina, poi tra quelli di Lazio e Napoli – hanno fornito ai prefetti la scusa per inquadrare il fenomeno del tifo come problematico in generale.

Il Viminale sta portando avanti campagne di sensibilizzazione con Figc e leghe, mentre vieta la trasferta ai tifosi residenti nella provincia o comune della squadra ospite. Perciò i napoletani non sono potuti andare a San Siro, i tifosi viola che vivono a Firenze hanno visto da casa il debutto con la Roma, così come i genoani hanno rinunciato alla sfida con la Lazio, i romanisti alla trasferta di Lecce, i doriani al match col Palermo e i supporter del Cerignola al derby col Foggia. I romanisti, una delle tifoserie che viaggia di più nel massimo campionato italiano, hanno dovuto rinunciare anche alla gara di ieri contro il Torino. Per la precisione, i romanisti residenti a Roma. I cittadini di Aprilia (a 40 chilometri dalla Capitale), ad esempio, hanno potuto acquistare tranquillamente i biglietti per Torino. È una discriminazione nella discriminazione: come dire che i tifosi della Juventus stanno solo a Torino e quelli di Inter e Milan si esauriscono entro i confini di Milano.

Legge alla mano, inoltre, non si può vietare uno spostamento individuale. Ed ecco la provocazione dei sostenitori della Lazio, che preventivando la possibilità di non potersi recare a Bologna alla prima di campionato stavano organizzando un passaparola via social per “un tour culturale alla scoperta delle chiese della città”. L’esempio dei laziali è emblematico: cosa accadrà quando la tifoseria biancoceleste – che sta legittimamente boicottando le partite casalinghe allo Stadio Olimpico – non potrà sostenere la Lazio in trasferta?

Per evitare di dover gestire eventuali disordini, per evitare di dover mobilitare uomini e mezzi, le prefetture stanno tentando di eliminare il problema alla radice. In trasferta non ci vanno solo tifosi “problematici”, ma anche famiglie, coppie, ragazzi e lavoratori che fanno conti e sacrifici per poter seguire e sostenere la loro squadra del cuore. Uomini e donne onesti che magari, per risparmiare, hanno già acquistato biglietti del treno e prenotato stanze di albergo, a cui viene vietata la trasferta per una “lotteria” della residenza.


di Edoardo Falzon