martedì 21 luglio 2026
Kevin Keegan, Mighty Mouse per i tifosi, è venuto a mancare ieri, dopo una lunga malattia, all’età di 75 anni. Una leggenda del calcio europeo, Keegan ha costruito gran parte della sua fama a Liverpool, per poi passare all’Amburgo – con il quale ha vinto ben due volte il Pallone d’oro, nel 1978 e nel 1979, unico calciatore inglese ad aver vinto il premio due volte – e poi tornare in patria tra le fila del Southampton e infine del Newcastle, club nel quale si è ritirato dal calcio giocato. Poi, da allenatore, ha portato i magpie in massima serie e poi cima alla classifica di Premier League; ha portato a Newcastle Alan Shearer, con i “soldi dei vostri biglietti, delle maglie vendute, del black and white magazine, reinvestiti”, ha detto in quel lontano 1996 in conferenza stampa. Keegan è stato il primo anello di congiunzione tra l’eroismo, distante, dei calciatori e la gente comune, gli appassionati di calcio che tra infiniti sacrifici si ritrovano ogni domenica – a “casa” o in giro per il Paese – a supportare la propria squadra del cuore. Figlio di un minatore, volto della working class inglese – con il suo iconico mullet – dopo il Newcastle è stato portato dalla vita ad allenare con successo il Fulham – anche qui una promozione in massima serie e una qualificazione per la coppa Uefa – e con meno successo la Nazionale inglese e infine il Manchester City. Alla guida dei citizen ha dato spettacolo in una battaglia per il titolo d’Inghilterra con Sir Alex Ferguson. Un ritorno romantico, ma dimenticabile, sulla panchina del Newcastle ha messo la parola fine sulla carriera da allenatore di Kevin.
Anche se la carriera sportiva di Keegan non è finita “col botto”, le sue gesta verranno ricordate per sempre. Soprannominato Mighty Mouse per la sua statura modesta, Keegan era una seconda punta agile, per certi versi modernissima, capace di concludere a rete in tutti i modi. Era quasi impossibile trovare un punto debole nell’identikit del calciatore: veloce, esplosivo, tecnico, abile nei colpi di testa e nel tiro da fuori, Kevin Keegan ha messo a segno 274 reti in 804 partite complessive. In quegli anni non si facevano tutti i gol che si fanno adesso; il pallone, se pioveva, diventava un macigno e i campi erano spesso in pessime condizioni. Ciononostante Keegan a Liverpool ha segnato 22 gol nel 1972-1973, 19 nella stagione successiva e 20 nella stagione 1976-1977. Ad Amburgo ha dato spettacolo finendo sempre le annate in doppia cifra – tant’è che ha catturato l’attenzione di un certo Yōichi Takahashi, che ha inserito l’Amburgo di Keegan tra gli avversari di Holly e Benji – e a Southampton ha concluso la stagione 1981-1982 da capocannoniere della Premier League a 26 reti. Con i Tre leoni ha messo a segno 21 gol in 63 partite, 31 delle quali giocate con la fascia da capitano sul braccio.
Fuori dal campo, Kevin Keegan è diventato in pochissimo tempo il beniamino dei tifosi. È stato uno dei primi trend setter, un calciatore “icona pop” prima dei vari Ronaldo, Kevin Beckham e Ronaldinho. A cavallo degli anni Settanta e Ottanta il mullet di Keegan era il taglio del momento, e la sua canzone Head over Heels in Love (1979) – scritta dal calciatore insieme a Chris Norman – ha raggiunto la top 50 della classifica inglese (in Germania si è piazzata in top 10). Keegan è stato il volto di innumerevoli pubblicità, dando il via a un fenomeno ormai affermato, quello del calciatore-superstar. In quegli anni il calcio inglese, in Italia, arrivava in modica quantità, e del talento di Keegan vengono conservati ricordi lucenti, seppur rari. Come la Coppa dei campioni vinta con il Liverpool nel 1977, contro il Borussia Monchengladbach, allo stadio Olimpico di Roma.
di Edoardo Falzon